Una riflessione critica sulla clemenza a Riina

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La morte sana

La maggior parte della gente consuma metà delle proprie energie cercando di proteggere una dignità che non ha mai posseduto con l’insignificante idea di concedere morti dignitose nella celata coscienza che nessuno merita dignità in mancanza di onori.
Un viaggio confidenziale col termine ci fa sapere cos’è l’onore. È ciò che concilia all’uomo di agire correttamente davanti alla vigliaccheria e alla compiacenza. È ciò che acconsente al soldato di morire solo, al prigioniero politico di resistere e al poeta di combattere per il suo pensiero.
La morte dignitosa di Falcone e Borsellino con onore, contraddistinto poi dall’indignazione dello Stato.
Le medaglie coniate dalla mediocrità, dal Governo-Stato alle famiglie addolorate, che invece oggi concede morti salubri e sane, come in beauty farm, considerando il carcere un luogo impreciso per boss stanchi, stressati e malati, arrestati con manette diamantate e non sporche di sangue.
Spero che accada a qualcuno di loro di destarsi improvvisamente a una certa ora della notte prima del sorgere del sole e con grande trasparenza, cosa impossibile, calcolare la disfatta delle vite della scorta di anime dannate per aver letto fascicoli di verità, e quantificare il rigoroso marcire di chi in carcere ci arriva perché non ha mai avuto una vita dignitosa e ci dovrebbe rimanere come frutta lasciata in un angolo.
Senza una vita dignitosa non è possibile una morte dignitosa.
Ovunque tutti sbraitano dignità, rappresentanza, ma le loro menti e le loro anime sono fango e merda, e come si fa a dare dignità alla merda?
Rimaniamo a testa alta:
Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola.” (Giovanni Falcone)

di Nancy Cacchiarelli