La commissione sulle banche «mina vagante» della campagna verso il voto

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Ieri c’è stato un assaggio di quella che sarà una mina vagante della campagna d’autunno, le banche. Alla Camera è passato il decreto che salva gli istituti veneti ma dopo un forte ostruzionismo dei 5 Stelle e – intanto – le opposizioni hanno fatto quadrato per presentare al Senato una mozione che chiede l’inserimento delle norme di responsabilità dei manager e l’estensione della platea degli obbligazionisti. Sempre ieri il capo dello Stato ha firmato la legge che istituisce la commissione d’inchiesta sul sistema bancario e in serata è stata pubblicata in Gazzetta ma, appena nata, è già partita la polemica su chi ne sarà presidente: i grillini rivendicano quel posto, Renato Brunetta accusa il Pd di volerlo per sé mentre spetterebbe all’opposizione e Renzi ha già messo all’indice la vigilanza di Bankitalia. Ma sono solo piccoli assaggi al veleno visto che agosto è alle porte e c’è lo spazio appena di scaldare i motori per prepararsi alla battaglia d’autunno.

Il fatto è che questa commissione viaggerà in parallelo con la campagna elettorale e sarà certamente uno dei luoghi dove si combatterà un tutti contro tutti senza che si ottenga, poi, un risultato. Difficile, infatti, che per la fine della legislatura si possa arrivare a una verifica puntuale delle responsabilità, come sarebbe assolutamente necessario, visti i tempi ristretti. Anche accelerando, questa commissione non avrà davanti che pochi mesi prima del voto, cioè un periodo largamente insufficiente per tirare le conclusioni dopo una analisi approfondita su come il sistema sia andato in cortocircuito creando un vulnus per i risparmiatori e varie emergenze che sono esplose nelle mani degli ultimi governi. Tutti i partiti e i loro leader sono di certo consapevoli di quanto questa commissione sia un’arma spuntata dal punto di vista delle verità da accertare, ma l’occasione è ghiotta. È un piattino elettorale che alcuni vogliono gustare e altri non possono rimandare indietro. Infatti è passata in Parlamento con un larghissimo consenso.

È prevedibile, insomma, che quel luogo si trasformi in una “piazza”, un palco della propaganda politica nella lunga rincorsa verso le elezioni del 2018 sempre che la corda non si spezzi prima. Già ieri i 5 Stelle nel rivendicare la presidenza della commissione hanno spiegato che sono loro i più titolati vista la «distanza da tutti gli scandali bancari», una posizione che li mette tra chi di certo potrà usare con più forza quest’arma elettorale e ricavarne un dividendo. Mentre i colpi più duri andranno al Pd di Renzi, alle vicende della Banca Etruria e della Boschi anche se il segretario ha già girato la critica al Governatore Visco che proprio a fine ottobre scade dal suo mandato. Dunque, i lavori – o i pre-lavori – di quella Commissione incroceranno anche la scelta sulla futura guida della Banca d’Italia con un di più di rischio polemico tra il partito di maggioranza e il Governo.

Ieri Paolo Gentiloni ha rivendicato la bontà del decreto sulle banche venete – «abbiamo difeso i risparmiatori senza regali ai banchieri» – ma è probabile che pure a lui e al ministro dell’Economia non siano risparmiati colpi. Proprio mentre comincerà un’altra battaglia campale sulla legge di stabilità. Anche lì, si scaldano i motori. Il partito di Bersani e Speranza ha già lanciato l’avvertimento: o si cambia o ritireranno il sostegno al Governo. In autunno, insomma, non si capirà più quale sarà il fuoco amico e quale quello nemico.

Il Sole 24 Ore

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