Borse europee in rosso con Asia e Wall Street. A Milano giù Fiat e le banche

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Seduta all’insegna della debolezza per le Borse europee, sulla scia di Wall Street che ieri ha archiviato la giornata peggiore dell’anno e di Tokyo, che ha chiuso in calo di oltre il 2% sul rafforzamento dello yen e di un nuovo test missilistico nordcoreano. Negli Usa a pesare è l’umore meno ottimista sulle politiche di Trump, dopo i primi sintomi di scontri con il Congresso sull’approvazione della riforma dell’Obamacare, mettendo in discussione la possibilità che le promesse elettorali del neo presidente possano essere realizzate in tempi rapidi. Il calo è concentrato soprattutto sul comparto finanziario, limitano le perdite solo le utilities. Intanto, l’Fbi ha confermato le indagini sui contatti tra il neopresidente e la Russia.
Banche e materie prime sotto pressione
Indici tutti in rosso nel Vecchio Continente (segui qui l’andamento delle Borse europee), con le vendite che colpiscono in particolar modo le banche e i titoli delle materie prime (segui qui l’andamento dei settori in Europa). Da segnalare a Parigi il crollo di Gemalto (oltre il 21%), specialista nei sistemi di pagamento e della sicurezza digitale, che ha lanciato un profit warning sulle stime di utile operativo 2017 a causa del rallentamento delle vendite di smart card negli Stati Uniti. In rosso anche Piazza Affari con il FTSE MIB in flessione zavorrato dal calo dei bancari, i più venduti come nel resto del Vecchio Continente: pesanti Banco Bpm, Unicredit, Banca Pop Er, Mediobanca, Ubi Banca. Pochi i titoli che si salvano dalle vendite, anche le utilities partite in rialzo hanno poi virato in rosso. Resistono in positivo Ferrari, Atlantia e Telecom Italia che si ferma comunque sulla parità: il Credit Suisse in un report pubblicato oggi ha alzato il target price sul titolo e le stime di ebitda del 10%. Fuori dal listino principale, Parmalat è in positivo sopra i 3 euro con Lactalis che ha rinunciato alla soglia del 90% e ha riaperto l’adesione all’offerta dal 29 marzo al 4 aprile. L’offerta ha portato Lactalis all’89,7% del capitale includendo le azioni proprie detenute dall’emittente. Titolo migliore del listino è Pininfarina, che ha diffuso i conti del 2016 con un utile netto di 20,5 mln, dopo il pagamento e riscadenziamento del debito. Il cda, valutando gli effetti dell’accordo di riscadenziamento del debito e l’approssimarsi dell’aumento di capitale di Mahindra, considera Pininfarina non più soggetta a rischi di continuità aziendale.
Pesante Fiat, al via le indagini francesi sulle emissioni diesel
Vendite su Fiat Chrysler Automobiles dopo che la magistratura francese ha detto che indagherà il gruppo. Dopo Volkswagen e Renault anche Fca viene sospettata di avere posto in essere frodi sui dispositivi di controllo delle emissioni dei veicoli diesel. Fca ha tuttavia precisato che la notizia non presenta alcuna novità: lo scorso 6 febbraio infatti l’Autorità preposta francese aveva comunicato ufficialmente la decisione di trasmettere la documentazione sul Gruppo alla magistratura. Il gruppo automobilistico ha ribadito che i suoi veicoli diesel sono pienamente conformi alle norme in materia di emissioni, come confermato dal Ministero Italiano dei Trasporti. Secondo quanto scrive oggi Il Sole 24 Ore, le autorità francesi si sono concentrate soprattutto sulle emissioni della Fiat 500X. Se Fca fosse ritenuta colpevole, dovrebbe pagare una multa fino al 10% dei ricavi. Gli analisti di Banca Akros (rating buy e target price a 12,70 euro) calcolano che la multa sarebbe quindi pari a un massimo di 30 milioni. Gli analisti sottolineano che Fca è uscita indenne da un’analoga indagine in Germania e che i rischi dall’indagine francese sono relativamente modesti.
BTp: spread con Bund in area 185, rendimento fermo al 2,3%
In un clima generale che sembra tornare verso l’avversione al rischio e favorisce l’obbligazionario, lo spread in avvio è sui livelli di ieri in area 185 punti con il rendimento dei BTp al 2,3%. Oggi in calendario sul primario l’asta di Bund decennali 2027 da 3 miliardi. Oggi è in calendario la seconda riunione mensile della Bce (non di politica monetaria) da cui potrebbero emergere dettagli sulla riduzione degli acquisti di titoli da 80 a 60 miliardi di euro da aprile. Negli Usa già ieri marcato calo dei tassi sul comparto a lungo e lunghissimo termine, conseguente appiattimento della curva. Il tutto, sottolineano gli analisti di Mps Capital Services, malgrado nel frattempo alcuni membri Fed (Mester e il membro votante Kaplan) abbiano fatto riferimento alla possibilità che la Fed inizi ad interrompere il reinvestimento di Treasury, un fattore di rilievo in prospettiva, visto che il prossimo anno scadranno ben 425 miliardi di dollari di Treasury detenuti dalla Fed. In Giappone, balzo del surplus commerciale a febbraio salito al massimo da 7 anni. Stanotte dai verbali della riunione BoJ di fine gennaio è emerso che alcuni membri si sono opposti all’ipotesi di alzare il target sul tasso decennale, nonostante il rialzo tassi Fed a dicembre, perché l’obiettivo della BoJ deve essere focalizzato al raggiungimento del 2% d’inflazione.
Dollaro sui minimi da 4 mesi contro lo yen
La giornata si presenta povera di dati macroeconomici di rilievo. Sul fronte dei cambi, l’euro oscilla sulla soglia di 1,08 sul dollaro (segui qui l’andamento dell’euro contro le principali valute e qui quello del dollaro) . Il biglietto verde continua a indebolirsi nei confronti delle principali valute, in particolare verso sterlina e yen. La prima è stata favorita dal dato sull’inflazione di febbraio maggiore delle attese, che ha aumentato la probabilità di un rialzo BoE nella prima parte del 2018. La seconda dal clima di risk-off sui mercati azionari e dal calo dei tassi governativi statunitensi. Lo yen è sui massimi da novembre contro il dollaro. In un generale clima di avversione al rischio, è in calo il prezzo del greggio (segui qui l’andamento del Brent e del Wti) sulle notizie di un aumento delle scorte Usa maggiore del previsto.

(di Chiara Di Cristofaro – Il Sole 24 Ore Radiocor Plus)

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