In Usa il 44% chiede chat inviolabili

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Lo dice un rapporto del Pew Research Center sulla sicurezza

Gli americani non si sentono sicuri online e sono “spaccati” sull’idea di concedere alle autorità l’accesso alle chat criptate. Circa la metà pensa che le proprie informazioni siano meno al sicuro di cinque anni fa, ma molti sono ancora troppo superficiali su internet, condividendo le password e riutilizzandole per servizi diversi. È la fotografia scattata dal Pew Research Center all’inizio dell”era Trump’, una presidenza che punta a lasciare il segno anche sui temi digitali. Uno degli aspetti indagati è la questione della crittografia dei messaggi privati, tema emerso con forza un anno fa con il braccio di ferro tra Apple ed Fbi per lo sblocco dell’iPhone del killer di San Bernardino. Dall’analisi emerge una popolazione molto divisa: il 46% permetterebbe l’accesso a dati criptati personali alle autorità per indagare un crimine, mentre il 44% è a favore di applicazioni e chat che siano inviolabili anche per le forze dell’ordine. Democratici e giovani adulti tra coloro che più propendono per la crittografia forte. Interpellati in precedenza sul caso specifico Apple-Fbi, sempre dal Pew Center, la distanza tra le prese di posizione era più netta, col 51% degli americani convinti che Apple dovesse sbloccare il telefono e col 38% contrario. Nella presidenza Trump questo argomento non cadrà nel dimenticatoio. Appena dopo la sua elezione, le principali compagnie statunitensi gli hanno scritto chiedendogli, tra le altre cose, il sostegno alla crittografia per proteggere privacy e sicurezza degli utenti e della nazione. Un punto che però si scontra con la visione del neo presidente, che quand’era ancora in campagna elettorale minacciò di boicottare Apple in caso di mancata collaborazione con l’Fbi. E al centro del dibattito sui temi digitali il presidente Trump ha più di una questione aperta: dai presunti attacchi di hacker russi per influenzare le presidenziali alla “chiusura” di Internet invocata nella lotta alla propaganda Isis. Ad ogni modo gli americani, evidenzia il Pew Research Center, mostrano per ora un certo grado di sfiducia nei confronti delle istituzioni in fatto di protezione dei dati personali. Quasi la metà teme che le proprie informazioni siano meno al sicuro di 5 anni fa. I cittadini non si fidano “per nulla”, in particolare, di due soggetti: il governo federale (28%) e le piattaforme “social” (24% degli utenti). Tuttavia, rimarcano gli analisti, sono gli utenti stessi che spesso e quotidianamente ignorano alcune regole e abitudini basilari per mettersi al riparo dai criminali informatici. Solo per fare qualche esempio: il 41% condivide le password con un amico o un familiare, il 39% usa la stessa password per più account. E dall’esperienza non si impara visto che il 64% ha subito in prima persona un furto di dati.

ANSA