Nasce il governo Gentiloni: 18 ministri, 6 le donne Alfano agli Esteri, Minniti all’Interno

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Esplora il significato del termine: Maria Elena Boschi passa nello staff della presidenza del Consiglio come sottosegretario; Lotti promosso ministro avrà la delega allo SportMaria Elena Boschi passa nello staff della presidenza del Consiglio come sottosegretario; Lotti promosso ministro avrà la delega allo Sport

Il governo Gentiloni, il numero 64 della storia repubblicana, è ufficialmente nato. Il presidente del Consiglio incaricato ha sciolto la riserva attorno alle 18,30 e ha comunicato la lista dei ministri che lo affiancheranno nell’esecutivo. Il giuramento nelle mani del presidente della Repubblica è arrivato un’ora e mezza più tardi, attorno alle 20. Dopo il passaggio di consegne con Matteo Renzi e un veloce primo Consiglio dei ministri, il nuovo premier ha lasciato palazzo Chigi: a differenza del suo predecessore, non occuperà l’appartamento al terzo piano del palazzo del governo, ma resterà a casa sua, nel centro della capitale. Martedì mattina, alle 11, ci sarà il primo voto di fiducia, alla Camera; entro mercoledì sarà calendarizzato anche quello del Senato. In ogni caso, effettuato il giuramento il governo è già entrato nella pienezza dei suoi poteri.
La composizione
Molte le conferme di ministri del governo Renzi: Pier Carlo Padoan all’Economia, Andrea Orlando alla Giustizia, Roberta Pinotti alla Difesa, Carlo Calenda allo Sviluppo Economico, Maurizio Martina alle Politiche Agricole, Gianluca Galletti all’Ambiente, Graziano Delrio ai trasporti, Beatrice Lorenzin alla Salute, Enrico Costa agli Affari Regionali, Dario Franceschini ai Beni Culturali, Marianna Madia alla Semplificazione e alla Pubblica Amministrazione, Giuliano Poletti al Lavoro. Tra le novità, il passaggio di Angelino Alfano dall’Interno agli Esteri, la sua sostituzione al Viminale con Marco Minniti, le nomine di Valeria Fedeli all’Istruzione e di Anna Finocchiaro ai Rapporti con il Parlamento. Diventano ministri i sottosegretari uscenti Luca Lotti, con delega allo Sport (prima era una delle competenze di Delrio), e Claudio De Vincenti, con delega alla Coesione Territoriale e al Mezzogiorno, mentre Maria Elena Boschi entra nello staff di Palazzo Chigi come sottosegretario con il ruolo particolare di «segretario del Consiglio dei ministri» (ruolo che prima era di De Vincenti).
Lo strappo dei verdiniani
Unica della vecchia compagine di governo ad essere stata del tutto tagliata fuori è dunque Stefania Giannini, che lascia il dicastero di viale Trastevere alla vicepresidente del Senato e che nel precedente esecutivo era entrata in quota a Scelta Civica. Questa esclusione in aggiunta alla mancata promozione di Enrico Zanetti (che era viceministro dell’Economia) ha probabilmente provocato la reazione risentita del gruppo Ala-Sc – firmata da Denis Verdini e dallo stesso Zanetti – che proprio mentre Gentiloni era riunito con Mattarella ha annunciato che non voterà la fiducia a quello che definisce «governo fotocopia», spiegando di vedere disattesi gli intendimenti espressi durante le consultazioni con il capo dello Stato per un esecutivo di responsabilità aperto alle forze disponibili e sottolineando, appunto, il venir meno del giusto rapporto tra «rappresentanza e governabilità».
La tenuta della maggioranza
Il disimpegno di Ala-Sc non dovrebbe far venir meno la maggioranza, perché alla direzione nazionale del Pd è passata all’unanimità, e quindi con il sostegno anche della minoranza, la mozione di sostegno al nuovo governo. Maggioranza risicata, calcolata in una forbice tra 160 e 170, in base al voto di senatori a vita e rappresentanti delle autonomie. Ma in passato Verdini e i suoi erano stati più volte utilizzati come «stampella» dell’esecutivo in caso di voti in dissenso da parte di esponenti «dem» recalcitranti: questo soccorso esterno ora non potrà più essere invocato. E che ci possano ancora essere voti difformi sulle proposte del governo lo aveva ipotizzato in mattinata un documento presentato al Nazareno dalla minoranza di SperanzaBersani. Per Gentiloni si prospetta dunque una navigazione in acque tutt’altro che tranquille. «La stabilità la garantiamo perché siamo responsabili – ha commentato in serata lo stesso Pier Luigi Bersani – . Ma sui provvedimenti ci devono convincere. Vorrei che il governo si mettesse dalla parte della gente che ha dei problemi».
Le prime reazioni
Sarcastica la reazione di Massimo D’Alema, uno dei principali autori del «fuoco amico» che ha contribuito a far vincere i No: «Se la risposta all’esito del referendum, e al voto contrario dei giovani, è quella di spostare Alfano agli esteri per far posto a Minniti, allora abbiamo già perso 4 o 5 punti percentuali, e alle prossime elezioni sarà un’ondata. Minniti, per la cronaca, non è solo un sottosegretario di Renzi che viene promosso: era stato sottosegretario dello stesso D’Alema tra il 1998 e il 2000. Dal M5S Alessandro Di Battista parla di governo di «truffatori della democrazia che sono solo attaccati alla poltrona». Giorgia Meloni, di Fratelli d’Italia, sottolinea come si tratti di un governo «identico al precedente»: «In pratica – dice – sputano in faccia agli italiani».
I numeri
Sono dunque 18, oltre al presidente Gentiloni, i membri del nuovo Consiglio dei Ministri, tra cui 5 new entry (che portano il totale a +3 rispetto al precedente per effetto delle fuoriuscite di Giannini e Boschi), anche se solo Anna Finocchiaro e Valeria Fedeli erano completamente avulse anche dalle poltrone di sottogoverno. Le donne sono complessivamente 6. Nel governo Renzi erano otto, anche se poi tre – Maria Carmela Lanzetta, Federica Mogherini e Federica Guidi – avevano lasciato l’incarico (per vicende diverse) ed erano state sostituite da uomini o non sostituite. L’età media si alza leggermente: tolti i ministri riconfermati, infatti, escono un 40 enne (Renzi), una 35enne (Boschi) e una 56enne (Giannini) ed entrano al loro posto un 62enne (Gentiloni), una 61enne (Finocchiaro) e una 67enne (Fedeli). Quanto agli altri 3 nuovi ingressi, Claudio De Vincenti di anni ne ha 68, Marco Minniti 60 e Luca Lotti 34. Per quanto riguarda l’appartenenza politica, il Pd fa il pieno con 11 ministri; 3 sono in quota al Ncd-Ap (Alfano, Costa, Lorenzin); uno all’Udc (Galletti); 3 sono tecnici (Padoan, Calenda e Poletti).

Alessandro Sala, Il Corriere della Sera

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