Referendum indipendentista, la procura di Madrid non esclude l’arresto del governatore catalano

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Puigdemont: “Se n’è parlato ma sarebbe una cattiva idea”. Guardia civil in 31 municipi e la Corte dei Conti chiede 5,2 milioni di euro a chi organizzò la consultazione del 2014

La procura di Madrid non esclude un prossimo arresto del governatore della Catalogna, Carles Puigdemont, a pochi giorni dal referendum indipendentista del 1° ottobre che sta incendiando la Spagna.

In una dichiarazione all’agenzia spagnola «Efe» , il procuratore José Manuel Maza, ha parlato di «ipotesi aperta» visto che Puigdemont è accusato anche di malversazione per le spese sostenute nell’indire il referendum. E quasi a conferma delle parole della procura generale, è arrivata ieri la richiesta della Corte dei Conti spagnola all’ex governatore Artur Mas di 5,2 milioni di euro per il referendum indipendentista del 9 novembre 2014. Anche in quell’occasione, come per il referendum del 1° ottobre, il Tribunale Supremo Spagnolo aveva dichiarato incostituzionale la consultazione. Mas e nove dipendenti hanno 15 giorni di tempo per depositare il denaro, dopo di che la Corte dei Conti procederà con la confisca dei loro beni. Nonostante le parole del procuratore generale, Puigdemont non arretra. In un’intervista al programma di attualità «Salvados» , poi ripresa dal quotidiano «La Vanguardia», il presidente della Generalitat catalana ha dichiarato: «Arrestarmi non sarebbe una buona idea. Se ciò accadrà, faremo fronte a qualsiasi decisione. Ma non sto disubbidendo, sto obbedendo alla decisioni del Parlamento catalano che ha votato con 72 favorevoli, zero contrari e 12 astensioni l’indizione del referendum. Non stiamo commettendo alcun reato». E mentre alcuni deputati del Parlamento catalano (Toni Castellà, Toton Lailla e Carles Prats) sono arrivati a lanciare un appello ai Mossos d’Esquadra, la polizia locale catalana, perché impedisca l’arresto di Puigdemont nel caso la procura generale dovesse cambiare idea sul suo arresto, il governatore è tornato sul blitz del 20 settembre scorso definendo «vergognosi» gli arresti dei 14 dirigenti catalani «che non si addicono a uno Stato democratico». Ma nel frattempo, è ancora Madrid a muoversi. Questa mattina agenti della Guardia Civil spagnola sono stati inviati dalla procura in 31 municipi catalani per requisire le dichiarazioni di solidarietà con il referendum del 1° ottobre firmate dai loro sindaci. In procura intanto proseguono gli interrogatori dei 712 sindaci catalani, su 948, indagati per aver espresso il loro appoggio al referendum. La procura ha ordinato di arrestare tutti quelli che non si presentano. Tutti, finora, si sono rifiutati di fare dichiarazioni.

 

La Stampa

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