Fazi Editore: le novità di gennaio-febbraio 2017

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Anna Giurickovic Dato; LA FIGLIA FEMMINA.

lev-tolstojUna cruda storia familiare che esplora con inconsueta maturità i lati più oscuri e inconfessabili dell’animo umano. Al suo esordio nel romanzo, l’autrice porta sulla scena il rapporto ambiguo di una madre e una figlia di fronte al peggiore dei crimini, la violenta perdita dell’innocenza, affondando la penna nella solitudine che si annida anche nei contesti apparentemente più intimi e sicuri.

il libro Silvia ha conosciuto Giorgio quando aveva solo 16 anni. Lei un’adolescente insicura, lui già adulto, con una carriera diplomatica avviata, qualcuno a cui affidarsi e di cui fidarsi. Venti anni dopo, dalla sua casa romana Silvia assiste inerme al tentativo scioccante da parte di Maria, sua figlia quasi adolescente, di sedurre il suo nuovo compagno, invitato a pranzo perché finalmente conosca la bambina. Un gioco al massacro, una sfida e una richiesta di aiuto, che Silvia osserva, immobile, incapace di reagire, mentre ripercorre la sua storia e quella di una famiglia che non c’è più, muovendosi tra Roma e Rabat, avanti e indietro nel tempo, dalla sala di un appartamento romano al Marocco, quando Silvia era una donna acerba, incapace di proteggere sua figlia, impermeabile ai terribili, concreti segnali di un pericolo. Attraverso il racconto di un dormiveglia, due contrappunti e una scena di seduzione che colpisce come un pugno ben assestato, Anna Giurickovic Dato esplora con grande maturità i ruoli di vittima e carnefice, i loro chiaroscuri e le loro ambiguità. Anna Giurickovic Dato è nata a Catania nel 1989, ma vive a Roma da sempre. Il suo racconto Polimena, Polimena, si è aggiudicato nel 2012 il primo posto nella classifica del concorso Io, Massenzio in seno al Festival Internazionale delle Letterature, e nel 2013 è stata finalista al Premio Chiara Giovani con il racconto Ogni pezzo di sé. La figlia femmina è il suo primo romanzo.

Tim Winton; IL NIDO

Tim Winton, tra i più acclamati scrittori australiani, due volte finalista al Man Booker Prize, torna finalmente con un nuovo romanzo. La parabola di un uomo che ha perso tutto, la propria realizzazione personale e gli affetti familiari. Asserragliato in un rifugio inaccessibile, un sordido appartamento all’ultimo piano di un grattacielo, si sveglia ogni mattina con i postumi di una sbronza severissima e un mix di farmaci in corpo, guardando il mondo con occhio caustico e disilluso. Ma il tentativo rabbioso e insieme tragicomico di chiudere i ponti col mondo non è così semplice: il passato non passa mai, è solo una dimensione del presente.

Il libro Tom Keely ha perso la bussola. Divorziato, disoccupato, la sua reputazione come attivista ambientale è distrutta, e lui si trova rintanato in un appartamento in cima a un cupo grattacielo di Fremantle, Australia occidentale, da dove vede il mondo di cui si è disamorato. Si è tagliato fuori, e fuori ha intenzione di restare, immune ai sentimenti, carico di alcol, antidolorifici, antidepressivi, psicofarmaci e sonniferi, finché un giorno incontra i vicini: una donna del passato e il suo nipote introverso. Un incontro che lo sconvolge ma che, quasi controvoglia, lo spinge a farli entrare nella sua vita. Ma i due nascondono a loro volta una storia difficile, e Keely presto si trova immerso in un mondo che minaccia di distruggere tutto ciò che ha imparato ad amare, in cui il senso di fallimento è accentuato dal confronto continuo con la figura del padre, Nev, un gigante buono impossibile da eguagliare. Un romanzo commovente, coraggioso e inquietante, che rivela punte di umorismo nero e spietato.

La stampa «Uno scrittore di sublime integrità e onestà». Colm Tóibín «Una riflessione oscura e insieme abbagliante di persone e luoghi ai margini. Nelle sue mani, con la sua voce peculiare e inconfondibile, questa perturbante storia ha il potere di sorprendere e deliziare, forse anche ispirare.» The New York Times; Book Review «L’incipit del libro è alimentato dalla sorprendente e agile prosa che ha fatto di Winton uno degli scrittori australiani più celebrati… Tra le molte conquiste di questo straordinario romanzo, una delle più notevoli è il modo in cui il passato gradualmente filtra nel presente… In un libro denso di personaggi magnifici e di relazioni intensamente narrate, il più indimenticabile è il legame tra Keely e l’apparentemente spacciato Kai. Straziante.» The Washington Post «Winton non è un grande romanziere australiano; è un grande romanziere, punto». The Times «Un romanzo straordinario sul disinganno e la redenzione, la perdita e la bellezza, sulla responsabilità e il superamento delle delusioni. Winton al suo massimo». The Guardian «Scritto in una prosa apparentemente semplice, che non sbaglia mai un colpo». Sunday Times «Una performance virtuosa dello scrittore che l’Australia giustamente considera un tesoro nazionale». The Seattle Times.

Tim Winton nasce il 4 agosto del 1960 a Perth, in Australia e a dieci anni annuncia ai suoi genitori che non ha nessuna intenzione di fare il poliziotto come suo padre, ma che invece il suo mestiere sarà scrivere. A ventuno, quando ancora frequenta l’università, pubblica il libro che lo rende immediatamente famoso al pubblico australiano: An Open Swimmer. Da lì in poi si dedica alla scrittura a tempo pieno e nel giro di una ventina d’anni pubblica più di una quindicina di titoli tra romanzi, raccolte di racconti e libri per bambini, modellando uno stile che fin dall’esordio si scopre assolutamente personale. Fazi Editore ha pubblicato Quell’occhio, il cielo (1997), Nel buio dell’inverno (1999), I cavalieri (2000), Cloudstreet (2003), Dirt music (2005), La svolta (2007). Tre volte vincitore del Miles Frankin Award, è stato due volte nella short-list del Man Booker Prize, per I cavalieri e per Dirt music e premiato anche con il Commonwealth Writers Prize, il Family Award for Children’s Literature e il Libro dell’Anno dell’Australian Bookseller Association. Vive con la moglie e i tre figli in una casa sulla spiaggia di Fremantle, in una delle zone meno popolate dell’Australia.

Patricia Nell Warren; LA CORSA DI BILLY

 Pubblicato per la prima volta nel 1974 con il titolo The front runner, esce in una nuova edizione il primo romanzo di denuncia dell’omofobia negli ambienti sportivi. Un libro ormai di culto, che ha venduto oltre dieci milioni di copie e ispirato numerose associazioni atletiche definite appunto Frontrunners, punto di riferimento per la comunità gay-lesbotransgender di Los Angeles, San Francisco e molte altre città del mondo.

Il libro A metà degli anni Settanta, l’allenatore Harlan Brown trova rifugio dal suo passato e da se stesso in un piccolo college di New York, dopo essere stato cacciato dalla prestigiosa Penn State University per sospetta omosessualità. Harlan, ex marine di trentanove anni, ha perso tutto – famiglia, lavoro, amici – e ora cerca di mascherare il proprio conflitto sessuale con un’esistenza più spartana e conformista possibile. Si è fatto una promessa e ha intenzione di mantenerla: non innamorarsi mai più di un uomo. La sua vita, però, è sconvolta quando tre giovani atleti si presentano nel suo ufficio: l’esuberante Vince Matti, il timido Jacques LaFont e il ventiduenne Billy Sive, un potenziale grande talento per i diecimila metri. Sono appena stati scaricati da un’importante squadra a livello nazionale per aver ammesso la propria omosessualità. L’uomo è profondamente diviso: se accetterà di allenarli, questo alimenterà le voci sul suo essere gay, ma i tre hanno stoffa e questa potrebbe essere la sua ultima occasione di puntare in alto. Alla fine, poste condizioni ferree, accetta di prenderli sotto la sua ala. Harlan è subito affascinato dal talento di Billy e capisce che il ragazzo ha le qualità per partecipare alle Olimpiadi di Montreal del ’76. Ma la sua ammirazione si trasforma presto in un sentimento che non provava da anni e, scoprendo che il suo amore per il ragazzo è ricambiato, deve fare la scelta più difficile della sua vita: combattere i propri sentimenti o uscire allo scoperto e sfidare l’ultraconservatore establishment sportivo. Rischiando di far sfumare per sempre il sogno olimpico dei tre.

La stampa
«La più famosa storia d’amore gay mai narrata, commovente e monumentale… In confronto Il giovane Holden e Il signore delle mosche sembrano Mary Poppins». The New York Times «Un romanzo rivoluzionario e sconvolgente». San Francisco Chronicle «Ti tiene inchiodato al libro dall’inizio alla fine». Los Angeles Times «Un libro che dovrebbero leggere tutti coloro che si considerano politicamente coscienti: un’esperienza illuminante». The Village Voice.

Patricia Nell Warren
è una scrittrice americana, diventata famosa non soltanto per la sua opera letteraria, ma anche per la sua vicinanza e il suo appoggio ai fenomeni di emancipazione del mondo omosessuale. nata nel 1936, cresce al ranch Grant Kohrs, nei pressi del Dear Lodge, in Montana. Apertamente lesbica, la sua propensione a raccontare storie si esprime ovunque, nell’ambito della retorica dei dibattiti socioculturali o quando si occupa di giornalismo. Nel 1974 esce in America The front runner, che diventa un romanzo di culto, tradotto in più di dieci lingue e ispiratore dei club ginnici definiti per l’appunto Frontrunners, punto di riferimento per la comunità gay-lesbo-transgender di Los Angeles, San Francisco e molte altre città degli States. Curatrice di tre volumi sulla poesia ucraina, fondatrice della casa editrice Wild Cat Press, la sua ampia opera letteraria comprende il seguito de La corsa di Billy, La sfida di Harlan (tradotto da Fazi nel 2010) e Billy’s Boy (1997). Il suo ultimo romanzo, The Wild Man (2001), è un’appassionata denuncia delle pratiche antiabortiste negli Stati Uniti.

Gore Vidal; GIULIANO

Pubblicato per la prima volta nel 1964, Giuliano è uno dei romanzi di maggiore successo di Gore Vidal. La fortuna ininterrotta che i lettori gli hanno tributato dalla sua uscita e gli apprezzamenti favorevoli della critica letteraria lo fanno annoverare tra le opere di narrativa più importanti della letteratura americana del Novecento.

Il libro Il romanzo racconta la vita privata e politica di Giuliano, l’imperatore romano del quarto secolo, nipote di Costantino, che durante i brevi anni del suo regno tentò, invano, di soffocare la diffusione del cristianesimo e di restaurare il culto degli dèi, passando per questo motivo alla storia con l’appellativo di “Apostata”. Il racconto di Vidal comincia diciassette anni dopo la morte di Giuliano e prende le mosse dalla corrispondenza tra due potenti e influenti uomini del tempo. Senza scrupoli, portati a privilegiare gli intrighi della politica e del potere, non esitano a farcire le loro lettere di osservazioni malevole, pettegolezzi e maliziose digressioni che interpolano al diario scritto dall’imperatore e destinato a essere la sua autobiografia. Nelle pagine di Giuliano troviamo così la rappresentazione di un conflitto politico e religioso in cui già si profila il declino dell’impero romano, e, soprattutto, il sentimento di un’epoca. Nella lotta senza speranza contro il cristianesimo ormai trionfante, nel tentativo – che egli stesso sa essere destinato a fallire – di restaurare una religione che lo spirito del tempo non sente più sua, in Giuliano si nasconde il tormento di un’anima spaventata e smarrita di fronte al futuro. Un sentimento che appartiene a ogni epoca e che fa della tragica parabola dell’imperatore romano una storia attuale anche ai giorni nostri.

Gore Vidal, (West Point, 1925-Hollywood Hills 2012) nato nel cuore della vita politica statunitense, da bambino ha vissuto a lungo con il nonno Thomas Pryor Gore, senatore, che in seguito sarebbe stato un oppositore di Franklin Delano Roosevelt. Dopo aver militato nel Pacifico settentrionale come volontario durante la II Guerra Mondiale, debuttò con Williwaw (1946), che raccontava le esperienze belliche. La sua notorietà esplose però con The city and the pillar del 1948, intitolato nelle varie versioni italiane La città perversa, Jim e La statua di sale. La storia di Jim Willard – marchetta e maestro di tennis, in cui per la prima volta l’omosessualità negli USA veniva presentata in chiave realistica, senza sottolineature comiche o il facile ricorso al melò –, fece scalpore e determinò la fisionomia dell’autore nel mondo delle lettere e della politica americana, dove ha sempre avuto il ruolo di strenuo oppositore del conservatorismo. Dopo la pubblicazione, che suscitò reazioni violente, ma che gli procurò estimatori autorevoli (tra cui Christopher Isherwood e Thomas Mann), passò quindi a lavorare in teatro, in televisione e nel cinema, dove firmò sceneggiature importanti (tra le altre, “Ben Hur”, “Improvvisamente l’estate scorsa” e “Parigi brucia?”). Due i percorsi fondamentali nella sua opera narrativa: da un lato il contributo notevole e determinante a una nuova concezione del romanzo storico con il ciclo in sette libri della storia dell’impero americano, da Washington D.C. del 1967 fino a L’età dell’oro del 2001, passando per Burr. L’altro filone fondamentale è quello che lo presenta come attento osservatore del costume e degli stili di vita americani ed europei (Myra Breckinridge del 1968, Due sorelle del 1970 e Duluth del 1983). Straordinario saggista e polemista, ha sempre svolto un ruolo di testimone scomodo della vita americana, come ricostruisce nei due volumi di memorie, Palinsesto e Navigando a vista. Amante dell’Italia, che ha sempre considerato una seconda patria, ha vissuto tra Los Angeles e Ravello, sulla costiera amalfitana. Fazi Editore ha pubblicato Creazione, La statua di sale, L’età dell’oro, Impero, Il giudizio di Paride, Duluth, Myra Breckinridge, Il candidato, La fine della libertà, Palinsesto, e Navigando a vista.

VERSO UN MONDO MULTIPOLARE Benvenuti nell’era Trump

Come cambierà il mondo con l’avvento di Trump al potere? I rapporti di forza tra Usa, Cina, Russia ed Europa resteranno invariati o ci saranno nuovi attori sullo scacchiere internazionale che ne influenzeranno le scelte? Ha ancora senso parlare di globalizzazione o sono altri i fenomeni che stanno modificando gli equilibri geopolitici? A questi e molti altri interrogativi prova a rispondere questa analisi lucida e approfondita che racconta di un mondo sempre più complesso e multipolare, dove l’Europa, attualmente frammentata e indebolita, deve giocare un ruolo strategico per non venire relegata ai margini del Grande Gioco.

Il libro Il nostro establishment politico, economico e finanziario, come nella Francia di Maria Antonietta, pare avulso dalla realtà dei popoli e inadeguato ad affrontare i profondi cambiamenti che stanno investendo il pianeta. In poco più di un secolo la popolazione è passata da 1,5 miliardi a più di 7 e fra non poco arriverà a 10. Anche gli Stati nel giro di cinquant’anni sono quadruplicati, passando da 50 a oltre 200. A un aumento della complessità del mondo corrisponde una progressiva perdita di credibilità dei piloti, dell’élite, mentre i sistemi rappresentativi che funzionavano quando le condizioni di navigazione erano buone, oggi creano un baratro tra le società e la politica e le persone semplicemente non sanno quasi niente di quello sterminato campo del sapere che è la geopolitica che determina e struttura la nostra realtà. Con l’approssimarsi delle nuove condizioni di vita sarà dunque necessario un profondo ripensamento delle nostre società, del mondo e delle relazioni che si instaurano tra loro. Adattarci reciprocamente, costruendo una forma di civiltà planetaria in cui bilanciare lo spirito di competizione con quello di cooperazione, è l’equazione a molte incognite che siamo chiamati a risolvere. Archiviata la globalizzazione dei decenni passati, acquisiscono nuova importanza gli Stati, le unioni, gli accordi bilaterali, il giusto mix di hard e soft power, l’equilibrio tra i diversi attori. Verso un mondo multipolare esamina lo scacchiere internazionale attingendo alle forme di pensiero della cultura della complessità e dei sistemi. Il risultato è un’analisi, condotta su diversi livelli, dei punti di forza e debolezza sia degli attori tradizionali (USA, Cina, Russia ed Europa), sia dei nuovi centri emergenti, tutti impegnati nel grande gioco dei giochi: assicurarsi le migliori condizioni di possibilità per accedere a un futuro in cui cambieranno le alleanze a livello globale. Un mondo in cui se l’Europa non troverà in fretta una sua chiara collocazione finirà per essere una pedina all’interno di un gioco a tre: Cina, Russia e America. Un mondo nuovo per il quale sono necessari un agire e un pensare inediti.

Pierluigi Fagan, professionista e imprenditore del marketing e della comunicazione per 22 anni, da più di dieci si dedica esclusivamente a ricerche e studi su questioni sociologiche e geopolitiche.

Angela Carter; NOTTI AL CIRCO

Dopo il successo di Figlie sagge, l’ultimo romanzo di Angela Carter, una delle più anticonformiste e geniali scrittrici inglesi del Novecento, arriva in libreria il romanzo che le ha dato la fama, Notti al circo, premiato con il James Tait Black Memorial Prize. Il romanzo, definito dall’autrice stessa «un Dickens psichedelico», è una sintesi della migliore Angela Carter: un concentrato di grande letteratura, umorismo pungente, prosa brillante, erotismo, demolizione sistematica dei cliché e un’immaginazione debordante.

Il libro Fevvers, diversa da tutti i neonati per le poche soffici piccole piume sulle sue scapole, è stata abbandonata appena in fasce, in una via di Londra, nella speranza che qualcuno se ne prenda cura. Raccolta dalla tenutaria di un bordello, ha finito prima per lavorare per lei, in veste di Cupido e poi, cresciutele due ampie e vigorose ali sulla schiena, si è guadagnata da vivere come fenomeno da baraccone. Ma la sua carriera ha una svolta quando comincia a esibirsi come aerialist, volteggiando sui trapezi: tutti impazziscono per lei, a Parigi la chiamano Ange anglaise, Alfred Jarry l’ha inutilmente chiesta in sposa e ora tutta Londra si prostra ai piedi della Donna Alata. Nel 1899 è al culmine della sua carriera, e Jack Walser, 25 anni, californiano dalle poche aspirazioni, giornalista, è nel suo camerino, in una confusione di piume e pizzi, all’Alhambra Music Hall della capitale inglese, per farsi raccontare la sua storia, per cercare di svelarne il mistero, o la mistificazione. La attende un tour che la porterà a Berlino, a Mosca e in Siberia, e Jack Walser, inizialmente scettico e poi soggiogato, e comunque deciso ad andare fino in fondo in quello che spera sarà lo scoop di una vita, sceglie di riciclarsi come clown del circo pur di accompagnarla nella sua tournée. “Mazzi di fiori bersagliano il palcoscenico, ma poiché per i fiori non esiste un mercato dell’usato, Fevvers li lascia dove sono. Il suo viso, coperto da uno spesso strato di cipria e rossetto perché anche gli spettatori più lontani possano scorgerne la bellezza, è tutto un sorriso, un balenare di denti grandi e carnivori come quelli della nonna di Cappuccetto Rosso”.

Hanno detto dell’autrice:
«Sogni, miti, fiabe, metamorfosi, inconscio ribelle, viaggi epici e una sensualissima celebrazione della sessualità nelle sue manifestazioni più gioiose e più oscure». Ian McEwan «Talentuosa e fantasiosa scrittrice. L’immaginazione di Angela Carter non ha confini. Ricorda Orlando di Virginia Woolf». Joyce Carol Oates «Una scrittrice raffinata dallo stile bizzarro, originale, barocco». Margaret Atwood

Angela Carter (Londra 1940-1992) giornalista, scrittrice per adulti e bambini, è l’autrice di un’ampia opera letteraria. Socialista, anticonformista e femminista, è stata una scrittrice e giornalista impegnata, per la quale l’arte era indissolubilmente legata ai temi politici. La sua produzione gioca con l’horror, il gotico, la fantascienza, il realismo magico e la commedia erotica. Tra le sue opere più note figurano le raccolte di racconti Fuochi d’artificio (1974), La camera di sangue (1979) e il romanzo Notti al circo (1984), ora proposto da Fazi Editore dopo Figlie sagge. Celebre anche il suo saggio La donna sadiana (1979) nel quale difende un’immagine femminile liberata anche nel campo della sessualità, in una costante opera di demistificazione degli stereotipi sessuali occidentali

Pieter Aspe; L’ORECCHIO DI MALCO

L’ultimo bestseller del grande giallista belga, definito da Le Figaro «il Simenon fiammingo», con oltre 3 milioni di copie vendute in tutto il mondo e tradotto in decine di paesi. Uscito poco prima degli attentati terroristici del 2015 in Belgio, il nuovo noir di Aspe si rivela tragicamente profetico, ma da una prospettiva rovesciata: al centro della vicenda vi è infatti una setta di integralisti cattolici, decisa a cancellare dal mondo corruzione e degrado a base di terrorismo e violenze di ogni tipo. Un romanzo controverso e provocatorio che ha fatto molto discutere nei mesi successivi alla sua pubblicazione. Una storia giocata sul paradosso, eppure sempre più attuale.

Il libro Protagonista de L’orecchio di Malco è una setta di irredentisti cattolici. Ben introdotti negli ambienti della finanza e della politica, hanno un piano ambizioso: eliminare con ogni mezzo, compresi omicidi e attentati, la corruzione nel mondo e instaurare una teocrazia. Ai loro occhi il piacere è peccaminoso e la ricchezza eticamente ingiustificabile. Comincia così un’escalation di terrore e violenza che si propaga da Bruges in tutto il paese con ampia eco mediatica: sacrifici di vittime innocenti ed episodi agghiaccianti, come gli attentati nelle discoteche di Bruges. La situazione sembra senza via d’uscita quando la stessa Hannelore viene rapita dai membri della setta. L’equilibrio e le capacità dell’ispettore Van In, di Hannelore e dell’amico e braccio destro Versavel verranno messi davvero a dura prova. Hanno detto de Il caso Dreyse «Il giallista dei piccoli eroi è tornato con il suo eccentrico trio di investigatori.» Michele Neri, Vanity Fair «Il suo commissario è l’antitesi del fanatico. Burbero e ironico non ha paura di scoperchiare i sepolcri imbiancati della buona società belga». Raffaella Silipo.

La Stampa «I suoi non sono semplici gialli, ma indagini sociali che esplorano i vizi di un Paese». Brunella Schisa, Il Venerdì di Repubblica «La capacità di osservazione di Van In, insieme al suo sguardo profondo sulla vecchia e suggestiva Bruges, non hanno prezzo». The New York Times Book Review

Pieter Aspe (pseudonimo di Pierre Aspeslag) è nato a Bruges nel 1953. Ex precettore, fotografo, commerciante di vini, venditore di granaglie e cereali, custode di una basilica, impiegato in un’impresa tessile e lavoratore stagionale per la polizia marittima, ha esordito come scrittore nel 1995 con Il quadrato della vendetta. La serie che ha per protagonista l’ispettore Van In si compone ad oggi di 35 titoli. Nel 2001 ha vinto il premio Hercule Poirot come miglior scrittore fiammingo di gialli. Le inchieste del commissario Van In hanno un tale successo che non solo l’ufficio del turismo di Bruges ha utilizzato la toponomastica dei libri per promuovere la visita della città, ma ne sono stati tratti radiodrammi, undici telefilm e un gioco di ruolo. Con questa casa editrice ha pubblicato anche Il quadrato della vendetta (2009), La maschera della notte (2010), Caos a Bruges (2010), La quarta forma di Satana (2011), Sangue blu (2014) e Il caso Dreyse (2015).

Pierre Lemaitre; LAVORO A MANO ARMATA

«Pierre Lemaitre è un maestro di stile». Antonio D’Orrico, Corriere della Sera
Dal vincitore del premio Goncourt un romanzo di grande attualità che racconta il dramma della disoccupazione. Prix Le Point du polar européen come miglior romanzo noir.

Il libro Alain Delambre è un impiegato, un quadro di cinquantasette anni distrutto da quattro anni di disoccupazione, costretto ad accettare lavoretti squalificanti. Al sentimento di fallimento personale si aggiunge presto l’umiliazione di essere maltrattato per cinquecento euro al mese. Così il giorno in cui un imprenditore decide di valutare la sua candidatura come direttore delle risorse umane, Alain Delambre è pronto a tutto, a chiedere soldi in prestito, a umiliarsi di fronte agli occhi della moglie e delle figlie, addirittura è pronto a partecipare all’ultima prova pur di essere assunto: un gioco di ruolo, la simulazione di un rapimento. Alain Delambre si tuffa anima e corpo nella lotta per riconquistare la propria dignità. Ma quando si rende conto che i dadi sono truccati, la sua collera non ha limiti. E il gioco di ruolo si trasforma in un gioco al massacro. «Lemaitre riesce in questa impresa: sorprendere il lettore tessendo una trama perfettamente simmetrica. Un lavoro accurato, ma con una giusta dose di follia che fa la differenza». Le Figaro Litteraire «Lemaitre ha dispiegato una trama fenomenale dai sapori hitchcockiani, che potrebbe interessare anche a Lynch o a un De Palma di nuovo in forma». Rolling Stone

Pierre Lemaitre Ha insegnato per molti anni letteratura, ed è approdato tardi al mestiere di scrittore e sceneggiatore. Con i suoi romanzi ha vinto diversi premi, tra i quali il Prix du premier roman al Festival di Cognac nel 2006 e il prestigioso premio Goncourt nel 2013. Fazi Editore ha pubblicato L’abito da sposo e Lavoro a mano armata, per il quale Lemaitre si è aggiudicato il Prix Le Point du pilar européen 2010. I suoi libri sono tradotti in tredici lingue. Di L’abito da sposo e Lavoro a mano armata sono stati acquisiti i diritti cinematografici.

CHE FARE, DUNQUE? Legge, archetipo e mito

Una nuova traduzione di un’opera fondamentale per capire il pensiero di Lev Nicolaevic Tolstoj, da moltissimi anni assente dalle librerie.

“Sosteniamo di non essere noi i colpevoli di quanto sarebbe accaduto da solo, proprio come i bambini quando assicurano che il vetro appena spaccato si è rotto da solo


Il libro
Nel 1882 Tolstoj si trova a Mosca, dove collabora al censimento. L’incontro con la miseria degli operai e dei senzatetto lo colpisce molto duramente, una vera e propria crisi di coscienza, tanto da convincerlo a dedicarsi anima e corpo a conoscere e incontrare i disperati di Mosca, nella speranza che questa attività si trasformi in una grande opera benefica. Ma nonostante le migliori intenzioni, come racconterà in Che fare, dunque?, opera continuamente rivista fino all’edizione finale del 1886, capisce presto l’inutilità del suo ingenuo tentativo, e dedica le sue amare riflessioni alle responsabilità dei ricchi, tra i quali si include, e della politica, avvicinandosi al pensiero anarchico, in polemica con ogni forma di potere statale o ecclesiastico, contro ogni forma di sfruttamento. Emerge un pensiero ancora oggi attuale e moderno, sia nelle pagine in cui affronta questioni più strettamente morali, sia nell’analisi delle enormi disuguaglianze sociali, sia nell’insistenza con cui ribadisce la necessità imprescindibile di una rinascita spirituale di Occidente e Oriente del mondo.

Lev Tolstoj Quando Tolstoj (1828-1910) scrive Che fare, dunque? ha già pubblicato i due romanzi che lo hanno reso celebre, Guerra e pace e Anna Karenina. Dopo Anna Karenina, Tolstoj, personaggio da sempre tormentato e tragico, entra in una profonda crisi e inizia la sua conversione. Si avvicina agli insegnamenti del Vangelo, dapprima in accordo con la Chiesa Ortodossa, poi in suo aperto contrasto, cosa che nel 1901-1902 gli costerà addirittura la scomunica. Tolstoj si definisce anarchico, sebbene degli anarchici non condivida la violenza perché pacifista, e cristiano, fermo nel suo rifiuto dell’istituzione della Chiesa, che ha corrotto l’autentico messaggio di emancipazione e fratellanza di Cristo. Il 1882 è un anno fondamentale per Tolstoj: da una parte inizia un nuovo corso esistenziale sotto l’egida del cristianesimo; in un’opera dello stesso anno, Confessione, scrive di aver attraversato una profonda depressione che lo aveva condotto quasi al suicidio e dalla quale si era ripreso proprio grazie alla dottrina cristiana di fratellanza tra gli uomini; inoltre partecipa al censimento di Mosca, che gli fornisce lo scenario per analizzare le cause della povertà e dell’oppressione che costituiranno la base per Che fare, dunque? Questa sua resurrezione lo porta tuttavia a profondi conflitti con la sua famiglia. Episodio interessante, anche per la sua valenza simbolica, è quello che vede Tolstoj comunicare ai giornali, nel 1891, la rinuncia ai diritti d’autore di tutte le opere scritte prima della sua conversione. Gli ultimi anni di Tolstoj sono tormentatissimi, timoroso di subire violenze o pressioni da parte dei figli per redigere un testamento in loro favore, mentre lui è sempre più smanioso di compiere il “salto” e spogliarsi di tutti i suoi averi in favore di Cristo, decide di fuggire da casa propria, viaggiando in treno verso la Crimea su una carrozza di terza classe. Tolstoj, a causa del freddo e dei suoi 82 anni, si ammala di polmonite e muore nel 1910 alla stazione ferroviaria di Astàpovo.

 

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