Il Dottor No che fece conoscere James Bond al mondo

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Ian Fleming, Il Dottor No, Adelphi 2016, pp. 274, 18,00 euro.
Quando incocciò nel Dottor No e nella bella Honeychile in Giamaica, James Bond era alla sua sesta avventura. Fu però il primo film della serie classica, quello che fece conoscere l’Agente 007 (il doppio zero sta per «licenza d’uccidere») al pubblico di tutto il mondo, che con l’occasione fece anche la conoscenza di Sean Connery e rimase abbagliato dalla visione di Ursula Andress in bikini, armata di coltello, sulla spiaggia da cartolina illustrata di Crab Key, l’isola dei granchi e del Dottor No. Adelphi ripropone, meritoriamente, l’opera completa di Ian Fleming, un’avventura di James Bond 007 dopo l’altra, mostrando rispetto per l’ordine cronologico delle storie, oltre che per l’autore, uno dei grandi prosatori inglesi del Novecento. Fleming scriveva magari romanzetti, con trame da fumetto, sempre un po’ tirate via, ma l’allegra felicità delle descrizioni e dei dialoghi, la divertita fantasia con la quale assegnava nomi (Golfinger, Moneypenny, Drax, Domino, Honeychile) ai suoi personaggi, il buffo snobismo dell’agente segreto meno segreto del mondo, fanno delle storie di Ian Fleming, mancato troppo presto, a soli 56 anni, un vertice mai più raggiunto nella storia della letteratura d’intrattenimento.
Ennio Bispuri, Totò kolossal. Tutto quello che non sapete e che vorreste sapere sul principe della risata, Gremese 2016, pp. 400, 24,50 euro.
Biografia, aneddoti, gag, battute memorabili e il racconto puntiglioso, film per film, della carriera cinematografica del Principe de Curtis. Genio comico, faccia scardinata, Totò ha dovuto accontentarsi per tutta la vita (tranne poche eccezioni) di film da quattro soldi e, alla fine della carriera, ha subito l’ulteriore oltraggio di comparire in un paio di opere firmate da Pier Paolo Pasolini, cattivo (anzi, pessimo) filosofo e regista «sgrammaticato». Bispuri gli tributa il solo omaggio possibile: ricordare i suoi film e annotare le battute più belle. Come questa, da Un turco napoletano (Mario Mattoli, 1953): «La donna è mobile e io mi sento mobiliere». E come questo scambio di battute, sempre dallo stesso film: «“Chi sarà? Il secondino?” dice Totò. “No, sono due”, risponde la spalla. “Allora è un quartino. Due secondini fanno un quartino. Quattro secondini fanno mezzo litro”». Oltre alla citazione testuale, c’è un altro modo di rendere omaggio al grande Totò: scaricare i suoi film completi da YouTube. Non so se è legale, ma è un omaggio a lui, che lo riceve, e anche un po’ a voi, che glielo fate.
Jason Matthews, Il palazzo degli inganni, De Agostini 2016, pp. 477, 19,90 euro, eBook 8,99.
Romanzo di spionaggio come se ne scrivevano negli anni settanta, con eroi sopra le righe, trame mirabolanti, giochi doppi e tripli, agenti della Cia fallen in love, scienziati atomici iraniani (gran frequentatori di meretrici parigine) e fenomeni da baraccone nella parte dei vilain. Stavolta, oltre a una bellissima agente russa addestrata alle arti marziali e al sesso estremo, ci sono talpe da ogni parte e, nel ruolo del fenomeno da baraccone, c’è il migliore amico di Papi, Vladimir Putin in persona. È così vilain, e procura tali e tanti danni alla repubblica islamica iraniana, che in chiusura del romanzo riceve un messaggio personale dal Leader Supremo. «Eeshala tah akhareh ohmret geryeh bakoney», dice il messaggio. Traduzione: «Spero che passi il resto della tua vita a piangere un lutto».

di Diego Gabutti, Italia Oggi

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