Abolite il canone Rai e spendete i soldi nelle assicurazioni per le emergenze

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DISASTRO IN CENTRO ITALIA
L’odiosa e inutile tassa si può sostituire con l’obbligo di stipulare una polizza che tuteli le famiglie in caso di sisma e altre sciagure

di CESARE LANZA

Preferite pagare il canone di abbonamento per la Rai oppure al suo posto mettervi in tasca una polizza contro i rischi delle calamità naturali, terremoti, alluvioni, incendi, eccetera? Consentitemi di fare un piccolo preambolo personale, in un paio di punti. Il primo? Mi fido dei sondaggi: più precisamente, dei miei. Con la stessa domanda che vi ho rivolto qui sopra, ho interrogato una cinquantina di persone, tra Roma e Milano: tassisti, amici e amiche, conoscenti di bar, ristoranti e di negozi familiari, molti giovani amici dei miei figli, studenti universitari. Ebbene, neanche uno, dico uno, ha risposto dicendo di preferire l’abbonamento alla Rai. Il secondo punto è il più attuale e drammatico. Sotto gli occhi di tutti è lo scempio della Rai, che non solo non fa servizio pubblico, a parte poche occasioni, ma propone spesso programmi volgari e privi di qualsiasi interesse. E perciò l’obbligo di pagare un canone è vissuto, giustamente, dalla popolazione come una tassa iniqua.
INEFFICIENZE E PROMESSE
Sotto gli occhi di tutti, purtroppo, da agosto fino ad oggi, ci sono anche i disastri provocati, nel Centro Italia, da terremoti insistenti e distruttivi. E questo è il secondo impulso, nel preambolo, che mi spinge a occuparmi del problema. Piange il cuore ad assistere, da mesi, all’inefficienza dello Stato, alle indisponenti promesse del governo, al pessimo funzionamento delle istituzioni. Vediamo invece le atroci sofferenze della gente, abbandonata a se stessa. Per di più tormentata dal freddo e dalle nevicate: eventi non attribuibili a responsabilità di governo, ma facilmente prevedibili e, dì conseguenza, gestibili in maniera più razionale, civile e rassicurante. Lo Stato non sa né prevenire, né intervenire. E, quanto agli accordi eventuali con il sistema assicurativo, siamo ben lontani rispetto ad altri Paesi europei come Belgio e Danimarca, Francia e Gran Bretagna, Spagna, Ungheria, Turchia. Perché? Nel recente passato, prima il governo Monti, poi quello di Renzi hanno provato ad affrontare l’argomento: un fallimento miserevole. A mio parere, per un vizio, un peccato originale: i provvedimenti non andrebbero studiati e imposti come una ennesima tassa sulla casa, perché in questo modo esploderebbe l’insofferenza popolare, già esasperata da misure fiscali opprimenti e da contestazioni, confuse e contraddittorie, di varie forze politiche.
100 EURO SCIPPATI
No. Di fronte al commovente dramma di questi giorni tutti ci sentiamo impotenti a far qualcosa di concreto per aiutare le famiglie colpite ecco la mia utopia, suggerita dal cuore non meno che dal buon senso. Prima, si dovrebbe eliminare uno dei tanti sprechi che gravano sul bilancio dello Stato, o abolire una tassa odiosa e arbitraria come il canone per la Rai (ìoo euro scippati dalle tasche dei italiani). E poi, meglio contestualmente, annunciare un accordo equilibrato e persuasivo con le società di assicurazioni, sui rischi delle calamità. Oggi, a Milano, presento il mio ultimo libro, Due o tre cose che so sulle assicurazioni, e nell’occasione ci sarà, come è già stato in dicembre a Roma, un sobrio festeggiamento per i miei 6o anni di giornalismo. Ecco: nel 61, cioè nel 2017, senza sussiego e senza arroganza annuncerò che intendo battermi per questa causa. Non mi sono ignote le difficoltà! La prima, come ho “detto, è che non dovrebbe trattarsi di una tassa, ma di un provvedimento socialmente, importante e forse risolutivo. Per dimostrarlo, il governo potrebbe, anzi dovrebbe annunciare l’eliminazione di una tassa (la Rai: sia questo un tormentone), o il taglio di uno dei tanti insopportabili sprechi, ad esempio insensate provvidenze, scandalosi benefici a favore della classe politica. Quanto alle difficoltà, si potrebbero superare, se solo una buona volta ci si lasciasse guidare dal buon senso e da una forza di volontà, incentrata su buone intenzioni. La polizza dovrebbe essere obbligatoria o facoltativa? Se dipendesse da me, ne farei un obbligo!
POLIZZE DIVERSIFICATE
Come per l’assicurazione contro il rischio per gli incidenti d’auto. Ma mi basterebbe, in una prima fase, una campagna di opinione, diffusa e argomentata, per far capire alla gente l’importanza di questa iniziativa assicurativa. Poi: quale dovrebbe essere il costo? È evidente che una famiglia abitante in un territorio – esempio, la Lombardia – a rischio zero o quasi, non dovrebbe pagare quanto una famiglia residente in una zona soggetta, parlando di terremoto, a insidie sismiche. Con un tavolo di lavoro formato da esperti, si potrebbe però arrivare in breve tempo a utili conclusioni sui due temi più delicati e spinosi. Quali i rischi da coprire? E quali i costi? È ovvio che una polizza seria, di reale tutela per le famiglie, non può pesare solo sulle società di assicurazione. Però ci sarebbero reciproche convenienze: lo Stato avrebbe interesse a liberarsi dell’onere di dover intervenire da solo in caso di catastrofi (con le figuracce e le inadempienze che conosciamo). E le società di assicurazione avrebbero benefici per lo sviluppo delle loro attività. Infine i cittadini, vittime delle calamità naturali, non sarebbero più abbandonati a se stessi. È impossibile trovare accordi, come è successo altrove? Perché non in Italia? Dobbiamo pensare che il benessere e la sicurezza dei cittadini non sono una priorità per chi governa in Italia?

Cesare Lanza, La Verità

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