Trussardi, non basta l’ambasciatrice Hunziker. L’abbigliamento soffre e manda i conti in rosso

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Il 2016 si rivela un anno complesso e di transizione per la società della moda e dell’abbigliamento Trussardi, che fa capo all’omonima famiglia di origine bergamasca. L’ultimo bilancio civilistico della Trussardi spa si è, infatti, chiuso con una perdita di esercizio pari a 7,44 milioni, che va a confrontarsi con il dato positivo di 1,68 milioni realizzato nel 2015. Il valore della produzione, in realtà, è cresciuto da 22,8 a 26,6 milioni, ma a zavorrare i conti è stata la controllata Trs evolution, licenziataria per la produzione e la distribuzione di abbigliamento e pelletteria a marchio Trussardi e Trussardi jeans. In altri termini, la Trussardi ha ceduto alla propria controllata al 100% Trs i propri principali marchi di abbigliamento e pelletteria.

In realtà, la Trs è solo una delle numerose società a cui sono stati ceduti i marchi: ci sono, tanto per citare alcuni nomi, anche la Morellato per gli orologi e la De Rigo per gli occhiali. Grazie a queste licenze che vengono cedute, la Trussardi realizza delle royalty, che a loro volta rappresentano la maggior parte dei ricavi (che come visto sono cresciuti). Ebbene, non solo la Trs evolution ha chiuso in perdita il 2016 e ha richiesto un aumento di capitale pari a 13,7 milioni (per farlo, a sua volta, la Finos spa, finanziaria della famiglia Trussardi e controllante della società della moda, ha varato un aumento di capitale da quasi 14 milioni) ma la partecipazione nella stessa è anche stata svalutata per 9,72 milioni, mandando così in negativo l’ultima riga di conto economico.

Per meglio comprendere cosa sia successo, occorre considerare che il marchio Trussardi, in particolare, è in fase di riposizionamento, sulla linea principale e quella jeans (sparirà Tru Trussardi). Il miglioramento dei ricavi e in generale della gestione caratteristica viene spiegato nel bilancio con il riposizionamento del marchio e “la relativa diffusione sul mercato internazionale”. La perdita netta di esercizio è tuttavia attribuibile alla svalutazione di Trs, che rappresenta un po’ il cuore operativo del nuovo corso della Trussardi e che nel 2016 è finita al centro di cronache locali anche per avere avviato la cassa integrazione per il personale dello stabilimento di Modena, dove si trovano la produzione e l’ufficio acquisti.

L’8 giugno scorso, l’assemblea degli azionisti di Finos, finanziaria della famiglia bergamasca azionista unica della Trussardi spa, ha deciso di coprire la perdita di esercizio ricorrendo, per pari importo, alla riserva di rivalutazione di bilancio. A presiedere l’assise, Marialuisa Gavazzeni Trussardi, mentre all’appuntamento hanno presenziato anche gli altri consiglieri di amministrazione, cioè i figli Gaia e Tomaso Trussardi (quest’ultimo ad della società) e Massimo Dell’Acqua, di recente nominato direttore generale.

Proprio l’arrivo di Dell’Acqua (già braccio destro di Antonio Percassi ai vertici della Kiko) a supporto dell’attività dell’ad e del cda, si legge tra le righe del bilancio della Trussardi spa, rientra nel progetto tuttora in atto di riorganizzazione del gruppo. Il piano che copre il periodo 2017-2021, approvato dalla controllante Finos il 6 aprile del 2017, prevede per l’anno in corso “un miglioramento rispetto al 2016, con l’obiettivo di raggiungere, nel 2017, un margine operativo lordo positivo (nel 2016 il dato si è attestato a 508 mila euro, ndr) e in crescita ma, comunque, con un risultato netto ancora negativo, e nel 2018 il break-even (pareggio, ndr) di risultato netto, considerando essere il 2017 l’ultimo anno del progetto di riorganizzazione del gruppo”.

In questo contesto, il piano a cinque anni che era stato redatto nell’esercizio precedente è stato rivisto, con la previsione di “un rilancio importante del canale di vendita retail”, cioè al dettaglio, “attraverso nuove aperture di negozi in Italia e all’estero, e un consolidamento del canale di vendita dei multibrand e corner”. La Trussardi spa ritiene, inoltre, che il canale di vendita digitale dell’e-commerce “porterà risultati importanti, sia in termini di fatturato, sia in termini di marginalità”. Ecco che così, nel 2016, è stata intrapresa tutta una serie di azioni per rafforzare la vendita online di prodotti, come per esempio il lancio del sito “mobile”. Da giugno 2016, segnala sempre il bilancio della Trussardi spa, è iniziata “l’importante attività di lancio e promozione della nuova borsa iconica del gruppo, la Lovy bag, presentata in anteprima mondiale da Luisa via Roma”, sito di e-commerce. Della borsa è “ambasciatrice”, o meglio, è “brand ambassador” Michelle Hunziker, moglie di Tomaso Trussardi.

Il bilancio spiega poi che le attività di ufficio stampa e pubbliche relazioni “hanno rafforzato la comunicazione corporate e la visibilità della Lovy bag con articoli dedicati, editoriali di prodotto e con interviste mirate a Tomaso Trussardi, ceo; a Gaia Trussardi, direttore creativo del gruppo Trussardi; e a Michelle Hunziker, brand ambassador”. Insomma, il 2016 è stato un anno di lavoro intenso, ma per rivedere l’utile nel bilancio civilistico la Trussardi spa dovrà attendere ancora un po’.

Carlotta Scozzari, Business Insider Italia

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