Campionato a 16 squadre! Ma per fortuna la Juve c’è…

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di Cesare Lanza

Scommettiamo che il campionato di serie A, ancora per qualche tempo, si giocherà a 20 squadre? Lo preferirei, e molti la pensano come me, a 18 o, come raramente è stato, a 16. Ma interessi finanziari, ottusi, lo impediscono. Per i club, la serie A significa una bella fetta dei diritti televisivi: per le squadre di seconda fascia è un bel sogno, oltre al denaro, una maggiore visibilità, la possibilità che i calciatori si affermino, con quotazioni sempre maggiori, a livello nazionale e internazionale. La speranza vale per tutti: ad esempio un attaccante azzurro, Graziano Pellè, disputò un discreto torneo europeo, qualcuno in Cina se ne innamorò e oggi è uno dei calciatori meglio retribuiti nel mondo. Però il bel sogno delle promosse in serie A spesso si frantuma rapidamente: gli ingaggi e altri costi niente di niente? ». «Eh, Donald, così almeno a me non fanno la marcia delle donne…». «Le donne lasciale marciare, sempre meglio che marcire… Buona questa eh, dear Paolo?». «Veramente io userei un linguaggio meno forte…». «Ma io non uso un linguaggio forte, io sono forte. Guarda qui» (mostra i muscoli, ndr). «Però quelle frasi sugli immigrati, i muri…». «Perché voi che fate con gli immigrati?», «li andiamo a prendere con le nostre navi militari sulle coste libiche». «Ah ah, very nice. Voi premier italiani tutti forti con barzellette, eh?». «Donald non è una barzelletta». «Ne hai un’altra?». «Non sono barzellette». «Ma è vero che sei andato a inginocchiarti dalla Merkel, quella che te lo mette in quel posto tutti i giorni?». «Donald, ti prego di usare un linguaggio…». «Ah ah, ok mister Paolo. Ma solo perché mi sei simpatico». «Ah bene». «E lo sai perché? Perché sei l’unico leader del mondo che ha una parrucca più brutta della mia. Ah Ah». Ogni cittadino se non preferirebbe vedere quel denaro in mano a chi ha perso la propria serenità a causa dell’emergenza in corso. Se c’è la volontà è semplice trovare soluzioni. Mentre un terzo dell’Italia è sepolto da neve e terremoti, mentre dal 24 agosto i nostri connazionali aspettano soluzioni decenti per ripararsi (con soli 24 moduli prefabbricati consegnati due giorni fa), mentre i migranti sono ben sistemati in comodi alberghi, le massime cariche dello Stato sputano il solito repertorio di inutili parole intrise di falso buonismo. Il governo festeggia il decreto sulle unioni civili tramutato in legge, sta per festeggiare il decreto salva banche, ma di aiuti concreti e immediati alle popolazioni colpite non si vede manco l’ombra. Non hanno le case? Ospitateli al Quirinale. Non ci sono forze sufficienti per scavare tra neve e macerie? Mandino i profughi, tutti giovani maschi in salute. Non ci sono abbastanza risorse? Sospendiamo Sanremo e tagliamo tutti gli assurdi compensi alle conoscono pazzamente, la retrocessione è dietro l’angolo. Il dislivello tecnico, con 20 squadre, è enorme. Nel 2017 assistiamo a una situazione estrema: tre club (Crotone, Palermo e Pescara) sono già virtualmente retrocessi, tre squadre si battono per lo scudetto, altre tre o quattro per l’accesso alle sfide europee. E almeno 10 non hanno più alcuna motivazione. Per metà stagione assisteremo a partite senza senso. In un campionato più equilibrati, a 18 o 16 squadre, non sarebbe così. Per fortuna la Juve regge il gioco: riuscirà (record fantastico!) a vincere il sesto scudetto consecutivo, o cederà il passo alla Roma o al Napoli? E perché la cupidigia di denaro è ottusa? Semplice. Il calcio è finanziato dalle tivù: se lo spettacolo e gli ascolti crollano, prima o poi le tivù chiuderanno i rubinetti.

di Cesare Lanza, LaVerità

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