Gli smartphone connessi ad alta velocità aiutano l’economia

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Un nuovo studio realizzato da Ericsson in collaborazione con l’Imperial College di Londra ha calcolato che a ogni incremento del 10% nella diffusione della banda larga mobile corrisponde un incremento di Pil nazionale compreso tra lo 0,6 e il 2,8 %.

Nell’indagine, la quantificazione della larghezza di banda di una nazione è ottenuta misurando la percentuale di connessioni broadband (su utenze Sim associate a piani dati 3G e 4G) sul totale delle connessioni mobili presenti nel Paese in oggetto. Ebbene, facendo la media delle 135 nazioni considerate, si è scoperto che a ciascun aumento del 10% della penetrazione della banda larga mobile, corrisponde un incremento di Pil compreso tra lo 0,6 e il 2,8 %. La somma degli incrementi verificatisi nei diversi Paesi lo scorso anno equivale su scala globale a un controvalore economico sostanzioso: la stima (non precisa, ma comunque indicativa) va da 500 a 2.000 miliardi di dollari.

La possibilità di navigare in Rete e di utilizzare le app a velocità sostenute si traduce, dunque, in un quasi immediato vantaggio economico percepito a livello locale. A tutto questo – sottolinea il report – si somma poi un positivo effetto a catena, che diventa percepibile sul lungo termine man mano che la banda larga mobile si afferma su larga scala nei diversi mercati. In effetti, basta pensare a quanto la banda larga sia alleata delle aziende che vendono prodotti o servizi in e-commerce, che diffondono contenuti editoriali o che interagiscono con i clienti sui canali digitali.

Dal 2001 al 2016, come ci racconta il report di Ericsson, nel mondo il numero delle connessioni mobili in banda larga è salito da 27mila a oltre 4,13 miliardi, mentre nell’arco di quindi anni la quantità di dati trasmessi su reti mobili è aumentata del 65% ogni dodici mesi. “Negli ultimi dieci o quindici anni, molti dei Paesi in via di sviluppo hanno adottato tecnologie basate sulla banda larga mobile per dare impulso al proprio sviluppo economico”, ha commentato Harald Edquist, master researcher in Mcroeconomics del dipartimento di ricerca di Ericsson, tra gli autori dello studio. “Sono certo che, continuando a investire nel mobile broadband in maniera intelligente, questi e altri Paesi avranno un’ottima chance di continuare a raccogliere i frutti di continui miglioramenti nella produttività e nuove opportunità economiche che semplicemente non sarebbero possibili senza l’accesso alla banda larga mobile”.

Secondo un precedente studio di Ericsson, alla fine del 2016 su una popolazione mondiale di 7,4 miliardi di persone si potevano contare circa circa 3,2 miliardi di utenze dotate di accesso a Internet attraverso la banda larga mobile, mentre da qui al 2022 si aggiungeranno al conteggio altri 2,6 miliardi di persone. Una recente fotografia della situazione italiana è invece quella scattata dallOsservatorio dell’Agcom, Autorità per le garanzie nelle comunicazioni: a fine marzo di quest’anno nello Stivale le linee mobili definibili come broadband, cioè con velocità superiore ai 10 Mbit/s, erano il 55% del totale. Quelle etichettabili con ultrabroadband, ovvero superiori ai 30 Mbit/s, corripondevano invece al 17,4%.

Valentina Bernocco, ictbusiness.it

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