Ora Macron piccona il mercato unico europeo, scontro sui lavoratori dell’est

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Il presidente Macron si scontra con l’Europa dell’Est, accusandola di salari troppo bassi con cui farebbe concorrenza alla sua Francia. E’ solo l’ennesima sorpresa di un capo di stato, che a soli tre mesi dall’elezione appare già poco liberale.

Mentre divampa la polemica tra Francia e Italia sul caso Stx-Fincantieri con ritorsioni da parte di Roma contro il colosso transalpino Vivendi, un’altra ferita potrebbe aprirsi nella UE, stavolta tra stati dell’est e quelli dell’ovest. E ancora una volta è proprio il presidente Emmanuel Macron a provocare l’ennesima lacerazione intra-europea. Prima di iniziare il suo tour di fine mese nell’Europa orientale, il giovane inquilino dell’Eliseo ha ammonito che non dovrebbe essere così facilmente consentito ai lavoratori dell’Est Europa di essere assunti da aziende con sede nella UE, salvo venire successivamente ricollocati in via temporanea in un qualche paese dell’Europa occidentale, pur continuando ad essere sottoposti alle stesse condizioni contrattuali vigenti nei paesi di origine.

Macron ha definito “dumping sociale” questa pratica di assumere cosiddetti “posted workers”, sostenendo gli sforzi normativi della Commissione europea, il cui presidente Jean-Claude Juncker ha dichiarato che obiettivo di Bruxelles sarebbe di fare in modo che i lavoratori vengano pagati nella UE con retribuzioni uguali per uguali lavori svolti nel medesimo posto.

Contro tali propositi della Commissione si è scagliato il vice-premier e ministro delle Finanze polacco, Mateusz Morawiecki, secondo cui la misura contrasterebbe con il mercato unico europeo, fondato sulla libertà di movimento dei beni, dei servizi, dei capitali e dei lavoratori. Secondo Varsavia, a rischio vi sarebbe proprio l’economia europea, basata sempre più sui servizi, settore che verrebbe colpito più di altri dalle restrizioni richieste da Macron e condivise dalla UE.

Le difficili riforme di Macron

I lavoratori dell’Europa orientale collocati presso aziende occidentali, tra cui francesi, sono attivi, in particolare, nel settore dei servizi e delle costruzioni. Morawiecki ribatte alle accuse di dumping sociale di Parigi con l’annotazione di un altro tipo di dumping in atto, quello delle multinazionali occidentali, che pur operando nell’est non vedono tassati i loro profitti in tali paesi, ma nessuno, spiega, nonostante ciò ha parlato sinora di “dumping corporate”.

Tra il 23 e il 25 agosto, Macron farà visita in Austria, Romania e Bulgaria, incontrando anche i premier di Repubblica Ceca e Slovacchia. Se da un lato, il tour vorrebbe porre l’accento sulla volontà dell’Eliseo di stringere nuove relazioni diplomatiche con le capitali orientali, dall’altro esso non avverrà in un clima di collaborazione, bensì di rivendicazioni delle reciproche condizioni irrinunciabili per continuare a fare parte del mercato unico europeo.

Macron è impegnato in queste settimane a riformare il codice del lavoro francese da oltre 3.000 pagine, che regola praticamente ogni aspetto delle relazioni tra impresa e dipendente. L’obiettivo dichiarato sin dalla campagna elettorale è di rendere il mercato del lavoro più flessibile in Francia, incentivando così le assunzioni. Il paese è tra quelli ad avere registrato i minori miglioramenti in fatto di occupazione dall’inizio del Millennio, con tassi più bassi di quelli tedeschi di oltre 10 punti percentuali.

Giuseppe Timpone, Investireoggi

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