Asta Bot, lieve risalita dei rendimenti. Borse europee deboli

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Nell’ultimo collocamento di titoli semestrali il Tesoro aveva spuntato un rendimento record a -0,3%, ora si porta al -0,28%. L’idea di elezioni anticipate ha ampliato lo spread. Dagli Usa arrivano il Pil del quarto trimestre 2016 e fiducia dei consumatori. Pochi spunti dall’Asia: Tokyo chiude in rialzo dello 0,3% con l’indebolimento dello yen. La fiducia dei consumatori francesi al top da dieci anni

Il Tesoro ha collocato tutti i 6,5 miliardi di euro di Bot semestrali registrando un lieve rialzo dei tassi dal minimo storico dell’asta di fine dicembre: il rendimento medio è salito a -0,286%, dal precedente -0,317%. La domanda ha raggiunto i 10,11 miliardi di euro con un rapporto di copertura in crescita a 1,56 da 1,49 precedente. Il collocamento era particolarmente atteso sui mercati, dopo il recente rialzo dello spread tra Btp e Bund tedeschi che gli operatori hanno direttamente collegato alla decisione della Consulta sulla legge elettorale e alla conseguente corsa al voto lanciata dai vari schieramenti politici. Il rendimento dei Btp decennali resta intanto sui livelli massimi dal 2015, oltre il 2,2%, con il differenziale rispetto agli omologhi tedeschi a 175 punti base.
I listini europei trattano deboli: Piazza Affari cede lo 0,6% con il settore bancario debole. come Parigi, mentre Francoforte cede lo 0,1% e Londra riesce a salire dello 0,1%. Fari sul titolo Parmalat: la Consob ha riaperto la fase istruttoria sull’opa di Lactalis che punta al delisting, con soglia abbassata al 90%. Stabile anche l’azione delle Poste Italiane, che quota intorno a 6 euro (dal prezzo di collocamento di 6,5 euro) mentre riparte la macchina per collocare – come riporta il Sole 24 Ore – il restante 30% del capitale sul mercato (dopo aver messo il 30% in Cdp e aver già collocato il 35%). Deboli i titoli coinvolti nella partita Intesa-Generali, nel giorno del cda della banca che secondo il ceo Carlo Messina non affronterà il dossier.
Sui mercati internazionali il dollaro si è rimesso in linea di galleggiamento nel bilancio settimanale mentre lo yen e la sterlina hanno perso terreno alla vigilia dell’incontro tra la premier britannica Theresa May e il presidente Usa Donald Trump. Secondo giorno difficile per il peso messicano, viste le relazioni sempre più deteriorate con Washington che stanno sfociando in una guerra commerciale. Il rally azionario ripartito nella prima parte della settimana si è affievolito con alcune trimestrali americane meno brillanti delle prime pubblicate, mentre in Asia molti mercati (a cominciare da quelli cinesi) hanno avviato le feste per il capodanno lunare.
In Italia si registrano i dati sulla fiducia di consumatori e imprese. In Francia, intanto, la fiducia dei consumatori è salita al top da un decennio con cento punti a gennaio. I prezzi all’import in Germania hanno registrato, a dicembre, una crescita dell’1,9% portando la crescita annua al 3,5 per cento: sono dati superiori alle attese. Il cambio tra euro e dollaro è stabile questa mattina, con la moneta del Vecchio continente che scambia a 1,067 biglietti verdi. Sterlina debole nei confronti del dollaro a quota 1,255.
In ripresa l’inflazione in Giappone: a dicembre segna una variazione di -0,2% annuo dal -0,4% del mese precedente. Le attese erano -0,3%. Nel complesso del 2016 però i prezzi al consumo hanno mostrato il primo calo dal 2012, scendendo allo 0,3% su base annua, segnale delle difficoltà del paese nel superare la deflazione. La Borsa di Tokyo ha chiuso in rialzo con l’indice Nikkei 225 salito dello 0,34% a 19.467,40 punti, mentre l’indice Topix ha guadagnato lo 0,27% a 1.549,25 punti. Svolta confermata per Toshiba, che dopo le forti perdite per il settore nucleare ha deciso di separare la divisione dei chip per mettere le sue quote del mercato. Inizia oggi il lungo ponte del capodanno cinesi, con le Borse di Shanghai e Shenzhen chiuse fino al 2 febbraio. Seduta ridotta invece per Hong Kong oggi, che ha chiuso in anticipo e dove l’indice Hang Seng è sceso a 23.360,78 punti a -0,06%.
Continua l’andamento discordante tra le due principali materie prime: il petrolio è stabile sul mercato after hour di New York dopo una lunga serie di rialzi in seguito alle notizie che i Paesi produttori stanno avanzando nel loro programma di riduzione della produzione. I contratti sul greggio Wti con scadenza a marzo passano di mano a 53,7 dollari al barile, mentre il Brent cede 8 centesimi a 56,16 dollari al barile. Oro ancora in calo sui mercati asiatici: il metallo prezioso con consegna immediata perde lo 0,4% a 1.183,8 dollari l’oncia. Ieri sera chiusura contrastata ieri per Wall Street con l’indice Dow Jones oltre i 20mila punti (20.100,91 +0,16%), lo S&P 500 in calo dello 0,07% a 2.296, mentre il Nasdaq ha lasciato sul terreno lo 0,02% a 5.655. Si attendono oggi importanti dati macro con il Pil del quarto trimestre (stimato a +2,2%), gli ordini di beni durevoli e la fiducia dei consumatori.

Raffaele Ricciardi, La Repubblica

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