Draghi: «L’economia migliora, prudenza sulla politica monetaria»

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Le tre «P» del presidente della Bce: prudenza, persistenza e pazienza.
La ripresa in Europa è «al di sopra del trend e ben distribuita»
ma «dobbiamo persistere nella nostra politica monetaria,
ha detto nel terzo giorno del forum delle banche centrali.
Il Pil dell’Eurozona è cresciuto del 3,6% dall’inizio del Quantitave easing

La politica monetaria europea deve essere persistente e prudente. Bisogna essere pazienti. Perché la ripresa nell’Eurozona è «al di sopra del trend e ben distribuita» ma «dobbiamo persistere nella nostra politica monetaria» e serve «prudenza» con un aggiustamento graduale dello stimolo della Banca centrale europea.
Sono le linee guida, le tre «P», dettate dal presidente della Bce, Mario Draghi, durante il suo atteso intervento al forum delle banche centrali a Sintra, in Portogallo. «Mentre l’economia si riprende dovremo essere graduali nel regolare i parametri della nostra politica, in modo da assicurare che il nostro stimolo accompagni la ripresa tra le incertezze persistenti», spiega Draghi.
«Ci troviamo ora in una situazione inusuale, la crescita nell’Eurozona è sopra il trend ma l’inflazione rimane modesta (risentendo di fattori esterni, come gli choc sui prezzi dei prodotti energetici e un eccesso di offerta nel mercato del lavoro che impedisce la ripresa dei salari, contratti indicizzati all’andamento dei prezzi in passato ha detto, ndr), più di quando ci potremmo aspettare in base agli standard storici», ha proseguito Draghi. «Siamo fiduciosi che queste dinamiche che agiscono sui prezzi siano temporanee» ha aggiunto il presidente che ha ricordato come la Bce abbia avuto successo nell’evitare che nell’eurozona si potesse innestare una spirale deflazionistica. Dall’inizio degli acquisti di titoli pubblici a gennaio 2015 da parte della Bce, l’economia dell’Eurozona è cresciuta del 3,6%, «più degli Usa dopo il Qe1 e il Qe2 nello stesso periodo».
Draghi ha poi notato che «vi sono segnali che un’indicizzazione sia tornata in alcuni Paesi di grandi dimensioni dell’Eurozona. In Italia, per esempio, l’indicizzazione rivolta al passato ora riguarda circa un terzo dei contratti privati». Draghi ha detto anche che «le riforme strutturali che hanno aumentato la contrattazione a livello d’impresa (anziché nazionale, ndr) potrebbero aver reso i salari più flessibili verso il basso, ma non necessariamente verso l’alto». In ogni caso, una volta che diminuirà la capacità produttiva inutilizzata, «ci saranno pressioni al rialzo sui prezzi»: si tratta semplicemente di aspettare che la politica monetaria abbia «pieno effetto».
Segnali positivi
«Tutti i segnali ora indicano un rafforzamento e un ampliamento della ripresa nell’area dell’euro. Le forze deflazionistiche sono state sostituite da quelle reflazionarie» ha detto ancora Draghi. «Un considerevole grado di accomodamento monetario è ancora necessario per far sì che le dinamiche dell’inflazione diventino durature e indipendenti», segnala comunque il governatore, «quindi, per essere sicuri che l’inflazione ritorni al nostro obiettivo, abbiamo bisogno di perseverare nella nostra politica monetaria».
Nell’Eurozona «c’è una ritrovata fiducia nel processo di riforma e nel sostegno alla coesione, che potrebbero aiutare a liberare domanda e investimenti». Lo ha detto il presidente della Bce Mario Draghi a Sintra, il Portogallo. «Per anni – ha detto Draghi – l’Eurozona è stata avvolta in una nube d’incertezza sulla possibilità di realizzare le necessarie riforme sia a livello nazionale che dell’Unione», un freno alla fiducia e agli investimenti. «Oggi le cose sono cambiate» e sul versante politico «spirano venti a favore».

Corriere della Sera

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