Provo vergogna per aver dato retta a Camilla Cederna che maciullò Leone

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di Cesare Lanza

Frequentavamo lo stesso salotto. La sua dissennata campagna diffamatoria sull’«Espresso» costrinse il presidente a dimettersi

Quarta puntata dei miei personalissimi giudizi sui giornalisti che ho conosciuto in 6o anni di professione giornalistica. Ho provato a contarli: alla fine dovrebbero, salvo errori, risultare 100 tondi. Ho citato solo gli errori e non le omissioni perché so già che quest’ultime saranno inevitabilmente tante.

I CRONISTI ROSA
Sandro Mayer (Piacenza, 21 dicembre 1940). L’ho aiutato a passare l’esame da giornalista (ero nella commissione giudicante), che non riusciva a superare, come accadde anche a grandi scrittori, tipo Alberto Moravia. Gentile, sempre, forse anche grato. Poi è sparito. Per continuità e competenza, è una sicurezza, come sanno bene i suoi fortunati editori. Versatile.
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umberto-brindaniUmberto Brindani
 (Busseto, 4 aprile 1958). È molto di più che un cronista di vicende rosa. A Panorama è stato un pilastro nella «macchina». Attualmente, da direttore di Oggi, riesce a mantenere la diffusione del settimanale su livelli che hanno del miracoloso. Anche lui è tra quelli che hanno avuto molto meno (forse per carattere) di quanto meritassero. Ottimo organizzatore, farebbe bene dovunque. Preparato.
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Paolo Mosca (Pallanza, 20 ottobre 1943 – Roma, 30 novembre 2014). Figlio del leggendario Giovanni, estroso e con un senso innato dell’umorismo, come il padre. Un giocatore di roulette sfrenato e compulsivo, compagno di avventure con me ai tavoli verdi. In comune avevamo anche, con temperamentale rispetto, l’amore per le donne. Lieve.
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I SIGNORI DEL WEB

Roberto D’Agostino (Roma, 7 luglio 1948). Un uomo solo al comando, come Fausto Coppi. Su suggerimento della sua amica Barbara Palombelli, ha inventato il seguitissimo Dagospia. Io non ho il problema di consultarlo, perché a decine – tanto è ricercato – mi segnalano i suoi colpi del giorno. Siamo diversissimi: sento stima e amicizia, abbiamo parecchie importanti conoscenze in comune, mi sarebbe piaciuto frequentarlo di più, tanto è divertente nella sua intelligente sfrontatezza. Di lui non mi piace solo una cosa: la barba troppo lunga. Ammiro il suo forte e rassicurante matrimonio con Anna Federici. Incontenibile.

GLI SPORTIVI
Giorgio Tosatti (Genova, 18 dicembre 1937 – Pavia, 28 febbraio 2007). E stato il mio caporedattore, ho giocato a poker con lui: in tutti e due i casi, spesso le sue urla si sentivano a chilometri di distanza. Non voleva e non sapeva perdere. Se a poker doveva arrendersi, tuonava: sì, aveva perso il piatto, ma quanto giocavamo male, solo il culo ci sorreggeva! Memorabile una nostra partita con Francesco Totti, in vacanza in Sardegna. Il campionissimo aveva possibilità economiche infinitamente superiori e, in serata strepitosa, si divertiva a «vedere» ogni punto e ogni bluff, senza «passare» mai. Figuratevi la rabbia di Tosatti, sistematicamente perdente. Coraggioso e fatalista, Giorgio. Pur sapendo di avere poche possibilità, volle sottoporsi al trapianto del cuore. Al suo funerale c’era mezzo mondo, aveva tanti amici perché era un uomo vero, schietto e leale. Potente.

Vladimiro Caminiti (Palermo, 31 maggio 1932 – Torino, 5 settembre 1993). Forse Caminiti meriterebbe di essere inserito tra gli scrittori. Piombato negli anni Sessanta dalla Sicilia a Torino, città all’epoca per nulla accogliente verso i meridionali, candido e innocente come molti poeti, vittima di scherzi crudeli da parte dei colleghi. Ma via via si è imposto, con il suo temperamento semplice, bonario e con la sua qualità artistica: ha raccontato il calcio con romanticismo, come pochi. Mi fu molto utile quando a mia volta, per alcuni mesi, arrivai a Torino ed ero privo di fonti. Mi adottò: mi confidava tutto ciò che sapeva dei suoi prediletti campioni di Juventus e Torino, visto che lui non scriveva mai ciò che potesse risultare sgradito ai suoi eroi. Lirico.
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Aldo Biscardi (Larino, 26 novembre 1930). Anche per lui, ci vorrebbe una categoria a parte: quelli che hanno fatto una cosa sola di successo, e per tutta la vita hanno spolpato l’osso (nello spettacolo e in televisione ce ne sono tanti, così). Non ha inventato II processo del lunedì, ma se n’è impadronito, trasformandolo nel Processo di Biscardi, e fino all’anno scorso ha continuato a proporlo su varie reti, da protagonista. Mi ha invitato molte volte. Fui tra i pochi (con Gianni Mina) a sostenere nel 1982 la nostra Nazionale che poi vinse il campionato del mondo, inizialmente sbertucciata dalla stampa. Mi prese per i fondelli, quando in un dibattito sull’apertura ai calciatori non italiani sostenni (la previsione era facile) che presto le nostre squadre sarebbero state composte esclusivamente di stranieri, o quasi. Ricordo un suo strafalcione calcistico: Fabio Capello, giovanissimo, debuttava nella Roma e Aldo sentenziò che non era un campione perché correva con la schiena rigida e il sedere basso. Nazionalpopolare.

alberto-rognoniAlberto Rognoni (Ferrara, 12 novembre 1918 – Milano, 25 febbraio 1999). Il mitico Conte, padrone del calcio italiano, con invidiabile libertà di mente: poco più che ventenne fondò il Cesena, per 40 anni «cervello» della Lega calcio. Mi aveva arruolato nel suo magnifico Guerin Sportivo, pieno di idee, di lazzi e frizzi, di sfottò e tormentoni. Testardo all’inverosimile: una sua casa in stile palafitta, sull’Adriatico, fu travolta dalle onde e lui la ricostruì nello stesso medesimo punto. Conoscitore sarcastico e poco indulgente delle debolezze umane e dei vizi del mondo calcistico: fu il Grandi Inquisitore, impegnato a scoprire illeciti e pastette. Moralista.

LE DONNE
Camilla Cederna (Milano, 21 gennaio 1911 – Milano, 5 novembre 1977). L’avevo frequentata negli anni Settanta, nei salotti milanesi, in cui Camilla era protagonista corteggiatissima. Io vi venivo trascinato dalla mia compagna dell’epoca. Mantengo profonda ammirazione per la sua raffinatezza come cronista mondana dei costumi: ironica, elegante e implacabile. Quegli articoli sono tuttora un modello di giornalismo. Tuttavia ho un forte risentimento, verso di lei e verso me stesso, perché mi lasciai coinvolgere da Camilla, come tanti altri, nella sua dissennata campagna diffamatoria (spero in buona fede) contro un galantuomo, Giovanni Leone, all’epoca presidente della Repubblica. Come altri superficiali stupidoni, abboccai, senza rendermi conto che alla radice c’era solo una moda sinistrorsa e giustizialista, che non mi apparteneva. Ho chiesto scusa tante volte, e le rinnovo qui. Poi, anche se sono anch’io molto critico verso l’Oriana, non mi piacquero le sue note volgari e offensive verso la Fallaci. Esagerata.

Oriana Fallaci (Firenze, 29 giugno 1929 – Firenze, 15 settembre 2006). L’ho incrociata, quando dirigevo il Corriere d’Informazione, per il tentativo (inutile) di convincerla a scrivere per noi. Spigolosa come tutti sanno, non mi piacque né in quella né in altre occasioni. Con lei si era obbligati a star bene attenti alle parole che ti uscivano di bocca. Diavolo, non ho mai avuto la deferenza di un Ferruccio de Bortoli, per baciarle la pantofola, 0 la sincera passione di un Vittorio Feltri, per innalzarla su un piedistallo. Grandissima scrittrice, narratrice coinvolgente di interviste con i grandi della terra. Si sa che le deformava, facendo apparire che trattava gli intervistati per le spicce, come se fossero al banco degli imputati. Tutti sanno che non era così. Non le bastava il successo di essere comunque riuscita a parlare con loro, a tu per tu. Voleva essere protagonista, primadonna. E ci è riuscita!

lilli gruberAppassionata Lilli Gruber all’anagrafe Dietlinde Gruber (Bolzano, 19 aprile 1957). Inventata da Antonio Ghirelli, che cercava una donna per condurre il Tg2 e le impose di sedere di traverso alla scrivania. L’invitai a una Domenica in per presentare un suo libro: ho sempre apprezzato la sobria educazione con cui nasconde i sentimenti e da attenzione al suo look. Ne ha fatta, di strada: anche un passaggio politico. Nel 2014 assente, dal lavoro per più di un mese, per stress. Poi, di nuovo in gran forma. Tenace.
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Myrta Merlino (Napoli, 3 maggio 1968) Come la Gruber, nella primavera del 2016 si è fermata su ordine dei medici, per stress. Assente per un mese. Se fosse più umile, potrebbe essere grandissima: buca il video. Conduce L’aria che tira su La7 con eccessi non giustificabili: si sovrappone agli ospiti, volendo a ogni costo dire sempre la sua, con interventi intrusivi. Spesso spezza i ragionamenti di quelli che stanno dicendo (finalmente) cose intelligenti e originali, annunciando la pubblicità e promettendo di riprendere dopo l’interruzione (ma non avviene quasi mai). Peccato! Però può ancora farcela, se riesce a contenere le voglie di protagonismo. Smodata? Certo incompiuta.

Annalisa Bruchi
(Siena, 14 marzo 1970). L’ho avuta in una edizione di Domenica in: educata, ubbidiente, disponibile. Poi è cresciuta con programmi di economia: titoli astrusi, contenuti divulgativi. Mi ha confidato che la sua vera ambizione è condurre la telecronaca del Palio di Siena. E ci è riuscita. Dignitosa.

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:I CRONISTI

Michele Focarete (Milano, 3 agosto 1951). I cronisti sono gli autori essenziali di qualsiasi giornale: indispensabili, quelli che portano le notizie. Umili, abituati a ricevere cazziatoni più che elogi, instancabili. Ho scelto un nome, uno come tutti e tra tutti, simbolo di una categoria insostituibile. Ne conosco il valore, avendolo assunto alla Notte. Dopo la mia partenza passò al Corriere della Sera. Di origini pugliesi, è meticoloso, intuitivo, inesausto sui marciapiedi, impegnato a trovare la «polpetta» del giorno. Sono sempre loro, i cronisti, che danno la spina dorsale a ogni giornale. Paziente.
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Claudio Cerasa (Palermo, 7 maggio 1982). Ha solo 34 anni e ha sostituito Giuliano Ferrara, designato dallo stesso Ferrara, alla direzione del Foglio: ermeio fico del bigoncio, dicono. Colto, informato, politicamente attento e polemico, tiene una linea – meditata e convinta -favorevole al renzismoberlusconismo. Come limite, gli trovo solo il gusto – sgradito a noi anziani – di insistere sulle «girate» degli articoli dalla prima pagina a quelle interne, che ci obbliga a sfogliare fastidiosamente il quotidiano, per una ricerca non sempre facile. Ma cosi fan (quasi) tutti… Mi piacerebbe che II Foglio fosse, anche in questo, un’eccezione. Durerà: equilibrato, informato. L’ erede (di Ferrara).

Malcom Pagani (Roma, 21 giugno 1975). Un gioiello del Il Fatto Quotidiano. Le sue interviste sono piccoli capolavori, intrisi riell’oggettività e nella curiosità. Gli fanno scrivere ciò che vuole e lui non si lascia appesantire mai dall’impostazione forte e dura del suo giornale. Le interviste potrebbero apparire in qualsiasi testata, ma forse poche gli darebbero la libertà che II Fatto, prima con Antonio Padellaro e ora con Marco Travaglio, gli accorda. Talentuoso.
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Stefano Barigelli (Roma, 4 dicembre 1959). Condirettore del Corriere dello Sport, con un gran bel curriculum, non solo nel settore sportivo (ottimo al Messaggero). Sarebbe un ottimo organizzatore, tecnico, in qualsiasi grande giornale. Un limite (e forse non lo è)? Si accontenta, dovrebbe osare di più: questo spiega perché si possa considerare stabilmente emergente, mentre l’età è sempre meno verde, quasi avanzata. Colto, esperto di letteratura e di teatro. Flemmatico.


IL FUTURO

Stefano Righi (Padova, 1 maggio 1962). Lavora al Corriere della Sera. È il miglior giornalista economico della generazione di mezzo. È conosciuto solo da chi conta perché, anziché scrivere (e lo fa benissimo, come solo i veneti colti sanno fare), preferisce costruire i giornali. Il Corriere Economia del lunedì è una sua creatura. Divulgatore.
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Stefano Regolini
(Cremona, 22 maggio 1957). Vicedirettore del Messaggero. È l’uomo macchina oggi più dotato: salute di ferro, forza da leone, ottimo motivatore. Sa decidere rapidamente, ha il senso grafico in testa. Galvanizzatore.
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Francesco Bongarrà (Roma, 21 aprile 1974). Di famiglia siciliana, giornalista parlamentare dell’Ansa, un cane da trifola, disinvoltamente poliglotta. In un vertice europeo, il ministro tedesco, anziché conversare con l’omologo italiano, chiacchierava animatamente, nella propria lingua, con lui. Carattere solare, diventa presto amico (e confidente) di tutti. Senzafrontiere.
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Franco Bechis (Roma, 25 luglio 1962). Vicedirettore di Libero. È il noto e implacabile scopritore di ghiotte ed esclusive notizie politiche, economiche e giudiziarie, senza mai ricorrere alle soffiate dei procuratori. Bulimico nella scrittura, firma anche con svariati pseudonimi (i più usati sono Fosca Bincher e Chris Bonface). Un asso del Web: riprese corsare con videocamere nascoste, monta i video e li mette in Rete. Un tiratardi che sforna i pezzi alla velocità di una telescrivente. Onnipresente.
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GLI INTERNAZIONALI

francesco-galiettiFrancesco Galietti (Moncalieri, 23 giugno 1982). Potrebbe essere un ufficiale del Savoia cavalleria. Alto quasi 2 metri, sottile quanto un giunco, veste come i professori di Oxford, ma non fuma la pipa. Famiglia alto borghese con nonna tedesca, parla inglese, tedesco e francese come madri lingue. È stato il più vicino collaboratore di Giulio Tremonti. È diventato editore di sé stesso con una newsletter solo in inglese dal titolo Policy sonar che si fa pagare profumatamente da centri di ricerca, uffici studi, università e ambasciate di tutto il mondo. Tremontiano.
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James Hansen
(Seattle, 8 giugno 1949). È un geostragist americano, conserva la cittadinanza Usa, risiede, da tempo nel Belpaese e scrive in un italiano delizioso. È stato mandato qui dal Servizio diplomatico, ha iniziato al consolato statunitense di Palermo, poi ha abbandonato la diplomazia, è stato corrispondente dell’inglese Daily Telegraph e dell’International Herald Tribune, infine si è dedicato alla consulenza delle grandi imprese con la sua Hansen worldwide, che ha sede a Milano, vicino alla Borsa. Portavoce prima di Carlo De Benedetti e poi di Silvio Berlusconi («solo uno straniero poteva farlo»), ha lavorato anche per Bernardo Caprotti all’Esselunga. Più di recente è stato capoufficio stampa di Telecom. Già direttore della rivista di geopolitica East, è consulente di primari gruppi italiani per le relazioni internazionali. Parlante.

Michele Arnese (Roma, 29 settembre 1969). Dirige il sito Le Formiche.net. Di cultura finanziaria, nel suo curriculum Milano Finanza, II Mondo e II Giornale. Sotto la sua direzione, Le Formiche è diventato il punto obbligato di riferimento del mondo politico ed economico. Ha raccolto grandi firme e ne ha inventato di nuove. Nel clima romano, provinciale, è riuscito a costruire una dimensione internazionale. Formichina.
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di Cesare Lanza, La Verità

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