Produrre, archiviare e catalogare fiumi di dati senza poi farne un valore aggiunto in grado di orientare la strategia d’impresa equivale a correre una maratona giusto per il gusto di ricevere la medaglietta di partecipazione. Essere attori passivi di una rivoluzione che invece ha molto da offrire a chi è disposto a mettersi in gioco. Non è un caso che i big data siano considerati dagli addetti ai lavori dell’economia digitale, e non solo, il nuovo oro del terzo millennio, soprattutto per la loro capacità di fornire più informazioni di quelle che apparentemente i manager pensano di avere. Se fino a qualche tempo fa i dati sui guasti macchina abitavano lontano da quelli sugli ordini o sulle rimanenze di magazzini (o magari anche nello stesso “quartiere” ma senza parlarsi), grazie allo sviluppo di tecnologie basate sull’intelligenza artificiale tutte queste informazioni all’apparenza senza nessi trovano ora un panorama unico in cui fungere da fattore abilitante della trasformazione digitale.