Il risparmio con lo scudo

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Ci chiediamo mai perché risparmiamo? Perché dopo aver fatto mille sacrifici per produrre il nostro reddito, ne facciamo altri nel non spenderne una parte consistente? Il risparmio è costituito da mille rinunce, fatte in funzione di una progettualità futura tutta da costruire. Siamo certi, in tal senso, di aver chiaro il nostro progetto di vita economica? Siamo sicuri di averci pensato davvero? L’ultima indagine sulle scelte finanziarie degli italiani, sviluppata dal Centro Einaudi, ci fornisce una doppia chiave di lettura: da un lato sembra che nel nostro Paese si pensi eccome al perché fare sacrifici economici orientati al futuro; dall’altra, invece, appare chiaro di come tali obiettivi non trovino corrispondenza nelle strade utilizzate per realizzarli.
Quasi il 60% dei risparmi, infatti, sono accantonati per far fronte agli imprevisti, quello che molti di noi traducono nel più semplice «Non si sa mai». Questa parte considerevole del nostro risparmio è vincolata mentalmente, non possiamo toccarla perché rappresenta la nostra garanzia. Soprattutto non è disponibile per la progettualità legata alla crescita di altri obiettivi altrettanto importanti quali il futuro dei nostri figli, la previdenza, i nostri sogni da realizzare. Il denaro può e deve essere emozione, l’emozione per ciò che con quel denaro possiamo realizzare. Ma l’emozione che vince davvero è quella legata alle nostre paure, all’incertezza che l’imprevisto nascosto dietro l’angolo possa determinare. Ed è giusto che sia così. Sbagliata è la modalità scelta. Basterebbe assicurare il nostro Capitale Umano per cancellare definitivamente il «Non si sa mai». Assicurarsi dagli imprevisti li rende prevedibili. Lo si potrebbe fare con una parte marginale di quei risparmi, oggi infruttuosamente vincolati che così tornerebbero a nostra disposizione. Liberi di produrre crescita per tutto ciò che veramente ci interessa.

Leopoldo Gasbarro

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