Elettronica, risiko nei negozi

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Euronics a Roma: store piccoli e redditizi, l’online fa il resto

Se per alcune insegne dell’elettronica di consumo è un periodo difficile, per altre si aprono opportunità di espansione. Per esempio a Roma Nova-Euronics ha acquisito quattro degli otto negozi Trony di recente chiusi con l’obiettivo di rilanciarli e presidiare in modo più capillare il territorio e un quinto se lo è accaparrato Unieuro che vuole rafforzarsi nell’area.
Ma anche a Milano e Torino potrebbero presentarsi occasioni simili.
A Roma a creare nuovi spazi è stata la chiusura di tutti i punti vendita targati Trony in seguito al fallimento di Edom spa (socio del gruppo G.R.E., Grossisti Riuniti Elettrodomestici, proprietario dell’insegna), che deteneva la licenza del marchio nella Capitale.
L’opportunità è stata colta dal Gruppo Nova-Euronics, che ha acquisito i negozi di Ponte Milvio, via Tiburtina, largo di Vigna Stelluti e quello all’interno del centro commerciale di Cinecittà. Un’operazione, questa, «che si inserisce nel nostro piano di sviluppo programmato per rimanere leader sul territorio romano, sia con acquisizioni sia con aperture dirette», spiega Stefano Caporicci, presidente del Gruppo Nova-Euronics. «Oggi abbiamo 21 punti vendita a Roma e la strategia è continuare a consolidare la nostra forza. Per rilanciare i negozi ex Trony-Edom li trasformeremo, nel mese di agosto, con il nostro layout, anche se sono già abbastanza moderni e in linea con i nostri parametri. Chiaramente il coinvolgimento dell’industria sarà fondamentale».
Nella visione di Caporicci per essere competitivi «occorre tornare indietro e presidiare di più il territorio con negozi più piccoli. Infatti le dimensioni medie dei nostri negozi sono di 1.200 metri quadri, con un alto fatturato al metro quadro, arrivando anche a 7 mila euro. Le dimensioni dei punti vendita ex Trony-Edom vanno da uno molto piccolo, di circa 300 metri quadri a uno di 5 mila metri quadri che divideremo, usandone 2.500 per poi affittare il resto a un’altra azienda. Insomma, bisogna essere più vicini al consumatore, anche se l’omnicanalità e l’online aiutano nella profondità di gamma e nei servizi. Con questa acquisizione e con gli altri 4 o 5 punti vendita che apriremo ne avremo 30 a Roma, e continueremo ad andare alla ricerca di altri punti vendita».
Un’altra insegna che si sta muovendo nell’area è Unieuro, che ha puntato su un altro degli otto negozi chiusi nella Capitale, quello di Euroma2: a giugno infatti l’insegna ha sottoscritto un accordo con la proprietà del centro commerciale Euroma2 per la gestione del punto vendita di circa 3 mila metri quadri, attualmente non operativo, con l’obiettivo di rafforzare la presenza sul mercato romano, in cui è presente con dieci negozi; i ricavi stimati a regime per il nuovo punto vendita, la cui apertura è prevista entro l’autunno 2017, sono nell’ordine dei 20-25 milioni di euro.
Spostandosi più a Nord, si potrebbero presentare altre opportunità: i negozi di Dps Group (socio del gruppo G.R.E.) di Milano in via Sabotino, di Taggia (Imperia) in via del Piano e di Torino in via Lagrange saranno chiusi e per ora non sono stati rilevati da nessuno.
Per questi punti vendita è stata avviata peraltro una procedura di licenziamento collettivo, con una trattativa con i sindacati (Fisascat Cisl, Filcams Cgil e Uiltucs) conclusa all’inizio di luglio con un mancato accordo.
C’è incertezza anche sul futuro dei negozi ex Fnac acquistati da Dps Group qualche anno fa. Su questo fronte c’è la vicenda del punto vendita di via Torino a Milano, in una posizione centralissima ma con destino finora sfortunato: fino al 2000 è stato di Standa per passare poi a Fnac, successivamente chiuso e nel 2013 acquisito da Dps Trony, che lo chiude dopo tre anni. Ora pare che si stia facendo avanti H&M per accaparrarsi il negozio.

ItaliaOggi

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