IL CLUB DELLE SECONDE MOGLI

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di Cesare Lanza

Nove ritratti di donne che sanno comanda stando dietro le quinte
Storie avvincenti che mostrano come siano cambiati società, costume e sentimenti

Da un po’ di tempo mi frulla in mente un’idea forse bizzarra, giudicate voi: raccolgo appunti e informazioni per un progetto, un librino sulle seconde mogli. Non si tratta di gossip, anche se alcune storie sono avvincenti, e divertono, per alcuni episodi, trasgressivi, comunque non convenzionali, vissuti dalle protagoniste. Sono in realtà convinto che il ruolo – ormai diffuso – delle seconde mogli sia una testimonianza, narrativamente interessante, di profondi cambiamenti della società in cui viviamo: non solo, ovviamente, della famiglia, ma anche in generale del costume e soprattutto dei sentimenti umani alti e bassi, a cominciare dall’amore per finire con l’invidia. Ecco nove importanti signore, seconde mogli, che fanno discutere. In rispettoso ordine alfabetico.

MARTA BRIVIO SFORZA.

Aveva vissuto a Roma una spavalda, libera e anche sfrenata giovinezza. Poi, su consiglio di importanti protagonisti del Palazzo (termine all’epoca appena coniato da Pier Paolo Pasolini), ha fatto una irresistibile irruzione sulla scena di Milano, sposando Annibale, l’erede di una nobile, secolare famiglia. Si è adattata a vivere in un castello, il palazzo Trivulzio Brivio Sforza, la casa più bella di Milano, forse anche di più di quella di Giulia Maria Crespi. La conoscenza è recente, me la presentò una delle donne più famose del Novecento italiano, Marta Marzotto, che l’aveva presa a ben volere, è sostenuta, come piacevole e affezionata dama di compagnia. Ma riuscirò a essere oggettivo? Vi svelerò, correttamente, un lieve retro- , scena personale. La signora Brivio Sforza ha avuto la sfacciataggine di annullare all’ultimo momento un mio invito a pranzo, che pure aveva festosamente accettato. Vivo a Roma, ero andato quasi apposta a Milano, la mia agenda ne fu turbata, insieme con il puntiglio. Non ho risentimenti per questo: si sa che i nobili, specie quelli acquisiti, non rispettano – spesso le regole del comune galateo. Non si è scusata, era il giorno di San Valentino, mi ha detto semplicemente che aveva molti impegni. Restiamo lontani, vi prego, da frettolose malizie. Troppi corteggiatori? Certo non sono pochi. Mah. Mi farò con il tempo una opinione più approfondita. Marta mi ha sostenuto nella mia campagna a favore delle polizze contro le calamità naturali, non lo dimentico. È una donna bella, affabile, ironica, di mente libera. Però con uno sguardo un po’ spento, non dev’essere facile vivere da castellana, in quel labirinto di sale e corridoi, senza cani da riporto. Anche lei, come molte seconde mogli, preferisce portare il cognome del marito, anche se con lui non può condividere il presunto sangue blu. Si occupa di iniziative di beneficenza, ha fama di mostrarsi disponibile, puntuale. E in questi giorni aggrega, per celebrarla, gli amici di Marta Marzotto: esemplare! Con me è andata storta, ma chi sono io per giudicarla frettolosamente? Capricciosa.

ILARIA D’AMICO.

Non ha sposato Gigi Buffon. ma neanche Rocco Attisani, il primo compagno, un immobiliarista, con cui ha avuto una lunga relazione e un figlio. È il simbolo più brillante, tra i tanti possibili, dei nuovi costumi, in cui la convivenza sostituisce sempre più spesso il matrimonio rituale. Conduttrice televisiva di superiore qualità, eccellente nel principale programma sportivo di Sky: a qualcuno non piace per la voce stridula, tecnicamente le rimprovero solo il vezzo di dire «chiaro, chiarissimo», quando con evidenza non tutto le è chiaro, ha solo deciso di chiudere un collegamento e voltare pagina. Da tre anni è sentimentalmente legata al capitano della Juventus e della Nazionale italiana. Il 6 gennaio 2016 il celebre portiere, campione del mondo, annuncia su Facebook la nascita del primo figlio della coppia, Leopoldo Mattia. Gigi è fresco di separazione da una delle più desiderate gnocche della televisione, Alena Seredova. Ilaria, meno vistosa, potrebbe essere nostra ambasciatrice nel mondo. Brilllante, mai volgare. Misurata, mai una parola di troppo. Elegante, mai scosciata o allusiva. Competente, ma senza eccessi, nel mondo esagitato del calcio. Scivola disinvolta tra malizie e pettegolezzi, come quelli, memorabili, sulla tenerezza dei rapporti con Monica Bellucci. Col sorriso tiene a bada una masnada di calciatori, allenatori, giornalisti, quasi tutti chiassosi e presuntuosi (ha stritolato Mario Sconcerti, costringendolo a tornare in Rai). È felice della sua bella famiglia allargata. «Tra i lati positivi c’è di bello che i nonni si moltiplicano: io posso contare su ben tre nonne!» Cioè la mamma di Buffon, la sua e anche quella di Attisani. È ambiziosa e determinata, ma senza farlo apparire. Anche per il suo compagno. Buffon sembra pronto per una carriera da dirigente, a livello internazionale, come fu il suo ex compagno di squadra Michel Platini, nella Uefa (si sussurra che l’idea gliel’abbia messa in testa, e la gestisca, lei). Diplomatica.

MARIA DE FILIPPI.

È la quarta moglie di Maurizio Costanzo ma potrebbe essere anche la nona o la decima, che importa? L’aspetto essenziale è che, di certo, è quella definitiva, l’ultima. La seconda era stata Flaminia Morandi: «Era bellissima», ha ricordato Maurizio con falsa modestia «non so come abbia lasciato Alberto Michelini, per me!» Si intuisce invece perché Costanzo la lasciò, se si pensa che la colta Flaminia era autrice di programmi dai titoli inquietanti come «Fondamenti spirituali nel futuro» e «In colloquio, alla scoperta della paternità intellettuali». Maria De Filippi lasciò invece, da un giorno all’altro, un chirurgo di Pavia, bello come il sole e degno di Beautiful, e seguì a Roma Maurizio, che aveva appena conosciuto in un dibattito. Costanzo è un Casanova atipico, il primo ad ammettere che la sua principale qualità seduttiva è l’ affabulazione. In Maria, notoriamente di poche parole, trovò però una partner difficile: sia perché, per la nota abilità femminile, lei scelse, benché attratta, di non concedersi al volo; sia perché, in seguito anche professionalmente, seppe come discernere, nella marea di parole, ciò che arriva dalla mente e dal cuore, rispetto a quanto attiene alla compulsività dialettica (Maurizio in questo è imbattibile). Nessuno avrebbe scommesso un centesimo, quando Costanzo, come aveva fatto con altre fidanzate e spose (tra le altre, Marta Flavi), la lanciò in video. E invece… Il successo è stato immediato, crescente, travolgente. Maria è entrata da tempo nella storia della televisione, come vi resterà il marito. Ma, oggi, il suo dominio nello show System è uguale, se non superiore, a quello che Costanzo ottenne con Bontà loro in Rai e con il suo show a Canale 5. Determinante il suo stile iper maschile: voce tenebrosa, poche parole, essenzialità, nessun divismo (in scena). Un successo tanto forte, da ridurre in polvere le chiacchiere su presunti aspetti privati del legame con Maurizio. E da mettere a tacere le perfide critiche sui suoi programmi incentrati su bulli e sgallettate, di coattismo esagerato. Negli affari privati non sono mai entrato, sulla identità televisiva di Maria invece sono sceso baldanzosamente in campo per sostenere che si tratta di puro neorealismo, paragonabile a quello, cinematografico, del dopoguerra. Probabilmente andrò all’inferno per questo, propiziato dall’indignazione di Roberto Rossellini, Luchino Visconti e Vittorio De Sica. Né lei mi ha mai ringraziato, forse per snobismo, forse perché è la prima a dubitare della mia sanità mentale. Cosa rimproverarle? Come ho già scritto, deplorevole che sia uscita per una settimana da Mediaset, a condurre il Festival di Sanremo, con Carlo Conti. Perché? Semplice noia o vanità? 0 le palle le si stanno sgonfiando? Potrebbe inventare e condurre lei un anti festival, su Canale 5! E vincerebbe. Anti diva (in apparenza).

MARISELA FEDERICI.

Romantica, innamorata della poesia e della grazia in ogni aspetto. Da poco vedova di un grande imprenditore, si sposta di continuo da Roma, residenza teoricamente stabile, a Londra e in Venezuela, il suo Paese di origine. Alta, elegante, seduttiva – la più seduttiva, anzi -. E con una fortissima personalità: non si è minimamente curata dei mormoni dei benpensanti, quando ha rivelato, senza problemi, il suo legame – più che affettivo – con Susanna (Suni) Agnelli. Con la rara capacità di dire cose altrove scandalose, senza suscitare scandalo. Non ha altezzosità né spigoli nel suo carattere. E felice di accogliere e mettere a loro agio decine di invitati nella villa sull’Appia Antica, che ha arredato metro per metro, oggetto per oggetto, fiore per fiore. Fotografi e scrittori, attori e attrici, personaggi televisivi, nobili e reietti. Casa (anzi villona!) aperta. Un piccolo problema: arrivarci in auto significa affrontare coraggiosamente un tragitto impervio, sobbalzare su pietre intoccabili per volere (sacrosanto) delle Belle Arti. Allora ho proposto a Marisela di accompagnarmi in una osteria che conosco, per deliziarci con una amatricianella ben fatta. Lei promette e promette, ma non esce dal suo regno.- Lo farà? Impeccabile.

VERONICA LARIO.

A cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, a una prima della Scala, mi trovai di fronte a Silvio Berlusconi, ch’era in compagnia di Veronica. Ero con la mia compagna e (seconda, anche lei) futura moglie e la presentai: «Questa è la mia ragazza…». E il Cavaliere: «E questa è la mia! » Veronica non disse una parola, neanche un sorriso. Mi colpì tuttavia il suo sguardo profondo, acuto. Ma mai avrei immaginato che, un giorno, la sua rottura con Silvio sarebbe stata di ineguagliabile perfidia, tale da provocare uno scalpore senza precedenti. Così, nella rassegna delle seconde mogli, l’ex signora Berlusconi occupa una posizione simbolica fondamentale, un riferimento storico per le donne scontente del marito… Quanto all’immagine, Veronica scelse come tribuna per il suo sfogo, La Repubblica, cioè il giornale più detestato da Berlusconi e dai suoi seguaci, quello che ogni giorno tuonava verso le imprese, buone o pessime che fossero, del Cavaliere. L’invettiva inattesa ebbe un impatto enorme sul l’opinione pubblica, anche moderata. E quanto all’argent, siamo di fronte un capolavoro concreto quanto quello formale: se è vero che, a memoria, di tribunale in tribunale, i cosiddetti alimenti sono passati da tre milioni a una pur confortante metà, oltre ad altre concessioni, come una splendida villa e sontuosi beni. Ciò che nobilita le rivendicazioni della signora, è la battaglia per tutelare i diritti dei tre figli, per uniformarli a quelli dei primi due, che Silvio ebbe dalla sua prima, dignitosa e riservata sposa, Carla Elvira Lucia Dall’ Oglio (mai un’intervista, mai una parola pubblica) . Nessuno tuttavia, tra le centinaia di critiche e contestazioni che gli sono state fatte, ha mai messo in dubbio la generosità di Berlusconi, come padre. Consapevole.

ELIDE MELLI.

Ecco un’adorabile seconda moglie, che si propone con il suo cognome e non con quello del marito. È vedova di Massimo Pini, che fu amico fraterno di Bettino Craxi e manager di prima fila (tra gli altri incarichi, vicepresidente della Rai e poi dell’ Iri). Di Elide colpiscono tre aspetti. Il primo: un carattere spigoloso, poco indulgente a compromessi, con convinzione piena nelle sue idee e determinazioni. Il secondo: è avvinta al ricordo, all’amore per Massimo, con forme di romanticismo molto rare, nel terzo millennio. Per ultimo, last but not least, è una donna che lavora con successo, con qualità particolare, imprenditrice nel cinema e in fiction televisive. È anche una brava cuoca, e questo non può non piacere a un buongustaio come me. Ma soprattutto mi colpiscono la sua capacità di indipendenza, il coraggio, il carattere battagliero, nel lavoro che ha scelto. Vuole ora valorizzare la figura del marito (che in prime nozze fu legato a Margherita Boniver), testimone per trent’anni e spesso anche protagonista di una stagione politica italiana, ancora in gran parte da capire e valutare. Non sono molte le mogli, prime o seconde che siano, a dimostrare una simile, concreta devozione. Passionale.

LETIZIA MORATTI

La definii, in epoca non remota, la Thatcher italiana. L’espressione piacque e si diffuse. Letizia Brichetto Moratti è la seconda moglie di Gianmarco Moratti, il primo figlio del leggendario Angelo (il petroliere principe e proprietario di una formidabile Inter, allenata dal «mago» Helenio Herrera, in cui giocavano Giacinto Facchetti, Luis Suàrez Miramontes, Sandro Mazzola). Letizia quando fu in auge poteva ambire a qualsiasi incarico, anche a capo del governo, se gli astri le avessero concesso opportunità giuste. In Rai, nella scassata Rai di oggi, ancora si ricorda la sua autorevolezza. Era presidente e sbattè fuori da un minuto all’altro il suo direttore generale, senza neanche consentirgli di tornare per svuotare i cassetti. È stata anche sindaca di Milano e non fu rieletta, dopo notevoli successi (sua la firma sull’Expo), in conseguenza di due errori. Il primo, si affidò con eccessiva fiducia a collaboratori che pensavano soprattutto alle loro ambizioni, non agli interessi di Milano e alla sua rielezione. Il secondo, per lealtà non si svincolò da Silvio Berlusconi, perdendo così la sua immagine, risolutiva, d’indipendenza. Diventammo amici dopo che le scrissi una lettera per spiegarle la mia stima. Mi chiese di accompagnarla in un suo viaggio di lavoro in Israele, e conservo bei ricordi. Non è generosa, è fredda, non sa conquistare la simpatia popolare con sorrisi e parole. Ma anche Margaret Thatcher era così. In più, come donna, è tutt’altro che algida: erotica, priva di pregiudizi. Nordica.

GIOVANNA PASSERA.

In questo caso, si spacca l’opinione di salotti e addetti ai commenti sussurrati dietro le quinte. Direi, a metà. Chi sostiene che Giovanna Salza (niente a che vedere con il famoso banchiere torinese), seconda moglie di Corrado Passera, è una donna di straordinaria qualità, che ha reso felice l’ex banchiere ed ex ministro. E chi dice, pur confermando la qualità della personalità di Giovanna, sostiene invece che sia stata lei a indurre il marito a una serie di gravi errori: lasciare Banca Intesa e accettare di fare il ministro dello Sviluppo economico del criticatissimo governo tecnico presieduto da Mario Monti; fondare un partito con l’ambizione di proporsi come potenziale premier; infine candidarsi, e presto ritirarsi, a sindaco di Milano. Opterei per la prima che ho detto, con qualche puntualizzazione. Sicuramente tra Giovanna e Corrado c’è un’importante storia d’amore, che ha indotto Passera a separarsi dalla prima moglie, Cecilia Canepa, una donna cattolicissima, rigorosa, di stile tradizionale. E sicuramente Giovanna è una donna ambiziosa e desiderosa che Corrado lo sia anche più di lei. Ma dubito che Passera, col suo curriculum (ex consigliere personale di Carlo De Benedetti, con successi manageriali ragguardevoli alle Poste e In banca), abbia commesso errori e passi falsi per l’influenza dei sentimenti. Preferisco, da giocatore, pensare che abbia voluto giocarsela, come si dice, a un certo punto della sua vita, sui due fronti: scegliendo, nella vita privata, l’amore; e puntando su altri, e alti, traguardi nella vita pubblica. L’errore dell’accesso al governo Monti è comprensibile e giustificabile: l’abbaglio, all’epoca, fu di molti. Mi fa simpatia che Passera abbia accettato, senza uno straccio di garanzia: come un giocatore temerario, che non ti aspetti. E forse in questo Giovanna avrebbe potuto meglio consigliarlo, chissà. Monti ad esempio si garantì, facendosi nominare da Giorgio Napolitano senatore a vita, il giorno prima. Passera invece andò allo sbaraglio. Quando si accorse che il prof/premier fosse ben diverso dal presunto statista, era troppo tardi. Provò a prendere le distanze, con decenza, ma non bastò: ormai era coinvolto in quel disastro. E le successive, confuse e contraddittorie, aspirazioni politiche? Meno comprensibili: all’ex ministro avrebbe giovato un periodo di silenzio, come a tutti coloro che in politica perdono una partita decisiva. Conclusione: Corrado è alla ricerca di un’identità, adeguata alle sue capacità, per la seconda stagione della sua vita. Giovanna – più giovane di vent’anni – lo aiuta, lo sostiene, gli ha dato figli, amore, curiosità ed energia; e lo rende felice. E sono passati nove anni. Vi pare poco? Ambiziosa.

SONIA RAULE.

Seconda moglie di Franco Tatò, manager tra i più apprezzati in Italia. Quando Tatò guidava la Mondadori, Silvio Berlusconi disse di lui: « Mi guarda con occhi penetranti come se si chiedesse quale sia il mio costo, il peso per l’azienda». Sonia lo sedusse con il suo non resistibile charme e la relazione, impreziosita da un figlio, contro le previsioni generali, dura tuttora. Il segreto? La Raule ha una capacità (invidiata dalle seconde mogli), prepotente, travolgente, di non annoiare Franco. Fascino fisico, di comportamento e di linguaggio. Una volta la intervistai per Panorama e mi incantò con una lunga analisi erotica di quanto potessero piacere un tacco alto sotto una gamba da mannequin. Ed ero soltanto un intervistatore ! Mi resta un dubbio: come mai Sonia non sia riuscita, nonostante ogni valido presupposto, a raccogliere un clamoroso successo. Sfiorò la conduzione del Festival di Sanremo, dove sarebbe uscita dal solito cliché. Non escludo che, paradossalmente, sia stata proprio la vicinanza di un uomo imponente come Tatò a frenarla, anziché sostenerla. Quanto al futuro di Sonia, così come ai suoi lontani inizi, la curiosità di molti resta alta, e io non ne sono immune. Effervescente.

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di Cesare Lanza, La Verità

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