Il Carnevale se ne va. Le carnevalate dei politici… mai!

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di Ettore Martinelli

ParlamentoAnche quest’anno il Carnevale arriva e se ne va. Peccato, sarebbe stato bene non finisse con il martedì grasso. Un’occasione sprecata non prolungarlo, perlomeno sino alla conclusione delle carnevalate della politica, quella con la p minuscola. Sarebbe stato provvidenziale ottenere una sorta di proroga, tipo quella che il popolo non ha concesso a lor signori, ma la casta impunemente si è presa. Populismo? Può darsi, ma è la verità. Protrarre il Carnevale non per divertimento, né per le chiacchiere, né per i coriandoli, purtroppo le condizioni del Paese hanno messo in crisi anche la voglia di scherzare, persino con le maschere al volto. Semplicemente in quanto – dalla notte dei tempi – si permette quel che in altri momenti sarebbe inammissibile, inconcepibile. Nessuno scandalo se i ruoli si invertono: uomini mascherati da donne e viceversa, poveri da ricchi, ricchi da accattoni, ultimi da potenti. Con scherzi e dissolutezza si può rovesciare ogni cosa, ribaltare gli schemi. Nessuno si stupisce, spaventa o allarma, perché è considerato normale tra carri e feste. Del resto, non c’e’ di che ridere nel vedere il Carnevale che se ne va. A maggior ragione se le carnevalate – per nulla divertenti – dei politici che restano, non danno mai tregua. Non se ne trarrebbero che benefici da un’inversione delle parti anche dopo in Carnevale. Parlamentari in tuta blu, parassiti alla fame, banchieri ad elemosinare, disoccupati e precari al lavoro con dignità. Ma sulle maschere cala il sipario e arriva la Quaresima. Ci resta un’unica possibilità, che ad esser sinceri altro non è che un’illusione. Scovare la maniera affinché i potenti, per nulla avvezzi a digiuno e penitenza, facciano una quaresima. Scelgano pure quale, poco importa sia laica o religiosa; insomma passino un periodo di purificazione fisica e spirituale, indipendentemente dalla Pasqua. Ecco di cosa la politica non può fare a meno, di purificarsi. E siccome le parole hanno un significato – per le persone normali non per loro, si intende -, a questo mi attengo. La purificazione si impone alle persone impure, indegne. Ancor di più se anche sfacciate, come i protagonisti dell’indecoroso e tragico spettacolo a cui siamo costretti quotidianamente. Una triste tragedia, dal biglietto troppo alto per i cittadini, tocca sopportare e subire. Non si può restare supinamente nell’attesa di un messia, di un’alternativa, di una magia, senza pretendere la fine dello squallore dei politicanti. Non contenti dell’essere inadeguati di fronte ai problemi del Paese, sadicamente calano carichi da undici a non finire. Si tratti di conti, sprechi, banche, debito, inchieste, delinquenti, voltagabbana, sempre gli stessi sono i responsabili. Che fare? Vivere in un Carnevale non si può ma, senza scherzi e affatto dissoluti, rimane di partecipare attivamente, in ogni forma e da qualunque parte. Non si rovesciano da soli e fanno di tutto per disilluderci. Stupiamoli, le carnevalate fuori periodo sono dei ridicoli, la pagliacciata deve finire.

di Ettore Martinelli, La Verità

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