Usura: Roma, Gdf confisca beni per 50 mln di euro

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Tre società con sede nelle British Virgin Islands, a Panama e a Roma, 11 immobili nella capitale e numerosi rapporti finanziari. Vale 49,9 milioni di euro il “tesoro” confiscato nell’ambito dell’operazione “Porta d’oro” dai finanzieri del Comando provinciale di Roma a Salvador Vicente Frieri Gallo e Giuliano De Angelis, responsabili dei reati di estorsione e usura secondo le indagini avviate nell’aprile 2014 e coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma. Frieri, colombiano (nato a Barranquilla, città nota come “Porta d’oro della Colombia”), formalmente residente all’estero ma di fatto domiciliato – da diversi anni – in Italia, era già noto al Nucleo di Polizia Tributaria di Roma in quanto censito, assieme al fratello, nella cosiddetta “Lista Falciani” – l’elenco di soggetti titolari di conti correnti presso la filiale ginevrina della banca HSBC – in qualità di mandatario del portafoglio mobiliare intestato a una società con sede nelle British Virgin Islands. De Angelis a sua volta risulta gravato – a partire dalla fine degli anni ’70 – da numerosi precedenti, per reati che vanno dall’estorsione, all’usura, alla ricettazione, alle lesioni personali, alla bancarotta fraudolenta. Le indagini degli specialisti del G.I.C.O. hanno permesso di ricostruire compiutamente “la rete degli interessi commerciali dei due e l’entità del patrimonio loro riconducibile, costituito in prevalenza da immobili ubicati a Roma, da società ‘esterovestite’ – ovvero formalmente non residenti ma aventi la sede effettiva dell’amministrazione in Italia – e da un rapporto finanziario acceso in una banca svizzera”. Le Fiamme gialle capitoline hanno sviluppato approfonditi accertamenti economico-patrimoniali, accertando “l’accumulazione di un ingente patrimonio, del tutto incongruente con i modesti redditi dichiarati”. In particolare, Frieri Gallo tra il 1997 e il 2012, non risulta aver mai presentato alcuna dichiarazione dei redditi, pur risultando a lui riconducibile, direttamente o tramite terzi, un consistente patrimonio societario, immobiliare e mobiliare. “L’elargizione di prestiti a tasso di usura – scrive il Giudice della prevenzione nel provvedimento di confisca – è risultata essere un’attività strutturata, caratterizzata dall’attingimento di provvista finanziaria da conti correnti di società estere, dall’utilizzo di contratti di finanziamento simulati, dal ricorso, se necessario, a minacce nei confronti delle vittime”.

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