Giornata globale aborto. Rete NonUnadiMeno BN: “Sui nostri corpi decidiamo noi”

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ROMA – Piazza dell’Esquilino. Si è svolta ieri pomeriggio, in occasione della giornata mondiale dell’aborto, la grande manifestazione di “NonUnaDiMeno”. Lungo il corteo  migliaia di ragazzi e ragazze.

Una manifestazione che si è svolta ieri in diverse città d’Italia, nata dalla necessità di dover ribadire il concetto di autodeterminazione dell’essere donna, quella donna che ancora oggi nel 2017 è costretta a scendere in piazza per reclamare uno dei tanti diritti che continua ad esserle negato: quello della libertà di scelta sul proprio corpo.

Ogni anno infatti, nel mondo 50.000 donne perdono la vita a causa di aborti clandestini. In Italia,  la normativa sull’interruzione volontaria della gravidanza consente alla donna, nei casi previsti dalla legge, di ricorrere alla IVG presso una struttura pubblica nei primi 90 giorni di gestazione. Tuttavia, la legge è strettamente legata alle forze reazionarie del Paese così che, nella pratica, nel 40% dei casi, non viene applicata. Interminabili sono le liste d’attesa ed i cavillosi passaggi burocratici, per non dimenticare i trattamenti disumani e colpevolizzanti.
E’ proprio il caso di dire : “Fatta la legge, trovato l’inganno!”
Si pensi che ancora oggi, in Italia, non è possibile scegliere l’aborto farmacologico. La pillola ru486 resta infatti un lontano miraggio in molte regioni d’Italia come la Campania.  Le associazioni prolife continuano con la loro opera di criminalizzazione delle donne che ricorrono all’ivg, per non parlare della gravosa e deleteria esistenza  del personale medico obiettore. Tutto ciò oltre a minare fortemente la salute fisica e psicologica delle donne, sottrae loro la facoltà di poter decidere del proprio futuro.

“Crediamo che l’obiezione di coscienza, spesso sorretta da motivi di carriera piuttosto che etici, trasformi l’iter di accesso all’aborto in una punizione; che la presenza dell’associazione pro-life all’interno del nostro ospedale pubblico sia illegittima, che negli ospedali manchi una formazione adeguata a gestire le interruzioni di gravidanza; che una donna che insindacabilmente decida di ricorrere all’ivg debba poter decidere sul come; che sia indiscutibilmente meglio una maternità scelta che una imposta(dalla negazione di un servizio come da fantomatiche campagne per la fertilità, che hanno alle spalle anni di tagli al welfare e di precarizzazione del lavoro); e che la genitorialità sia solo un’opzione.”

IlQuaderno

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