Sole 24 Ore, saltano 128 mila copie

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Il quotidiano Sole 24 Ore cancella 127,5 mila copie dalla sua diffusione totale carta+digitale. Ossia il 34% in meno portando il dato diffusionale medio a quota 248 mila circa, dalle 375 mila copie dichiarate nella Relazione finanziaria annuale 2015. Secondo le ultime rilevazioni Ads, che registra le vendite degli editori e ha sospeso il monitoraggio delle copie digitali multiple dallo scorso aprile, il giornale diretto da Roberto Napoletano ha diffuso 206,8 mila copie carta+digitale a ottobre 2016 (erano 366,4 mila copie carta+digitale a ottobre 2015, comprensive di copie digitali multiple).
La revisione è stata annunciata ieri dallo stesso gruppo che fa capo a Confindustria (col 67,5% dell’editrice), in seguito all’assemblea dei soci presieduta da Giorgio Fossa che ha fatto il punto anche sul nuovo piano industriale e il prossimo aumento di capitale. Il nuovo cda guidato dall’a.d. Franco Moscetti punta a convocare l’assemblea per la ricapitalizzazione dopo l’approvazione del nuovo piano industriale e prima dell’assemblea di bilancio 2016. Il piano è atteso entro metà febbraio, il bilancio 2016 per fine aprile. Quanto all’entità dell’aumento di capitale che Confindustria si è detta pronta a sottoscrivere pro quota, Fossa ha aggiunto che «è prematuro» parlarne. «In funzione del piano stabiliremo di quanto deve essere l’aumento di capitale». Al momento il piano non prevede cessioni: «Il perimetro del gruppo non cambia, stiamo lavorando a un piano stand alone che valorizzi tutte le business unit», ha aggiunto Moscetti. «In questo momento non è prevista la dismissione dell’agenzia stampa Radiocor».
È su richiesta della Consob, autorità vigilante delle società quotate, che arriva la precisazione del gruppo 24 Ore (ieri il suo titolo ha chiuso in Borsa a +0,22% a 0,3599 euro) a proposito dei dati diffusionali. Nel dettaglio, le 127,5 mila copie in meno sono frutto dell’analisi del consulente indipendente Protiviti sui mesi scelti a campione di aprile, settembre e novembre 2015, già certificati da Ads, e si possono spacchettare in 17,9 mila copie di carta e 109,6 in digitale. Le 17,9 mila ricadevano sotto i dati di vendita «Edicola e altri canali previsti dalla legge» (7,3 mila copie) come attività di co-marketing e porta a porta, oltre che vendite dirette promozionali nella voce Ads «Altre vendite» (10,6 mila copie). Le restanti 109,6 mila copie, invece, fanno riferimento sia ad attività promozionali di co-marketing (33,8 mila copie) e a copie senza indicazione di fattura (quasi 32 mila), cedute per esempio con altri prodotti o servizi editoriali, sia a copie multiple non attivate per 43,8 mila copie nel giorno medio.
In particolare, «le copie co-marketing rappresentano solo il 14% della diffusione totale (5% per la carta e 9% per il digitale), pratica che peraltro è stata già abbandonata», ha chiarito Moscetti, nominato a.d. formalmente ieri. «L’altro 20% di copie esaminate ha trovato già una soluzione per l’8% (quelle senza indicazione di prezzo di fattura, ndr). Per il restante 12%, copie multiple regolarmente pagate dai clienti, il gruppo ha applicato un’interpretazione restrittiva rispetto al regolamento di Ads», che infatti pone dei vincoli di prezzo minimo alla vendita ed è ora in via di rifacimento. Revisione che è nata proprio in seguito ai dubbi e alla sospensione delle copie digitali multiple. La nuova versione del regolamento è attesa per i primi mesi del nuovo anno. Il gruppo 24 Ore ha anche chiarito i rapporti con gli intermediari alla vendita, con cui non ci sono legami societari: la britannica Di Source (specializzata in iniziative di co-marketing e promozione, che ha veicolato 31,3 mila copie digitali nel 2015), Johnson ed Edifreepress.
Questione non solo di copie, tanto che il board non esclude azioni di responsabilità nei confronti di passate gestioni qualora se ne riscontrino gli elementi, sempre secondo il presidente. «Se le circostanze saranno tali da procedere, sarà nostro dovere fare l’azione responsabilità. Ci sono delle indagini in corso. Vediamo se ci sono le condizioni per agire contro i passati amministratori. Quando le indagini saranno ultimate, se del caso, prenderemo delle decisioni», ha proseguito Fossa. «Io ritengo che Confindustria (guidata da maggio 2016 da Vincenzo Boccia, ndr) non sia responsabile della gestione della società. È il socio di maggioranza ma questo non significa essere responsabili della gestione». Le indagini sono state avviate nella prima metà di novembre dalla procura di Milano, senza ipotesi di reato e indagati, dopo alcuni esposti presentati sulla gestione e i bilanci del gruppo 24 Ore. «È chiaro che tutti noi, il direttore come il sottoscritto e l’a.d., dobbiamo rendere conto di quello che abbiamo fatto e che faremo e dei risultati che porteremo», ha sottolineato Fossa. Ma «per il momento non è all’ordine del giorno» la sostituzione del direttore Napoletano (al timone dal marzo 2011). Al 30 settembre scorso, il gruppo di via Monterosa a Milano ha chiuso i primi nove mesi con una perdita di 57,4 milioni di euro e un patrimonio netto pari a 18,2 milioni, a fronte di un capitale sociale di 35,1 milioni, al di sotto del limite previsto dall’art. 2446 del codice civile (da cui l’esigenza della ricapitalizzazione). Intanto la perdita di 57,4 milioni è stata rinviata ieri a nuovo, «al più tardi sulla base del progetto di bilancio 2016».
Dopo Donatella Treu e Gabriele Del Torchio, per cui non è stato ancora raggiunto un accordo economico sulla sua uscita, il neo a.d. Moscetti (ex Amplifon) riceverà un compenso di 500 mila euro annuo più una parte straordinaria pari al 20% del fisso, in caso di raggiungimento degli obiettivi.

Marco Capisani, Il Sole24Ore

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