Generali prepara la risposta a Intesa

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Il caso Intesa Sanpaolo arriva sul tavolo del consiglio di amministrazione delle Generali. Il board, convocato in prima istanza per oggi per mettere il sigillo a un cambio di governance con l’uscita del direttore generale Alberto Minali e la potenziale nomina di Luigi Lubelli a cfo, ora si troverà a dover affrontare la delicata questione del possibile assalto al Leone da parte di Ca’ de Sass. Spettro che ha trovato conferma ieri dopo la nota ufficiale di Intesa Sanpaolo: «Possibili combinazioni industriali con Assicurazioni Generali sono oggetto di valutazioni in corso da parte del management». Una dichirazione che, stando ad ambienti vicini alla compagnia, ha colto di sorpresa le prime linee del gruppo tanto più «stupite che si parli di possibili aggregazioni senza però che vi sia stato alcun contatto con il soggetto interessato».
A tutto ciò il Leone ha provato a opporsi entrando nel capitale della banca con una quota del 3% ma evidentemente la mossa potrebbe rivelarsi del tutto inutile di fronte a un’Ops di Intesa Sanpaolo. Non solo. Il timore, diffuso, è che ora la società possa essere oggetto di scalate ostili anche da parte di gruppi stranieri, come Allianz, Axa, Zurich. Tutti soggetti che, fino ad oggi, si sono mossi sotto traccia per comprendere meglio gli eventuali spazi di manovra ma che in questo momento, complice l’attuale fase di incertezza, potrebbero decidere di dare un’accelerazione al dossier. Di questo, ma soprattutto del possibile affondo di Ca’ de Sass e delle ragioni che hanno spinto le Generali all’arrocco verso Intesa Sanpaolo, si parlerà oggi durante il consiglio. In particolare, chiarendo i termini dell’operazione ai membri del board, soprattutto a quelli indipendenti. In vista, peraltro, dell’audizione in Consob di giovedì. Domani, infatti, il Leone dovrà spiegare agli uomini di Vegas perchè abbia costruito una simile posizione sulla base di rumor che in quel momento non avevano ancora trovato conferma ufficiale.
Ma proprio quelle indiscrezioni mai smentite e ieri rivelatesi vere hanno spinto la compagnia ad agire in difesa di alcuni principi che il gruppo ritiene cardine: italianità, profilo internazionale e indipendenza. Questa è Generali e questo è ciò che il management e la compagnia hanno voluto preservare entrando a sorpresa nel capitale di Intesa Sanpaolo con una quota del 3,01%. È in questi termini che, in ambienti vicini a Trieste, si spiegano i criteri del raid compiuto dal gruppo assicurativo sulla banca. Un’operazione difensiva, giustificata, aggiungono, dal fatto che i tentativi di aprire un canale di comunicazione con Ca’de Sass, a valle delle indiscrezioni che volevano l’istituto pronto a sferrare l’attacco al controllo delle Generali, sono andati di fatto a vuoto. Una mossa anche aggressiva e volta principalmente a bloccare qualsiasi operazione di stake building l’istituto avesse in mente. Insomma, stante i principi sopra indicati e ribadito il fatto che, come scritto nel piano del 23 novembre scorso, Generali non è a caccia di capitali ne di soci, ora la palla torna nel campo di Intesa Sanpaolo. Qualsiasi cosa l’istituto abbia in programma, che sia la paventata offerta pubblica di scambio sulle Generali piuttosto che su Mediobanca, dovrà in ogni caso spiegarlo oggi in Consob. La Commissione ha deciso di convocare tra oggi e domani Generali, Intesa Sanpaolo e UniCredit. La prima, come detto, è stata chiamata perché gli uomini di Giuseppe Vegas intendono far luce sulle ragioni che hanno spinto il gruppo a opzionare il pacchetto del 3% in Ca’ de Sass facendo scattare la normativa sulle partecipazioni incrociate che impedisce all’istituto di salire oltre il 3% nel gruppo assicurativo. E in virtù di questo, cruciali potrebbero rivelarsi le tecnicalità dell’operazione.
Il contratto, gestito da Mediobanca, infatti, è “open ended”. Ciò significa che il gruppo potrà restituire i titoli in qualsiasi momento lo ritenga più opportuno pagando esclusivamente la commissione. Quest’ultima, a quanto risulta, è peraltro in linea con le condizioni di mercato per manovre di questo tipo. Il concetto, in ogni caso, è che la compagnia non intende entrare realmente in possesso di quelle azioni, 505 milioni di titoli per un controvalore vicino a 1,2 miliardi, se ciò non si rivelerà davvero necessario. Una sorta di opzione, dunque, esercitata per erigere uno steccato che ora Intesa Sanpaolo potrà superare solo attraverso un’offerta pubblica di scambio sulle Generali o su Mediobanca.
Il tutto per provare a creare un campione nel settore della bancassicurazione ma anche nel risparmio gestito. E proprio su questi aspetti si è soffermata la nota diffusa ieri ins erata dalla banca: «In coerenza con il Piano di Impresa 2014-2017, ribadisce il proprio interesse industriale per la crescita nel settore del risparmio gestito, del private banking e in quello dell’assicurazione in sinergia con le proprie reti bancarie, anche con possibili partnership internazionali». Ma di certo, in caso andasse in porto il mega riassetto, le prime implicazioni sarebbero sull’Italia. In base ai dati Ania 2015, le Generali sono complessivamente al primo posto nel paese con premi per 25,6 miliardi di euro e una quota di mercato del 16,4%. Intesa Sanpaolo segue con 21,9 miliardi e una quota del 14,1%. Nel Vita è Intesa ad avere il primato con premi per 21,7 miliardi e una quota di mercato del 18,3%. Le Generali seguono con 19,5 miliardi e il 16,4% del mercato. Ed è qui che potenzialmente potrebbero aprirsi problemi di Antitrust mentre nel Danni, dove le Generali sono al secondo posto con 6 miliardi e una quota di mercato del 16,5%,il gruppo Intesa è ventesimo con 285,8 milioni di premi e lo 0,78% del mercato.

di Laura Galvagni, il Sole 24 Ore

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