Marchionne, ultimi 24 mesi ma potrebbe restare di più

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Nel 2016 ha guadagnato 10,6 milioni. Tra 2 anni lascerà. Ma per trovare l’alleato e sciogliere i nodi Usa sono pochi

Tra poco più di 24 mesi, con l’assemblea degli azionisti Fca del 2019, archiviato il piano industriale, Sergio Marchionne passerà (così si dice da tempo) le consegne al suo successore.
Due anni possono sembrare tanti, ma anche pochi. Dipende da quanta carne c’è al fuoco.
E per Fca ce n’è proprio tanta, in pratica le sfide che Marchionne deve vincere. Il lavoro, dunque, non manca ed è ben retribuito. Nel 2016, come si legge nelle relazione di bilancio depositata alla Sec, il top manager ha percepito un assegno di oltre 10,6 milioni di euro, tra salario base (3,6 milioni), bonus (6,1 milioni) e altre voci (917mila euro). Molto più pesante rispetto a quello del suo presidente John Elkann: 2,4 milioni.
Oltre alla pianificazione e al lancio dei nuovi modelli, in particolare quelli di Alfa Romeo e Maserati, i nodi da sciogliere riguardano le possibili conseguenze economiche per il gruppo derivanti dal «Dieselgate» americano, gli effetti della presidenza Trump sulle produzioni di auto fuori dagli Usa e la ricerca del nuovo socio. Tutti temi toccati nel documento presentato alla Sec. Una spada di Damocle su Fca riguarda l’indagine di Epa, Dipartimento di giustizia, Sec e delle procure di alcuni Stati per la presunta violazione delle norme sulle emissioni Diesel di 104mila veicoli.
La multa che Fca rischia di vedersi appioppare può arrivare fino un massimo di 4,3 miliardi di euro. Marchionne ha sempre respinto le accuse mosse e lo ha ribadito nel documento, insieme alla massima disponibilità a collaborare per tutte le verifiche necessarie. Non mancano, comunque, le preoccupazioni causate da una possibile sanzione «su posizione finanziaria, risultati delle operazioni e flusso di cassa», ma anche per l’impatto «sulla reputazione presso i consumatori». L’altro rischio arriva dalle decisioni che Donald Trump prenderà sulle importazioni di veicoli negli Usa, in particolare dal Canada e dal Messico, ma anche dall’Italia, dove nascono i nuovi modelli di Maserati e Alfa Romeo in linea con i gusti del popolo yankee.
E poi c’è la volontà di convolare a nuove nozze, un’impresa tutt’altro che facile. Il fatto è che altri costruttori sono molto attivi in questo processo di consolidamento. Fca, invece, che per prima ne aveva parlato, continua a essere al palo. «L’integrazione dei nostri competitor potrebbe avere effetti materiali avversi sulla nostra attività», si legge nel documento di oltre 300 pagine. C’è poi il nodo del debito, che potrebbe limitare la capacità del gruppo di ottenere ulteriori finanziamenti a termini competitivi.
Alla Sec viene ribadito che Marchionne rimane «la chiave nell’esecuzione del piano» e che lo stesso ad «ha indicato l’intenzione di restare per la durata del piano stesso», con Fca che ha già realizzato «programmi di successione ritenuti adeguati». Una domanda, però, corre nei corridoi del Lingotto: se due anni non bastassero per completare l’opera, Elkann potrebbe chiedere a Marchionne di rinviare il trasloco? Non è più escluso. Facendo magari felice l’ad.

Pierluigi Bonora, il Giornale

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