Roma, le Iene: “Incongruenze nella raccolta firme per Raggi”. La sindaca: “Nessuna irregolarità”. Di Maio: “Il Pd guardi in casa sua”

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Il programma Mediaset scopre alcune anomalie nei documenti della raccolta di firme per la candidatura della sindaca. I parlamentari dem sollecitano risposte dai grillini

Dopo l’inchiesta sulle firme false del M5S a Palermo e Bologna, scoppia un caso sospetto che riguarderebbe anche le firme raccolte per la candidatura della sindaca Virginia Raggi nella Capitale. In un servizio del programma Mediaset Le Iene, andato in onda ieri dal titolo “C’è un falso nella candidatura del sindaco Raggi?”, Filippo Roma, la “iena” che già aveva smascherato la “firmopoli” palermitana dei Cinque stelle, indaga su un evento verificatosi nell’aprile del 2016 durante la campagna elettorale pentastellata. Per avere chiarimenti, Roma raggiunge la Raggi sulle piste da sci dell’Alpe di Siusi. Ma la sindaca nel servizio televisivo non risponde: “A quel tempo ero candidata, chieda ai delegati di lista”, conclude stizzita. E oggi replica alle Iene: “Effettueremo ulteriori accertamenti e verifiche. Ma da quello che mi viene rappresentato dai miei stessi delegati non c’è alcuna irregolarità”.
Roma, Raggi: “Firme per candidatura? Nessuna irregolarità, sono tranquilla”
E, di fronte alla richiesta di risposte avanzata da numerosi parlamentari dem, Luigi Di Maio attacca: “Come sempre il Pd interviene senza guardare in casa propria”. Mentre il M5S romano, in un post sul suo profilo Facebook ripreso anche sul blog di Beppe Grillo, rassicura sull’autenticità delle firme:
Il servizio delle Iene. Il caso delle firme nella Capitale è stato sollevato da Alessandro Onorato, consigliere comunale per la Lista Marchini, che ha richiesto l’accesso agli atti per capire se sia stato commesso un falso nella candidatura di Virginia Raggi a sindaco di Roma. Le firme in questione sono quelle dei cittadini che i candidati di ogni partito devono raccogliere a sostegno della propria candidatura alle elezioni. Nel servizio delle Iene Onorato rivela di aver scoperto un’incongruenza. Nell’atto principale, ossia il modulo con cui si presentano le firme dei cittadini, è segnata la data del 20 aprile 2016 e sono indicate 1352 firme raccolte attraverso 90 “atti separati”, (ossia i moduli di raccolta delle firme stesse). Ma, il “Firma Day” del M5S, ovvero il giorno della raccolta firme, è stato il 23 aprile, tre giorni dopo rispetto alla data indicata sul documento. “O sono veggenti”, commenta Onorato al microfono di Filippo Roma, “o c’è un falso. Come facevano, infatti, i 5 stelle a sapere esattamente il numero delle firme che sarebbero state raccolte solo tre giorni più tardi?”. Inoltre, aggiunge il consigliere della Lista Marchini, risultano per il 23 aprile dieci certificatori (coloro che per legge autenticano le firme raccolte) per venti banchetti di raccolta disseminati in tutta la città. “Ma possono dieci cancellieri coprire venti banchetti sparsi in venti zone di Roma?”, si domanda Onorato, che afferma ironico: “Oltre al dono della preveggenza hanno forse anche quello dell’ubiquità?”.
I legali M5S. La iena Filippo Roma va a chiedere allora spiegazioni ai due legali del M5S Alessandro Canali e Paolo Morricone, delegati della lista di presentazione delle candidature, i quali sostengono che è tutto lecito e che è una prassi utilizzata da tutti i partiti lasciare delle parti in bianco sull’atto principale, che è per sua natura una “fattispecie a formazione progressiva”, quindi un atto che “come prevede la legge si può aprire prima della raccolta delle firme, lasciando alcune parti in bianco che verranno compilate in un secondo momento”, sostengono i due avvocati.
Gli altri candidati. Ma Roberto Giachetti, candidato sindaco per il Pd nel 2016 e Alfio Marchini, candidato per la lista omonima, interrogati dalle Iene dichiarano entrambi il contrario: “Prima si raccolgono le firme dei cittadini, poi se ne indica il numero esatto in un documento ufficiale”. Anche l’esperto di diritto amministrativo Bruno Santamaria smentisce la risposta dei legali del M5S e dichiara: “Mi spiace, ma la legge non prevede assolutamente questo”. E così anche l’Ufficio dei servizi elettorali del ministero dell’Interno e quello del Comune di Roma, il quale dichiara a sua volta che nel documento è presente un’anomalia e che pertanto il Comune non avrebbe dovuto accettarlo.
Raggi in montagna. Come già accennato, infine Filippo Roma parte per le Dolomiti e coglie la Raggi sulle piste da sci, esponendole tutta la questione. La sindaca non risponde e gli fa notare che la giornata volge al termine e vorrebbe godersi le ultime sciate. La iena perciò conclude: “Il mistero delle firme che ritornano dal futuro continua”.
L’attacco del Pd. Come detto, molti esponenti del Pd chiedono chiarimenti, come il senatore Stefano Esposito che, lanciando l’hastag #trasparenza, si rivolge alla sindaca su Twitter:


E i deputati dem Andrea Romano, Ernesto Carbone e Alessia Morani si domandano: “Dopo i casi di Palermo e Bologna il metodo firme false arriva anche a Roma?”.

Monica Rubino, La Repubblica

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