Stipendi italiani da 14,1 euro all’ora. Ai dirigenti tre volte e mezzo la paga degli impiegati d’ufficio

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La prima indagine Istat sulla variabilità delle retribuzioni: tra gli stipendi più grassi e quelli più magri “ballano” almeno 12,7 euro l’ora. Gli stranieri guadagnano il 18,6% in meno. La retribuzione cresce con la laurea, ma anche il differenziale tra uomini e donne. Gli stipendi migliori nella finanza, la beffa dei tempi determinati: aggiungono alla precarietà un trattamento economico di sfavore

Gli italiani lavoratori dipendenti hanno guadagnato in media 14,1 euro all’ora nel 2014. Ma c’è un solco aperto tra le buste paga più grasse e quelle più magre da almeno 12,7 euro.
E’ quanto emerge dalla prima analisi presentata dall’Istat sulla variabilità delle retribuzioni, che pur fotografando la situazione di due anni fa permette di tratteggiare un quadro composito. Così come variegato è lo scenario delle buste paga, a cominciare dalla spaccatura messa in evidenza dagli statistici. Per rendersene conto, gli esperti mettono a confronto gli stipendi delle fette di popolazione meglio e peggio retribuite per concludere appunto che il 10 per cento dei dipendenti con retribuzione oraria più elevata percepisce almeno 12,7 euro in più per ogni ora retribuita rispetto al 10 per cento dei dipendenti con stipendi inferiori. I dirigenti, per intendersi, hanno una retribuzione oraria che vale cinque volte quella delle professioni non qualificate, tre volte e mezza quella degli impiegati d’ufficio e oltre tre volte superiore alla media; se sono maschi, poi, hanno una volta e mezza la paga delle colleghe.
Un’altra distorsione accompagna la tipologia di rapporto che c’è tra il lavoratore e l‘impresa, che svela una grave piaga del mercato retributivo italiano. I contratti a tempo determinato (11,7 euro) hanno uno svantaggio del 21,5% rispetto a quelli a tempo indeterminato (14,9 euro): alla precarietà si aggiunge uno stipendio meno gratificante. “Tale differenziale si riduce notevolmente all’interno delle posizioni lavorative a tempo determinato e indeterminato part-time mentre è massimo tra quelle full-time. In media, la retribuzione oraria delle posizioni a tempo parziale (11,8 euro) è inferiore del -21,3 % rispetto a quella delle posizioni a tempo pieno (15 euro)”, dice l’Istat.
Gli stipendi migliori si trovano nelle attività finanziarie, che garantiscono ai loro dipendenti una retribuzione (25,4 euro) più alta dell’80% rispetto alla media di tutte le professioni. Di contro, vengono catalogate tra le peggio retrubuite le “altre attività dei servizi” che raggruppano le buste paga delle organizzazioni datoriali, dei sindacati, del settore delle riparazioni informatiche e dei servizi per la persona: a loro vanno 9,8 euro l’ora, che sono quasi un terzo in meno della paga complessiva.
Resta urgente il tema della differenza di paga tra uomini e donne: le retribuzioni orarie di queste ultime sono di 13 euro, contro i 14,8 degli uomini (-12,2% il differenziale). La forbice si allarga laddove gli stipendi sono più alti e allora la frattura nell’ambito delle attività finanziarie raggiunge il suo picco: tra donne e uomini ci sono 28 euro di differenza ogni 100 di paga. A guardare il bicchiere mezzo pieno, si può notare con l’Istat che l’Italia ha un gender pay gap tra i più bassi in Europa, secondo gli standard internazionali, ma come sintesi di un risultato molto basso per il settore pubblico e di un valore per il settore privato in linea con gli altri paesi europei.
Un elemento di supporto agli stipendi arriva dalle tredicesime, che incidono per il 9,6% sulla retribuzione annua. A ciò si aggiungono “i premi e altre componenti non erogabili in ogni periodo di paga”, che valgono il 4% della paga, mentre dagli straordinari si raccimola il 2,3% e dai benefit in natura (tra i quali i buoni pasto) l’1,1%.
Se esser stranieri significa mediamente subire uno svantaggio del 18,6% delle retribuzioni, studiare fa bene: “All’aumentare del livello di istruzione cresce la retribuzione oraria per uomini e donne, ma cresce anche lo svantaggio retributivo per le donne. Per le posizioni con la laurea e oltre la retribuzione oraria delle donne è di 16,1 euro contro 23,2 euro degli uomini; il differenziale è quindi pari a -30,6%”.

Raffaele Ricciardi, La Repubblica

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