Legge elettorale, brivido finale. Oggi terza fiducia, ieri i primi due sì

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Al via alla Camera le dichiarazioni di voto sulla terza fiducia posta dal governo sulla legge elettorale (ieri il sì alle prime due fiducie), in particolare sull’articolo 3. Alle 11 l’inizio della chiama dei deputati. Nel pomeriggio l’esame dei restanti articoli 4 e 5 del provvedimento, quindi la discussione degli ordini del giorno, poi il voto finale a scrutinio segreto, sul quale pesa l’incognita franchi tiratori.
In Aula ieri si è verificato quello che i gruppi avevano annunciato: le due fiducie sono passate con i voti di Pd, Ap, Civici, Minoranze linguistiche, mentre FI e Lega sono usciti dall’Aula per marcare il loro accordo sulla legge. il «no» è giunto da M5s, Mdp e Fdi. Alla fine nella prima fiducia si sono registrati 307 sì, 90 no e 9 astenuti, mentre nella seconda ci sono stati 308 sì, 81 no e 8 astenuti. Le astensioni sono arrivate da quanti nella maggioranza hanno definito «inopportuna» la fiducia, come alcuni deputati di Des-Cd o, nel Pd, Gianni Cuperlo. Dissenso anche da Rosi Bindi, che ha votato la fiducia, ma dirà «no» alla legge nel voto finale.
Sul voto finale si concentra il lavoro diplomatico per evitare che i malpancisti sia dentro il Pd sia dentro Fi si sommino nel voto segreto. «Difficile che con un colpo solo si riesca ad affossare la legge», prevedono anche dall’opposizione. Poi l’idea sarebbe di portare la legge in Aula al Senato prima dell’approdo in aula, verso il 25, della legge di bilancio. E di blindarla con la fiducia. «Non è vero che al Senato non ci possono essere voti segreti, basti pensare a emendamenti sulle minoranza linguistiche», spiegano fonti di maggioranza.
A Palazzo Madama, si ragiona, la fiducia passerebbe con il non voto di Forza Italia per bilanciare il voto contrario di Mdp. A quel punto si alzerà di fatto il sipario sulla campagna elettorale. E le piazze di oggi per Renzi sono solo l’anticipo della battaglia contro il Pd che si consumerà nei prossimi mesi. L’ex premier ha già scelto le parole d’ordine: il Pd, che sarà «un rassemblement di forze» proprio grazie al Rosatellum, è «l’unica sinistra» e chi, dice colpendo gli ex dem, «continua a sparare contro il Pd indebolisce l’argine ai populismi, a M5S e Berlusconi-Salvini». Parole che non seguono il percorso di quelle di apertura usate nell’ultima direzione Dem verso Mdp e che chiamano al voto utile.

Il Messaggero.it

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