Pensioni / Ape sociale e lavoratori precoci: respinte oltre due domande su tre

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Nei giorni scorsi l’Inca Cgil aveva lanciato l’allarme sulla probabilità che molte richieste di certificazione del diritto di accesso all’Ape sociale e alla pensione anticipata per i lavoratori precoci sarebbero state respinte dall’Inps. Oggi l’istituto di previdenza ha comunicato i dati ufficiali: respinte il 64,89% delle richieste di Ape sociale; il 70,13% per i precoci.

Nel dettaglio, per l’Ape sociale sono arrivate 39.721 domande, di cui ne sono state accolte 13.601, 25.895 sono state respinte, 425 risultano ancora in istruttoria. Per i lavoratori precoci, le domande sono state 26.251, 7.356 quelle accolte, 18.411 quelle respinte, 484 ancora in istruttoria. Le informazioni sono state fornite dal direttore generale dell’Inps, Gabriella Di Michele in occasione di un’audizione alla commissione Lavoro della Camera.

L’istituto di previdenza ha completato il monitoraggio delle domande entro il 15 ottobre, come previsto dalla normativa ed entro questa data ha comunicato agli interessati l’eventuale certificazione del diritto all’anticipo previdenziale. Tuttavia, come emerso nei giorni scorsi, in questa prima fase sono stati adottati dei criteri particolarmente severi di valutazione dei requisiti richiesti ai potenziali pensionati e questo ha determinato l’elevata percentuale di domande respinte.

Per rimediare, come già comunicato dall’Inps, il ministero del Lavoro ha fornito nuovi indirizzi interpretativi in merito alle istruttorie inerenti l’accesso ai benefici da parte dei richiedenti che si trovano in stato di disoccupazione a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione, e da parte dei lavoratori dipendenti addetti ai lavori particolarmente difficoltosi e rischiosi.
Con la stessa nota, il Ministero, con riferimento ai lavoratori dipendenti che svolgono attività lavorative per le quali è richiesto un impegno tale da rendere particolarmente difficoltoso e rischioso il loro svolgimento, ha espresso l’intendimento di un adeguamento del protocollo tra Inail e Inps, individuato come strumento di armonizzazione dei dati informativi di tutte le pubbliche amministrazioni interessate.

Matteo Prioschi, Il Sole 24 Ore

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