Atlantia: in cda cessione del 15% di Autostrade e fusione con Abertis

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Atlantia sale in Borsa mentre tutto sembra pronto per l’esame di due importanti dossier: la cessione del 15% di Autostrade per l’Italia (Aspi) e la possibile fusione con Abertis. Il titolo del gruppo autostradale è infatti in recupero a Piazza Affari dopo la debolezza della vigilia. Le azioni, che ieri avevano perso il 2,6% appesantite dal caso Alitalia e dalle incertezze per il traffico passeggeri degli scali romani controllati dalla holding quotata, oggi stanno recuperando terreno e salgono intorno all’1,5% . Tutto questo mentre i rifettori sono puntati sul consiglio di amministrazione di domani che si preannuncia decisivo sul futuro assetto della controllata Autostrade per l’Italia. Indiscrezioni riferiscono infatti che il cda formalizzerà la cessione del 15% di Aspi ad Allianz per un controvalore di circa 2,3 miliardi. Il cash-in sarà destinato al finanziamento dell’operazione-Abertis,tema che dovrebbe essere affrontato nell’ambito della stessa riunione del consiglio. L’operazione, infatti, si trova in una fase assai delicata dopo la fuga di notizie della scorsa settimana. E l’impressione, peraltro confermata dallo stesso ad di Atlantia Giovanni Castellucci, è che sia in corso una accelerazione per decidere in tempi stretti se ci sono i presupposti per procedere o meno con l’offerta sul gruppo spagnolo. Il fattore tempo, dunque, è chiave.
La valutazione complessiva stabilita da Atlantia di Abertis dovrebbe essere intorno a 16 miliardi di euro (14,7 miliardi effettivi se si tolgono l’8,3% di azioni proprie che Abertis ha in portafoglio). Valorizzazione che offre un premio di poco superiore al 17% rispetto all’andamento delle azioni del gruppo iberico di tre mesi fa. Quanto alla forma dell’offerta, come è noto, la proposta dovrebbe essere mista cash-azioni. Le banche coinvolte sono al lavoro. Sul dossier per conto di Atlantia starebbero lavorando Credit Suisse e Mediobanca, mentre per conto degli spagnoli di Abertis ci sarebbero l’americana Citi e Az Capital. L’operazione dovrebbe vedere una componente cash pari a circa 11 miliardi e i restanti 3,7 miliardi verrebbero pagati sottoforma di azioni, per una ripartizione della proposta: 75% cash e 25% in titoli. In corso ci sarebbero anche colloqui per costituire un mega-consorzio bancario che dovrebbe fornire i prestiti per l’offerta pubblica ma anche per il rifinanziamento del debito esistente: sul tavolo ci sarebbe un prestito da 8 miliardi di euro. Nel consorzio, che non è ancora stato costituito, ci dovrebbero essere le maggiori banche internazionali, spagnole e italiane: oltre a Credit Suisse, Citi e Mediobanca, che sono anche advisor, dovrebbero esserci le italiane Intesa Sanpaolo, Unicredit, ma anche Bnp Paribas-Bnl, fino a Goldman Sachs e Santander.
Lo schema dell’operazione, se dovesse essere confermata questa impostazione, porterà Edizione, holding della famiglia Benetton e socio di riferimento di Atlantia con circa il 30%, a subire una leggera diluizione nel capitale della nuova entità. I dati aggiornati a marzo 2017, come ricostruito dal Sole24 Ore di domenica 23 aprile, fotografano un net asset value per la finanziaria di 11,6 miliardi, di cui circa 5,6 miliardi riferibili al gruppo infrastrutturale a fronte di una partecipazione del 30,2%, mentre il resto è riconducibile alle quote in Autogrill, Benetton, immobili e altri investimenti non quotati, altre partecipazioni quotate e in Questio. Se l’operazione su Abertis verrà condotta rispettando le cifre che circolano sul mercato, significa che Atlantia metterà sul piatto circa 11 miliardi in contanti, grazie a un prestito ponte che verrà poi in parte rimborsato con la cessione del 15% di Aspi, e 3,5 miliardi (massimo 4 miliardi) saranno sotto forma di azioni. Ciò implica che, stante una valutazione del gruppo guidato da Castellucci vicino a 20 miliardi, stante l’emissione di nuovi titoli al servizio dell’offerta per un controvalore vicino o di poco superiore ai 3,5 miliardi, e adesioni pari al 100%, Edizione avrà circa un 25% della nuova entità. Una società che avrà una capitalizzazione aggregata prossima ai 35 miliardi, con 11 miliardi di debito aggiuntivo.
Ieri intanto il gruppo spagnolo Abertis ha chiuso il primo trimestre dell’anno con un fatturato in crescita del 18% a 1,281 milioni ed utile netto a 130 milioni (+13% like for like). L’ebitda e’ salito del 13% a 807 milioni spinto dall’aumento del traffico ma anche dal consolidamento delle acquisizioni delle tratte autostradali in Italia (A4 e A31) e delle concessioni in India insieme al tasso di cambio positivo in Brasile e Cile. Il traffico e’ cresciuto del 2,3% tra gennaio ed aprile, inclusi gli effetti della Pasqua, spinto soprattutto da Spagna (+6%) e Cile (+6,4%).

Il Sole 24 Ore

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