Atene passa il test: collocati 3 miliardi di bond

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Giro di boa in Grecia: Atene ha collocato con successo obbligazioni quinquennali per tre miliardi di euro a un rendimento del 4,625%, meno di quanto registrò l’ultima emissione di bond nel 2014 che aveva un rendimento del 4,9 per cento.

Un livello, insieme al fatto che la domanda è stata doppia rispetto all’offerta, che ha consentito al premier Alexis Tsipras di sostenere che la Grecia è sulla strada del ritorno alla stabilità dopo sette anni di crisi, tre piani di salvataggio e un braccio di ferro nel luglio 2015 che ha portato il paese a un soffio dall’uscita dall’euro. Un «successo assoluto», ha affermato Tsipras. Il ministro dell’Economia Euclide Tsakalotos da parte sua ha definito l’emissione come «soddisfacente» aggiungendo che si tratta di una «prima tappa verso l’uscita dalla crisi» oltre che di una prova di fiducia nell’economia greca che è tornata crescere nel primo trimestre.

Con l’emissione di bond a 5 anni, il governo greco ha raccolto 3 miliardi di euro, come da target, con un rendimento finale al 4,625%, molto meglio della guidance iniziale di 4,8 punti percentuali. Circa la metà della somma raccolta è giunta dai detentori dei titoli emessi tre anni anni fa che hanno accettato il concambio fra i bond in loro possesso e quelli di nuova emissione.

Il rendimento obbligazionario si muove inversamente al prezzo, quindi una maggiore rendimento significa che il bond è visto dagli investitori come più rischioso.

La Grecia ha fatto due emissioni nel 2014, un anno prima che giungesse al potere Tsipras. Successivamente il premier ha firmato, dopo un duro braccio di ferro con la troika (Ue, Bce e Fmi), un nuovo salvataggio, il terzo dal 2010. Il mese scorso il Paese ha concluso una seconda revisione del piano di salvataggio e i suoi finanziatori hanno sborsato una tranche di aiuti e promesso qualche alleggerimento del debito (debt relief) che viaggia al 180% del Pil al termine del piano che si concluderà a luglio 2018. La Grecia ha dato mandato alla francese Bnp Paribas, alle tre americane Citigroup Global Markets, Goldman Sachs e Merrill Lynch, alla tedesca Deutsche Bank e all’inglese Hsbc di gestire il collocamento.

Il rendimento del quinquennale riflette comunque il fatto che la Grecia è ancora considerata a rischio sebbene Paese dell’eurozona, ma che forse non avrà bisogno di un quarto accordo di salvataggio. Il Governo Tsipras, in sella dal gennaio 2015, spera che un alleggerimento del debito sia più vicino visto che è riuscito a tornare sul mercato a un rendimento accettabile.

Un rapido sguardo ai Paesi vicini può aiutare a comprendere la situazione del debito sovrano ellenico: i titoli quinquennali del Portogallo oggi sono scambiati con un rendimento dell’1,19%, mentre quelli italiani sono allo 0,80% e quelli spagnoli allo 0,33 per cento. Altri analisti sono più cauti sulle prospettive del Paese e pensano che questo prezzo non rifletta pienamente la rischiosità della Grecia che resterà ancora esclusa per molto tempo dal Qe della Bce.

Siamo di fronte a un «miglioramento spettacolare» che permette alla Grecia di «tornare gradualmente» sul mercato. Il commissario Ue agli Affari economici Pierre Moscovici si è felicitato con Atene dove era in visita ieri per il miglioramento della situazione economica nel giorno in cui il Paese è tornato sul mercato obbligazionario. «Vediamo un notevole miglioramento della situazione in Grecia» ha detto Moscovici. Il commissario Ue ha accolto con favore l’accordo della scorsa settimana con il Fondo monetario internazionale, che si è detto disposto a partecipare al programma greco in corso fino a luglio 2018 nel momento in cui ci sarà un alleggerimento del debito.

Anche il premier Alexis Tsipras è molto soddisfatto: per la Grecia «Il peggio della crisi è ora chiaramente alle nostre spalle», ha detto al britannico Guardian in un’intervista, nella quale spiega che «ora possiamo dichiarare che l’economia è finalmente in risalita. Piano piano, quello che nessuno credeva potesse accadere invece accadrà: porteremo il Paese fuori dalla crisi e alla fine il giudizio sarà dato su questo».

Vittorio Da Rold, Il Sole 24 Ore

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