Partite Iva, molte incognite e una certezza: aliquota contributiva al 25%

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Tante regole, incentivi, norme speciali, regimi fiscali. E una situazione economica che non migliora, come certificato dai dati diffusi la scorsa settimana dall’Adepp, l’associazione delle Casse di previdenza professionali, secondo cui tra il 2005 il 2015 il reddito dei professionisti è diminuito del 18 per cento.

In uno scenario economico ancora difficile, per il popolo delle partite Iva – spesso composto da giovani – il 2017 rischia di non portare la semplificazione delle regole né il pacchetto di aiuti e tutele contenuti nel cosiddetto Jobs act degli autonomi, che attendono di conoscere il proprio destino dopo la staffetta tra Renzi e Gentiloni alla guida del governo. Il neopremier nel discorso pronunciato alla Camera la settimana scorsa ha sottolineato come al centro degli «sforzi» ci sarà «la parte più disagiata della nostra classe media, partite Iva e lavoro dipendente» che oggi «si sente sconfitta».
Non c’è dubbio che tra gli oltre 5 milioni di lavoratori indipendenti censiti dall’Istat in Italia ci siano molti di coloro che hanno pagato più duramente il conto della recessione iniziata nel 2008. Dai giovani che non trovano un impiego stabile ai lavoratori che hanno perso il posto fisso e sono stati costretti a reinventarsi un’attività.
Si spiegano anche così i tanti interventi legislativi che si sono succeduti negli ultimi anni, nel tentativo di aiutare il decollo di micro-imprese e nuove professionalità. Molte misure, però, si sono rivelate poco efficaci o complicate da gestire. Il che è un paradosso, se si pensa che i “piccoli” avrebbero bisogno di burocrazia e oneri amministrativi al minimo.
Qualche esempio. Le società tra professionisti erano state pensate per favorire l’aggregazione di competenze diverse e l’afflusso di capitali necessari a crescere, ma sono state paralizzate da un regime fiscale sfavorevole (per le Entrate producono reddito d’impresa e tassano i “guadagni” per competenza).
Per favorire l’accesso ai fondi strutturali europei la legge di Stabilità per il 2016 ha sancito l’apertura dei bandi anche a professionisti, freelance e partite Iva. Il problema è che a quasi un anno di distanza buona parte delle Regioni – che gestiscono le risorse comunitarie – non si è ancora pienamente adeguata. Così la norma resta spesso sulla carta.
E che dire delle misure di welfare, spesso limitate al livello di enunciazioni di principio? Come nel caso dell’assegno di maternità per le iscritte alla gestione separata Inps, che richiede una sospensione dell’attività lavorativa molte volte impraticabile per chi opera in regime di monocommittenza.
Un riordino complessivo della disciplina, è evidente, sarebbe quanto mai opportuno. Così come una concentrazione delle risorse economiche sulle misure più efficaci. Ma la crisi di governo seguita al referendum dello scorso 4 dicembre apre scenari incerti, che mettono in bilico anche l’approvazione dello Statuto del lavoro autonomo (Ac 4135), che pure poco più di un mese fa ha ottenuto il via libera al Senato con 173 sì, 53 astenuti e nessun voto contrario.
Il Ddl, che mette sullo stesso piano i professionisti iscritti agli Ordini e il popolo delle partite Iva, non risolverebbe tutti i problemi descritti in queste pagine, ma prevede una serie di tutele oggi assenti: dalla deducibilità delle polizze contro i mancati pagamenti alla sospensione dei contributi in caso di malattia, passando per la detassazione integrale delle spese di aggiornamento professionale fino a 10mila euro.
Quel che è certo è che uno stallo prolungato finirebbe per danneggiare un settore che avrebbe bisogno di essere aiutato ad agganciare i timidi segnali di ripresa fin qui dimostrati dall’economia.
«Perdere questa occasione sarebbe un delitto», afferma Maurizio Del Conte, giuslavorista autore del disegno di legge e ora presidente dell’Anpal (Agenzia per le politiche attive). «Il Jobs act del lavoro autonomo è stato approvato in Senato da una larga maggioranza bipartisan. È il segno dell’ormai diffusa consapevolezza che il lavoro autonomo è un fondamentale fattore di sviluppo per il nostro Paese».
In attesa di conoscere il destino del Ddl – che potrebbe riprendere domani l’iter in Commissione lavoro a Montecitorio – una certezza dal 1° gennaio è che l’aliquota contributiva per i professionisti iscritti alla gestione separata scenderà al 25% in via definitiva. La legge di Bilancio ha infatti archiviato il rischio di veder salire l’aliquota al 33% nel 2018, dopo il balletto iniziato quattro anni fa, quando era stato deciso di allinearla progressivamente a quella dei dipendenti, con un notevole aggravio di costi per redditi che mediamente non superano i 20mila euro l’anno.

di F. Barbieri e C. Dell’ Oste, Il sole 24 Ore

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