Stangata Ue su Amazon: “Restituisca 250 milioni al Lussemburgo”

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La Commissione Ue: «Tre quarti dei suoi profitti non sono stati tassati»

Dopo Apple, ora Amazon. E sempre per le agevolazioni fiscali. La Commissione europea dichiara guerra ai giganti del web, con due decisioni diverse ma analoghe che inevitabilmente portano l’esecutivo comunitario allo scontro con gli Stati membri.
L’Irlanda viene deferita alla Corte di giustizia europea per non aver recuperato neppure un euro dei 13 miliardi di mancati versamenti fiscali contestati dall’Ue, mentre il Lussemburgo rischia ora lo stesso destino, visto che l’Antitrust comunitario giudica «illegali» gli aiuti garantiti ad Amazon in un periodo in cui a capo del governo c’era Jean-Claude Juncker, ora alla guida della Commissione.

Si apre il capitolo Amazon
Il governo lussemburghese ha accordato regimi fiscali agevolati ad Amazon. Il commissario europeo per la Concorrenza ha voluto vederci chiaro, ed è giunto alla conclusione che quei regimi «sono contrari alle regole comunitarie sugli aiuti di Stati». Vuol dire che il Granducato deve recuperare 250 milioni di euro di tasse non versate dal colosso americano «più interessi», sottolinea Vestager, senza specificarne però l’ammontare.
L’accordo fiscale contestato ha permesso ad Amazon di trasferire la maggior parte dei suoi utili da una società del gruppo Amazon che è soggetta a tassazione in Lussemburgo (Amazon EU) a un’altra società che non lo è (Amazon Europe Holding Technologies). Un’operazione che ha ridotto in maniera significativa gli utili imponibili di Amazon EU. Cosa è successo in Lussemburgo lo sintetizza in conferenza stampa lo stesso commissario. «Quasi tre quarti degli utili della società non sono stati tassati». In altre parole vuol dire che «è stato concesso ad Amazon di pagare quattro volte meno imposte rispetto ad altre imprese locali soggette alle stesse regole».

La Commissione Juncker boccia il sistema Juncker
La decisione annunciata produce effetti politici non indifferenti. Si contesta a Bruxelles un accordo fiscale «emanato dal Lussemburgo nel 2003 e rinnovato nel 2011», si precisa nelle motivazioni addotte. Dunque vuol dire che si bocciano decisioni prese da Jean-Claude Juncker, al capo del governo lussemburghese ininterrottamente dal 20 gennaio 1995 al 4 dicembre 2013. La Commissione europea, oggi guidata proprio da Juncker, dunque boccia il sistema creato per Amazon dal suo presidente.

Amazon: «Nessun trattamento di favore»
Amazon si difende, e in un nota diffusa subito dopo l’annuncio di Vestager respinge al mittente le accuse. «Crediamo che Amazon non abbia ricevuto alcun trattamento speciale dal Lussemburgo e che abbiamo pagato nel pieno rispetto delle regole lussemburghesi e internazionali». L’azienda non esclude «opzioni legali, incluso l’appello». Ma la stessa azienda usa anche altri elementi nel confronto con l’Ue, ricordando che in tutta Europa ci sono 50mila posti di lavoro grazie ad Amazon. Chi vuole intendere intenda.

L’Ue porta l’Irlanda e Apple in tribunale
Se il dossier Amazon si apre, quello di Apple si porta avanti. Il collegio dei commissari ha deferito alla Corte di giustizia europea l’Irlanda per non aver riscosso le tasse non versate dalla compagnia americana. Il 30 agosto 2016 Vestager aveva dichiarato illegale il regime di aiuti fiscali concessi ad Apple, chiedendo il recupero di 13 miliardi di euro. Un’operazione che avrebbe dovuto condurre l’esecutivo di Dublino, ma il recupero «non è avvenuto neppure parzialmente», denuncia Vestager. La cosa non sorprende: fin dall’inizio l’Irlanda si era schierata con Apple contro la decisione di Bruxelles.

Lussemburgo e Irlanda contro l’Ue
La Commissione europea dichiara guerra ai giganti del web, dunque, ma scatena le reazioni degli Stati membri. «La decisione della Commissione si riferisce ad un periodo rispetto al quale, nel corso del tempo, sia il sistema giuridico nazionale sia il sistema giuridico internazionale si sono evoluti in modo sostanziale», la replica del ministero delle Finanze di Lussemburgo. L’Ue, secondo il Granducato, si esprime dunque su un contesto vecchio e superato. Non solo. Per il ministero delle Finanze «Amazon è stata tassata secondo le regole fiscale applicabili in quel momento, e quindi il Lussemburgo considera che non siano stati garanti aiuti di stato incompatibili» secondo le regole dell’epoca.
Il governo irlandese si dice invece «fortemente deluso» per il deferimento alla Corte. Dublino si dice pronta a collaborare, ma resta da capire come e quanto ciò avverrà, visto che lo stesso esecutivo ricorda che «l’Irlanda non ha mai accettato l’analisi della Commissione nel caso di Apple».

La Stampa.it

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