Juve stai attenta In questo derby il Toro ha carte migliori delle tue

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Belotti è Faraia più potente, ma i granata hanno anche altri assi E tra Roma e Milan la spunteranno i
giallorossi di Spalletti II fastidio di Gianni Agnelli: «Vorrei che questa gara non si giocasse mai»  Se Mihajlovic èaffidabilmente ferrigno, Allegri è più indecifrabile

di CESARE LANZA

Derby! Parola magica ed elettrizzante nel calcio, anche se pochi sanno che all’origine, nel 1780, fu inventata per celebrare una gara ippica. Mi viene in mente – oggi si gioca Torino/Juventus – ciò che pensava Gianni Agnelli, come riferì Marcello Lippi in un’intervista: «Vorrei che non si giocasse mai: se vinci, hai fatto solo il tuo dovere; se perdi, ti deridono e ti criticano per tutta la stagione». Credo che per il Toro, sfavorito nei pronostici, non sia proprio così: da molti anni, con una sola eccezione, ha dovuto rassegnarsi a perdere. Oggi, però, le cose mi sembrano diverse, anzi mi sbilancio subito: dovessi puntare, trovandomi in un’agenzia di scommesse, giocherei sulla vittoria della squadra granata, in alternativa un pareggio. La ragione più solida è questa: Andrea Belotti, 23 anni appena, è perfino più forte di Gonzalo Higuain, 29 anni, argentino nato a Brest in Francia. Ha segnato due gol in più, dieci contro otto ed è in forma splendida (l’ex napoletano mi sembra in sovrappeso). Ma ci sono altre motivazioni, controcorrente, che mi spingono a questo spericolato pronostico. La potenzialità offensiva del Torino è più attendibile di quella juventina. Adem Ljaljc, 25 anni, serbo di origini bosniache, pareggia la qualità del suo quasi connazionale Miralem Pjanic, bosniaco, 25 anni, nei calci di punizione, ma è più estroso, incisivo e pericoloso dell’antagonista, che si squaglia appena il ritmo si riscalda (come puntualmente succede nei derby). E Iago Falque, spagnolo, 26 anni, non solo ha virtuosi eclettismi tattici (cambia con facilità ruolo e posizione in campo), ma quest’anno segna con una disinvoltura raramente esibita prima, nel Genoa e nella Roma. Vero che l’aggressività e l’agonismo di Mario Mandzukic, croato, 30 anni ben portati, non sono da sottovalutare, ma qui veniamo al punto cruciale: credo che il Toro non sarà affatto inferiore a quella juventina. C’è un solo modo consigliabile per battere la Vecchia: impedirle di giocare, anticiparla su ogni pallone, su ogni tackle, pressarla, annientarla sul piano atletico e agonistico. Come ha dimostrato il Genoa nella sua memorabile vittoria di due domeniche fa, fondata esclusivamente sulla forza fisica opposte alle meraviglie tecniche dei campioni d’Italia. E la formula dell’agonismo è esattamente quella preferita da Sinisa Mihajlovic, uno degli
allenatori più tosti del campionato, un sergente vero, profeta della gagliardia fisica. Il Toro quest’anno ha una squadra interessante e temibile. Il portiere Joe Hart ogni tanto accusa qualche svarione, ma è pur sempre il portiere della nazionale inglese. La difesa non ha minimamente risentito della partenza di Nikola Maksimovic e Kamil Glick, c’é la rivelazione Davide Zappacosta. E gli ex romanisti Benatia e Castan sono all’altezza, anche un gradino sotto rispetto al livello dei campioni che furono. Urbano Cairo con l’acquisto del Corriere della Sera è emerso nell’editoria ai livelli più alti, qualcosa mi dice che lo sta facendo anche nel calcio: vende benissimo e acquista meglio (il braccio di ferro col Napoli per la cessione di Maksimovic è un capolavoro di astuzia tattica). Mihajlovic arriva al derby dopo la sconfitta con la Sampdoria, che è riuscita a spezzargli una promettente e lunga serie positiva. Penso che i suoi scenderanno in campo avvelenati, pronti ad aggredire e attaccare come lui sempre vorrebbe. La Juventus arriva dopo una convincente prestazione atletica sull’Atalanta, sorprendente ma acerba, impreparata alla sfida diretta. Però ha perso già tre volte – con Inter Milan e Genoa – e come avevo previsto in estate mi sembra ben lontana dallo splendore della cavalcata dell’anno scorso (dopo la disastrosa partenza). In poche parole è battitóie. L’ambientamento di Higuain e Pjanic, provenienti dal caldo centro sud, è problematico, non solo per ragioni meteorologiche. Il centrocampo senza Pogba è un’altra cosa e comunque il trio Benassi Baselli Valdifiori mi sembra all’altezza di Marchisio Khedira Sturaro. È in difesa che la Vecchia scricchiola: il trio Barzagli Bonucci Chiellini ha un anno in più sulla groppa, Rugani si consolida e sopperisce. Infine, le differenze tra i due allenatori, sul piano temperamentale: tanto Miha è affidabilmente ferrigno, tanto è elegante e a volte indecifrabile Allegri. E sia l’allenatore sia il club sostengono di voler vincere tutto, ma non ho dubbi che, obbligati a scegliere, non
avrebbero esitazioni: il sogno, dopo cinque scudetti vinti non è il sesto, ma la Champions. Domani sera, a completare il cartellone, ci sarà Roma- Milan, duello fra le seconde, dopo la Juve. Mi espongo anche qui: ì- X. La Roma è lanciatissima, con un attacco stellare, anche privo di Salah, e un centrocampo (De Rossi, Strootman e Nsinggolan) tra i più forti in Europa, se non nel mondo. E perde, delude, balbetta solo contro le squadre di seconda (o terza!) fascia. Mentre il Milan è in prima fila, anche se ha fatto ben più di quanto chiunque si aspettasse. Per la Roma si avvicina il match clou con la Juve. Credo che la «Magica» non avrà difficoltà impervie, per imporsi sui promettenti giovani milanisti. Ma che gioco noioso sarebbe il calcio senza sorprese e colpi di scena?

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