Big data, mondo da riorganizzare

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Il futuro? Un’audience trasversale a tv, radio, web e giornali

C’è un falso mito su internet da sfatare: quello per cui l’universo digitale sia completamente misurabile. O, meglio, internet si può monitorare con precisione nelle sue differenti pieghe ma «è un ecosistema talmente fluido da risultare molto difficile da fotografare», spiega a ItaliaOggi Fabrizio Angelini, a.d. di Sensemakers-Comscore Italia, società globale specializzata nelle rilevazioni delle audience sulle diverse piattaforme. «Servono metriche nuove e più omogenee perché è duplice l’obiettivo: occorre sia riunire in un unico scatto i mercati dei vari media sia poter comparare mercati nazionali e internazionali.
Un’ipotesi sarebbe, per esempio, iniziare col disporre di una legislazione uniforme a livello europeo». Giusto per fare un esempio, ha confermato Angelini che ha partecipato alla trasmissione Marketing Media and Money su Class Cnbc (canale 507 di Sky), condotta ogni martedì alle 21 dal direttore di Class Cnbc Andrea Cabrini, assieme alla giornalista Silvia Sgaravatti, «si sta integrando oggi la misurazione dei format tv con quella online ma il prossimo passo è aggiungere a tv e web anche la radio. Senza dimenticare la stampa che, pur non avendo un segnale audio come i primi tre mezzi, può essere associata a tv, web e radio grazie a microchip da inserire nelle copie cartacee dei giornali. Queste sono le nuove frontiere da superare nelle rilevazioni», prosegue l’a.d. di Sensemakers – Comscore Italia. «Ecco perché risulta fondamentale disporre di metriche comparabili tra loro».
Oggi, invece, un mondo del digitale a compartimenti stagni non facilita la trasparenza dei dati con ripercussioni che portano, tra l’altro, all’oligopolio di big come Facebook e Google. E anche la direttiva europea sull’e-privacy (la cui entrata in vigore è attesa per l’inizio della prossima estate), a detta del manager ma anche delle associazioni europee degli editori Emma ed Enpa (compresa l’italiana Fieg), rischia di agevolare proprio i big della rete, a discapito dei più piccoli editori (vedere ItaliaOggi del 30/5/2017). La concentrazione sul mercato digitale non è cosa da poco se, precisa Angelini, «due minuti su tre spesi online vengono passati chini sullo schermo dello smartphone e di questi due minuti il 90% del tempo è concentrato sulle app, soprattutto le app dei tre principali operatori WhatsApp, Facebook e Youtube». Da qui la loro posizione di vantaggio sulla disponibilità di più dati, la loro maggior profilazione e la più alta attrattiva per gli inserzionisti pubblicitari.
Comunque, «un primo passo per cambiare le regole e definire almeno perimetri di gioco uguali per tutti è il Libro Bianco promosso da Upa, insieme ad altre associazioni di settore», conclude Angelini, «che l’associazione guidata da Lorenzo Sassoli de Bianchi presenterà martedì prossimo» a Milano.

ItaliaOggi

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