Banche, i chiarimenti di Nouy

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Uno scambio di vedute a tutto campo sui temi al centro del confronto europeo e nazionale sulla gestione delle crisi bancarie. Si può inquadrare in questi termini l’incontro avuto ieri dalla presidente del Supervisory Board dell’Ssm, Daniele Nouy, con il Direttorio della Banca d’Italia e i top manager delle prime 13 banche italiane, quelle soggette appunto alla vigilanza diretta della Bce, nonché i vertici dell’Abi. Un incontro di routine che arriva dopo le divergenze emerse tra le autorità nazionali e l’Ue con il varo del decreto «salva-risparmio», quando il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, aveva criticato la comunicazione della Vigilanza di Francoforte sugli oneri da sostenere per la ricapitalizzazione precauzionale del Monte dei Paschi.
Dalla Banca d’Italia ieri non è uscita alcuna comunicazione ufficiale sull’incontro e la riservatezza è stata rispettata anche dagli istituti che hanno partecipato al confronto seguito alla relazione presentata al Direttorio e al quale ha partecipato anche il vicedirettore generale di Bankitalia, Fabio Panetta. Oggi la Nouy avrà un secondo incontro, questa volta con gli staff senior e junior del Dipartimento Vigilanza Bancaria e Finanziaria di via Nazionale, con i quali si affronteranno temi specifici che attengono alla piena operatività dell’Ssm e dei cosiddetti joint supervisory team cui partecipano diversi analisti della Banca d’Italia. In pratica un incontro molto operativo sulle linee guida di vigilanza che saranno adottate nel corso del 2017, anno in cui non ci saranno gli stress test Eba.
Con i banchieri convocati a Roma s’è parlato di gestione delle sofferenze e degli altri finanziamenti deteriorati (non performing loans) ma anche della bassa redditività che continua a caratterizzare le nostre banche, il rischio credito e il rischio mercato. La Nouy ha affrontato le questioni ricordando come opera la Vigilanza e ha poi parlato del processo di valutazione Srep. La responsabile della vigilanza di Francoforte ha parlato a braccio ai banchieri italiani. I banchieri e i rappresentanti dell’Abi non hanno presentato documenti e l’incontro, secondo fonti finanziarie, è stato caratterizzato dall’assenza di qualsiasi accenno dialettico com’è prassi in questi confronti allargati.
Alla Nouy, tra le altre, è stata fatta una domanda su un’eventuale maggiore attenzione ai deteriorati delle banche italiane rispetto alle attività illiquide “level 3” che sono presenti nei bilanci delle banche del Nord Europa. Nouy avrebbe però smentito una diversa attenzione della Vigilanza sulle differenti attività rischiose presenti nei bilanci. Sul tema della trasparenza, domanda che ha catalizzato l’interesse dei presenti, Nouy s’è invece detta convinta che su alcuni aspetti dell’attività di Francoforte una maggiore chiarezza non sarebbe d’aiuto per le banche vigilate. Erano presenti quasi tutti i capi azienda delle grandi banche italiane, ad iniziare da Carlo Messina di Intesa Sanpaolo, Alberto Nagel di Mediobanca e Giuseppe Castagna di Banco Bpm. Assente l’amministratore delegato di UniCredit Jean Pierre Mustier e a rappresentare la seconda banca italiana c’era la top manager Marina Natale. La delegazione dell’Abi era guidata da Maurizio Sella e dal direttore generale Giovanni Sabatini. Presente tra gli altri anche Fabrizio Viola (Popolare Vicenza).
La due giorni romana del capo della vigilanza Bce giunge in coincidenza con la presentazione di una nuova proposta, avanzata dal presidente dell’Eba, l’italiano Andrea Enria, di attivare una bad bank europea per gestire mille miliardi di crediti deteriorati delle banche europee nel rispetto delle regole sugli aiuti di Stato e sul bail in. Sabato scorso, invece, il Governatore Ignazio Visco aveva avanzato una proposta all’Europa per consentire alle banche che utilizzano modelli interni di valutazione del rischio percorsi meno accidentati nello smaltimento in blocco dei propri prestiti deteriorati. Per questo tipo di banche, aveva osservato Visco nel suo intervento all’Assiom Forex, l’inclusione dell’effetto delle cessioni nelle stime di perdita in caso di insolvenza del debitore (Loss given default, Lgd) determina infatti un significativo incremento automatico dei requisiti patrimoniali sul complesso dei prestiti in bonis e quindi una riduzione dei coefficienti di capitale.

Davide Colombo, Il Sole24Ore

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