Premium, evoluzione verso Infinity

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Acquisita Radio Subasio e dal 2018 arriva Mediaset Play. Berlusconi jr: la pay classica non ha grande futuro. L’ultimo anno di Champions a Sky? Vediamo.

«Evoluzione verso Infinity». Sta in questa frase di Pier Silvio Berlusconi l’ipotesi più probabile sul futuro di Mediaset Premium, la pay tv del Biscione che da un anno a questa parte sta vivendo un momento difficile dopo che Vivendi non ha rispettato il contratto d’acquisto.
E mercoledì sera alla presentazione dei palinsesti di Mediaset a Montecarlo si è parlato molto di come il gruppo possa riuscire a superare l’impasse di un’attività non più core con 341,3 milioni di oneri anche a causa della vicenda nel 2016.
Infinity è il servizio di streaming on demand, il Netflix di Mediaset: il gruppo non ha ancora deciso esattamente cosa accadrà fra i due business, ma secondo Berlusconi jr. è chiaro che la pay tv tradizionale in generale non ha un grande futuro: «penso che la pay tv classica con un abbonamento alto e con tanti canali lineari sia un po’ arrivata», ha spiegato durante la conferenza stampa chiarendo poi di non aver detto che sia «morta, ma quel tipo di offerta difficilmente avrà sviluppi, superata dalla tv generalista da un lato e dagli ott dall’altro». In sostanza nel caso che per Premium si avveri lo scenario peggiore nel 2018 previsto dal piano presentato a Londra, ovvero l’assenza di diritti del calcio, la pay potrebbe essere alleggerita dalla sua struttura e restare sul mercato in altra forma. Per cominciare, però, le partite della prossima stagione Champions saranno vendute anche on demand singolarmente (il prezzo dovrebbe essere di 11 euro).
Resta da vedere cosa accadrà con i diritti della Serie A in autunno, e con un vociferato accordo con Tim sul quale però non ci sono «passi concreti». Sul fronte Champions, invece, che dal 2018 passerà a Sky, Pier Silvio si è mostrato possibilista su un’intesa con altri operatori per i diritti pay per l’ultima stagione che resta ancora a Mediaset. L’attenzione è sulle telco ma ovviamente il pensiero va anche a Sky: «avere la Champions con un anno di anticipo potrebbe interessare a Sky», ha risposto Berlusconi jr a una domanda, «ma bisogna chiederlo a loro. Noi potremmo valutare, dipende da diverse cose».
A breve, in ogni caso, sarà presentata una nuova politica commerciale di Premium, ha spiegato il cfo del gruppo (oltre che presidente della pay) Marco Giordani, che terrà conto della mancanza della Champions il prossimo anno. Si lavora sui margini, non più sugli abbonati.
Ma se il lancio della pay tv era una «mossa difensiva» contro Sky, in cui ammette Pier Silvio, «avremmo fatto tanti errori, ma è anche vero che il mercato non si è mosso», a dare soddisfazione al Biscione è ora la radio la cui raccolta crescerà del 7% nel semestre. Durante la conferenza è stata annunciata l’acquisizione di Radio Subasio, l’emittente locale del centro Italia che aiuterà a completare l’offerta di Radio Mediaset (105, Virgin, R101 e la partnership con Rmc) con la musica italiana (si veda ItaliaOggi di mercoledì). Nessuna nuova acquisizione in vista su altre radio locali, secondo quanto dichiarato. Anche perché, se è vero che Subasio ha una licenza locale, nulla vieta a Mediaset di espanderne la ricezione oltre le regioni del centro-Italia, perché le locali hanno un limite nel numero di ascoltatori raggiungibili (15 milioni), non di tipo territoriale.
Il business radiofonico ha la percentuale di crescita maggiore tenuto conto che la tv avrà comunque un segno positivo e il digital crescerà a una percentuale tripla rispetto al mercato, quindi intorno al 2%. In totale i sei mesi del gruppo si sono chiusi con una crescita del 2% dei ricavi pubblicitari.
L’operazione di Subasio deve ora passare per l’Agcom, mentre è definitivo l’acquisto dell’lcn 20 della televisione digitale terrestre da Rete Capri. Mediaset sta lavorando sul tipo di canale da offrire quindi i dettagli per questo, così come dei palinsesti dei canali tematici, si avranno in autunno.
Per la tv generalista il gruppo vuole puntare ancora di più sull’autoproduzione. «Vogliamo sempre più prodotto fatto da noi, più made in Mediaset», ha detto Marco Paolini, direttore generale palinsesto e distribuzione, sottolineando come nel target commerciale (15-64 anni) Mediaset sia stata prima nella stagione 2016/2017 (34,8% contro 30,6% Rai) e come Canale 5 si dimostri più generalista di Rai 1 il cui ascolto si concentra soprattutto sul target dei più adulti.
Di sicuro il Biscione negli ultimi anno ha perso terreno rispetto alla Rai sulla fiction. I motivi secondo Alessandro Salem, d.g. contenuti sono stati la moltiplicazione dell’offerta e dei canali, l’overdose del genere e soprattutto la crisi del mercato che ha portato a lavorare in maniera difensiva, senza sperimentare come invece ha fatto la Rai. L’intenzione è ora di ripartire.
Sull’informazione il modello è collaudato, dai tg alla all news, all’infotainment. Il d.g. informazione Mauro Crippa ha sottolineato il successo del TgCom, il sito news più seguito sul mobile e «primo esempio di integrazione multimediale in Italia», oltre alle 7.600 ore di informazione in un anno. Crippa ha difeso inoltre il ruolo della tv nelle news: «se un editore parla a tutti in maniera contemporanea e tutti questi sono milioni di persone e dice una fesseria, una fake news, viene scoperto immediatamente e deve risponderne. Dietro una notizia c’è un professionista, un conduttore, che va a cercare una notizia e ci mette la faccia».
Ma c’è un’altra novità che Mediaset dovrebbe lanciare entro 2018: Mediaset Play, una sorta di Rai Play (il nome è simile, ma già Premium Play esiste da molti anni, sottolineano) con contenuti in streaming live e on demand ma con funzioni che sono tipiche di un servizio pay, alcune presenti sul MySky: rivedere dall’inizio un programma in corso, riprendere la visione dal punto in cui si era lasciata su un diverso dispositivo, ricevere notifiche personalizzate, scaricare per guardare successivamente e così via. Si tratta del lavoro del gruppo guidato da Pier Paolo Cervi, a capo del digital dallo scorso anno. Un’evoluzione dell’attuale Mediaset on demand che sarà fruibile da diversi dispositivi e soprattutto dalle smart tv, l’ambiente in cui saranno servite le pubblicità personalizzate, la cui raccolta dovrebbe pesare per il 2% del totale entro il 2020.
Sia Mediaset Play, che Premium e Infinity potrebbero essere però i tasselli di un disegno più ampio, ancora non annunciato, che porterà a creare una tv stile Spotify, modello freemium: una piramide con alla base contenuti gratuiti e successivamente offerte e pacchetti differenziati con contenuti più pregiati a pagamento in diverse forme per acquisto singolo o per pacchetti.

Dalla Gialappa’s al cartone di Celentano

Il ritorno della Gialappa’s a Mediaset è una delle notizie date direttamente da Pier Silvio Berlusconi durante la presentazione dei palinsesti: saranno alle Iene e avranno un loro laboratorio di comicità su Italia 1. Poi dopo quattro anni di lavoro dovrebbe finalmente arrivare sugli schermi Adrian, una serie animata in 13 episodi di Adriano Celentano. Ancora c’è il ritorno alla fiction di Gianni Morandi su Canale 5 e altri nuovi titoli del genere (Immaturi – la serie, Rosy Abate, Liberi Sognatori), un factual di Albano su Rete 4.
Per il resto i palinsesti della tv generalista del gruppo sono sempre suddivisi fra i gruppi creativi forti e ormai storici: da Maria De Filippi a Ricci, da Davide Parenti a Paolo Bonolis. Fra le novità c’è Scommettiamo, una nuova versione di un format tedesco che in passato era stato in Rai (Scommettiamo che), poi The Wall preserale con Gerry Scotti su Canale 5. Per Italia 1 una nuova produzione con Nicola Savino e una con Bonolis e tre prime serate con documentari autoprodotti, inchieste e factual su Rete 4.

Ritorno a Montecarlo

Davanti alla terrazza vista mare c’è il Lady Moura, il megayacht di Nasser Al-Rashid, consigliere e curatore degli affari della famiglia reale saudita. Più in là il Lionheart di sir Philip Green, businessman inglese proprietario di un gruppo retail. Parcheggiate sotto l’albergo, qualche Ferrari, più in là una Lamborghini. Da questo (e dalle tre ore di macchina) ti accorgi di non essere a Cologno Monzese per la presentazione dei palinsesti Mediaset, ma un po’ più in là, a Montecarlo. La cena negli studi di Cologno era ormai una tradizione, quest’anno probabilmente Mediaset ha voluto dare un segnale forte, dopo 12 mesi passati in lotta con i vicini francesi di Vivendi.
E allora via con 90 giornalisti, a Montecarlo come anni e anni fa. Giusto adesso da Milano si viaggia con i minivan, non con l’aereo. Minivan di tutto rispetto, però: Mercedes, sedili in pelle, guida fluida fino al Principato. Quello della Mercedes deve essere un pallino di Pier Silvio, se dice di non tradire la sua Classe G (un fuoristrada) nonostante abbia provato una Ferrari per due settimane.
Il post-cena è il momento per parlare un po’ di tutto, papà compreso. Dalla speranza che papà Silvio rientri in politica per compattare il centro-destra all’incontro fra i due di qualche giorno fa: Pier Silvio dice al padre che lo trova «in forma», quest’ultimo risponde che «a 80 anni se non stai bene sei morto».
Ma gli aneddoti si estendono anche oltre, come quello di un giovanissimo e riottoso Pier Silvio che fa il suo debutto al Drive In: Ricci aveva bisogno di un bambino e quello previsto aveva dato forfait, così chiede a Silvio Berlusconi di mandargli suo figlio. «Ti fanno fare karate», erano state le parole per convincerlo. Peccato che era solo la scusa per una battuta: «Non abbiamo la diretta ma io ho il diretto», si trova a recitare. Poi, come si può vedere in rete, Pier Silvio continuò ad andare al Drive In. Probabilmente diventando più grande ci aveva preso gusto.

Italia Oggi

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