Periscopio

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Ho sognato che la sinistra si era unita. Nessun sopravvissuto. Altan. La Repubblica

A Roma la Raggi vieta di esporre i panni in pubblico. Questo è giocare sporco. Il Giornale. Tutti a invocare muri mentre sarebbe più utile una zanzariera. Antonio Satta. MF

Alessandro Di Battista, M5s: «Il problema dell’Italia sono gli italiani». Lui, notoriamente, è svedese. Libero

Stop di Pechino al camembert, a rischio anche il gorgonzola. Rovinano il sapore del cane. Milano Finanza

Oggi i quarantenni stanno paradossalmente cedendo lo scettro ai 60-70enni, e forse agli ottantenni. Se prima sembrava fondamentale che il politico fosse giovane, ora sembra fondamentale che sia maturo. Gentiloni e Mattarella incarnano la competenza, il lasciar posare i problemi per spacchettarli e affrontarli in maniera metodica. Perché loro ci riescono e i giovani no? Giovanni Floris, conduttore tv. La 7 (Aldo Cazzullo) Corsera

Da ministro degli esteri italiano, nei pochi mesi in cui lofu (febbraio-ottobre 2014) la Mogherini aveva appoggiato con foga il progetto del gasdotto Russia-Ue, South Stream. Si adombrarono allora Polonia e paesi baltici, che vedono come peste tutto ciò che è russo. Capìta però l’antifona (e cioè che una certa russofobia nell’Ue, paga) Federica si buttò dall’altra parte e oggi è una zelatrice delle sanzioni al Cremlino. Per carattere, ha un opportunismo al cubo. Fu così che in età giovanile fece una carriera senza intoppi nel Pds-Ds-Pd appollaiandosi, di volta in volta, sul segretario di turno. Giancarlo Perna, scrittore politico. La Verità.

Nella mia vita politica ho passato stagioni belle e meno belle, giorni pieni di telefonate e giorni senza una telefonata. Ho capito insomma che si può vincere e perdere. Mentre c’è chi pensa di avere la vittoria in tasca e non sa gestire quell’ebbrezza. I populisti non sono abituati. Per questo ho detto a Di Battista: «Voi potete anche vincere, ma non potete pensare che tutti si genuflettano». E poi, a proposito del delirio da altitudine, ho visto che Salvini già si proclama presidente del consiglio. Pier Ferdinando Casini, presidente commissione esteri del senato (Massimo Rebotti). Corsera

Noi in Italia, formalmente, abbiamo ancora i codici, ma questi sono ormai solo isole irraggiungibili perché circondate dal mare in continua agitazione delle leggi che gli si fanno intorno ogni giorno. È questa, tra l’altro, l’unica via per introdurre il principio essenziale (e rivoluzionario) per cui «tutto è libero tranne ciò che è vietato». E non, come ora, l’opposto. Giulio Tremonti, ex ministro dell’economia. Il Giornale

La scrittrice Cristina Di Canio afferma che il capolavoro di Proust non ci pensa neppure a leggerlo, perché tempo da perdere non ne ha. Ci si domanda se non sia «tempo perduto» quello che costoro trascorrono a scrivere. Andrea Caterini. Il Giornale

In tutto l’Occidente si sta diffondendo un’ideologia per cui la sessualità è ormai svincolata tanto dalla procreazione come dall’amore e costituisce una fonte di piacere che possiamo ottenere quando vogliamo e con qualsiasi persona. Essa non è più regolata da divieti, doveri e obblighi giuridici e morali, ma è un atto libero che tende a entrare sempre più nella sfera del gioco, dello svago, del divertimento. Campi che non hanno affatto bisogno dell’amore. Essa, inoltre, può essere potenziata da farmaci, droghe o oggetti erotici. Francesco Alberoni, sociologo. Il Giornale

L’Algeria ha fatto di Albert Camus, l’uomo in rivolta, un uomo lacerato. Diviso fra le notti a Saint-Germain-des-Près e la luce del Mediterraneo, tra i concetti freddi del Nord e il calore delle spiagge del Sud. Stiracchiato tra il suo anticolonialismo e il suo rifi uto di essere lo straniero su una terra che è anche la sua. Diviso tra il suo ideale di giustizia per i musulmani e la sua preoccupazione di proteggere il piccolo popolo innocente degli europei d’Algeria. Il suo. Alexandre Devecchio. Le Figaro Magazine

A Brescia, una domenica, finì addirittura a cazzotti: uno schiaffone di Gino Palumbo a Gianni Brera, due pugni ben assestati di Gianni a Gino. C’era stato un precedente strepitoso. Nel 1962, inviato del Corriere della Sera, Ghirelli dedicò il suo primo articolo alle pessime condizioni sociali del Cile, che ospitava il campionato del mondo. Ne nacque un putiferio: polemica strumentale in Italia, indignazione (a dir poco) in Cile. Dopo molti anni Ghirelli raccontò che una sera entrò in un ristorante alla moda di Santiago e si accorse che Brera, a capo di una tavolata di giornalisti italiani, fece un cenno, per indicarlo, a un omaccione. Questi, un campione di lotta greco-romana, gli si avventò contro, gridando che Ghirelli aveva insultato sanguinosamente la sua patria. Cesare Lanza. La Verità

Monolocale con vista su Campo de’ Fiori e Giordano Bruno, ottimi per ricercati occultati in procinto di eseguire uccisioni, rapimenti, furti, marchette, documenti assembleari di centinaia di pagine, ineludibili giacché verbalizzati a più mani durante infuocati dibattiti. Vaste e minuziose analisi, anche sul Vietnam, altro che agili volumetti. Senza nessun «onorevole,o avvocato, la prego di concludere», come nei tribunali e parlamenti. Anzi, dopo tre quarti d’ora di proemio: «Ma se non ho neppure incominciato ad esporre il mio pensiero». Alberto Arbasino, La vita bassa. Adelphi. 2008

Lanciai anche Grillo. Andai a vedere il suo show alla Bullona, un locale di Milano. Ero l’unico spettatore. Lo vidi e chiesi: «Quando si comincia?». «Se ti siedi, subito» rispose. Fece un monologo di mezz’ora solo per me. Meta-cabaret: «Qui devi ridere, qui devi piangere…». Mi dissi: questo è un genio. Gli organizzai un incontro con i dirigenti Rai, ma non c’erano le telecamere. Grillo improvvisò un dialogo immaginario con la madre: «Mamma faccio un provino per la tv, ma non c’è la tv…». Dissero: questo è un genio. Così Beppe si trasferì a Roma con un suo amico: Antonio Ricci. Nel loro residence si era rotto il riscaldamento, e li ospitai a casa mia. Mi tormentavano: giocavano con i miei parrucchini, indossavano i miei vestiti… Erano terribili, ma mi facevano morire dal ridere. Grillo allora si chiamava Giuse; con Ricci gli cambiammo il nome in Beppe. I suoi testi li scrivevano pure Luca Goldoni e Stefano Benni. Pippo Baudo, presentatore tv (Aldo Cazzullo). Corsera

Non so con quale coraggio, certi nipoti passano a trovare la nonna solo alle scadenze pensionistiche. Io vado quando riscuote e anche quando non riscuote. Qualcosa c’è sempre. Maurizio Milani, scrittore satirico. Animale di fosso

Chi porge l’altra guancia è un masochista. Roberto Gervaso. Il Messaggero.

Paolo Siepi, Italia Oggi

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