Alitalia, gli strani appalti della compagnia di bandiera: lavori alla srl “fantasma”

Share

Alitalia, gli strani appalti della compagnia di bandiera: lavori alla srl “fantasma”

Nella drammatica crisi di Alitalia la fuga di ricchezza ha preso strade incredibili. Questa, per esempio, parte da Fiumicino, dove ha sede l’ex compagnia di bandiera appena commissariata e arriva in una piccola strada alla periferia di Catania, dove (almeno formalmente) ha sede la Digital Shell. E qui che a fine 2016, in piena crisi, arrivano ingenti pagamenti per lavori effettuati per il ramo Information and Technology di Alitalia, quello che doveva essere smantellato ed esternalizzato con il piano industriale presentato da Etihad e dai soci italiani e cestinato dopo il No dei lavoratori ai tagli. Lavori assegnati in via esclusiva e che avrebbero fruttato a questa minuscola srl siciliana altre cifre ingenti. Problema: la società è stata creata tre settimane prima di iniziare a ricevere le commesse. Un vero record.
I tre commissari nominati dal governo (Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e Stefano Paleari) hanno iniziato a lavorare giovedì. Oltre a cercare di vendere la compagnia dovranno predisporre una relazione sulle cause del dissesto della società. Come svelato dal Fatto, Alitalia ha chiuso il 2016 con un rosso di 500 milioni, dopo i 400 del 2015, primo anno della gestione Etihad che in un biennio ha prodotto perdite per un miliardo (il 2016 è stato un anno di boom per il settore). La relazione farà da base per eventuali richieste di risarcimento a beneficio dei creditori e andrà accertato se Etihad ha sottratto ricchezza alla compagnia. “Gli errori del management non ricadano sui lavoratori”, spiegava già a gennaio scorso il ministro dello Sviluppo Carlo Calenda. I commissari partiranno dai contratti di fornitura.
Torniamo a Catania. Qui il 9 maggio 2016 viene creata la Digital Shell, società attiva nella “consulenza nel settore delle tecnologie dell’informatica”. Viene iscritta nel registro camerale il 20 maggio. Capitale sociale: 500 euro. Zero esperienza. È una srl “semplificata”, con un socio e amministratore unico nato nel 1952. Inizia le attività il 13 giugno, otto giorni dopo diventa fornitore di Alitalia: un fenomeno imprenditoriale. L’ex compagnia di bandiera gli affiderà almeno quattro lavori in via esclusiva per 310 mila euro, stando ai documenti consultati dal Fatto. Due fatture (per 96 mila euro) riguardano il progetto “Metamorphosys”, il passaggio del sistema che gestisce prenotazioni, biglietteria, registrazione e controllo delle partenze dalla piattaforma “Arco” a quella “Sabre”.
Passaggio gestito dai dipendenti della divisione It e deciso dalla compagnia nel 2015: secondo i sindacati di base, come il Cub trasporti, ha creato disservizi e in diversi casi un aggravio dei costi. Altre due fatture (per 214 mila euro totali) riguardano la manutenzione del “Cams” (Connections Analisys Management System) il sistema progettato dalla divisione It di Alitalia nel 2011 per ottimizzare la gestione e il controllo dei servizi aeroportuali. Un gioiellino fatto in casa la cui manutenzione, però, viene esternalizzata a una società con un capitale di 500 euro e nata pochi giorni prima di diventare fornitore di Alitalia. L’ultima fattura di Digital Shell in ordine di tempo – da 201 mila euro, emessa a gennaio scorso – recita: “Messa in sicurezza (una tantum) di Cams”. Al Fatto risulta poi l’esistenza di una quinta fattura (anche questa per lavori su Cams), da circa 900 mila euro, il cui pagamento però sarebbe stato bloccato nei giorni scorsi. Altrimenti il conto dei bonifici verso Catania sarebbe salito di molto.
Perché esternalizzare lavori in una direzione che conta 221 dipendenti? Nel piano industriale, dopo aver rivendicato la “profonda trasformazione dell’area grazie alle migliori tecnologie disponibili”, l’azienda aveva dichiarato 150 esuberi, cioè la chiusura. A gennaio 2016, con l’arrivo dei manager voluti da Etihad per affiancare il nuovo ad Cramer Ball, a capo della divisione era stato nominato il siciliano Roberto Tundo, ex manager di Enel. Il Fatto ha provato a contattare la Digital Shell, che non ha un numero di telefono e possiede uno scarno sito in un inglese un po’ raffazzonato: al telefono dell’abitazione del titolare ha risposto una signora che si è qualificata come una “parente”, spiegando che si trattava della sede della società e che il titolare ci avrebbe richiamato non appena rientrato, ma non è successo. Alitalia assicura che da lunedì provvederà a verificare i contratti di fornitura con la società.

di Carlo di Foggia, Il Fatto Quotidiano

Share
Share