Lo spettro del commissariamento europeo sul governo Gentiloni

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Il braccio di ferro tra la Commissione europea e il governo italiano entra di prepotenza in questo inizio di campagna elettorale che ancora nessuno ha esplicitamente cominciato ma che, nei fatti, e già in atto. L’Italia rischia il commissariamento. La Commissione europea, delusa dalla lettera spedita da Roma a Bruxelles in risposta alla richiesta di 3,4 miliardi per rientrare dal deficit eccessivo, minaccia di mettere sotto tutela diretta la politica economica italiana. Sarebbe uno smacco difficilmente sopportabile e soprattutto sarebbe un’arma formidabile nelle mani di Grillo e Salvini che farebbero una campagna elettorale tutta centrata sull’uscita dall’euro e contro l’Europa. La faranno in ogni caso, ma se l’Italia venisse commissariata avrebbe un impatto devastante. La decisione di Bruxelles sarà dunque politica, ma Juncker (che incontra il presidente Gentiloni a Malta) e Moscovici avranno un compito difficile nel fronteggiare i falchi del nord Europa che non sono in vena di ulteriori favori all’Italia e sono molto poco sensibili agli argomenti presentati nella lettera partita da Roma. L’Europa voleva fatti precisi e verificabili e invece ha avuto generici impegni sul recupero dell’evasione fiscale e sui tagli. Del resto il ministro Padoan (che ha dovuto mediare con Gentiloni sulla risposta) ha escluso manovre “estemporanee” e ha proposto provvedimenti che invertano la tendenza del deficit senza deprimere la crescita. Anche Renzi, come i leader populisti, farà una campagna elettorale in chiave anti-austerity. Non solo, ma annunciando via Tweet l’accelerazione verso il voto a giugno, ha spiegato che bisogna votare presto per non far scattare il vitalizi dei parlamentari: argomento tipicamente grillino. Ma qui siamo nel mondo della post-verità, perché il vitalizio e già stato abolito nella scorsa legislatura e quindi non si capisce come fa a scattare a settembre. Casomai scattano le pensioni calcolate sul contributivo per i parlamentari di prima legislatura. Per convincere Bersani a non seguire D’Alema fuori dal Pd, Renzi offrirà le primarie e sicuramente anche un congruo numero di parlamentari sicuri alla componente di minoranza.

Gianluca Luzi, Repubblica

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