Fatto Quotidiano, soci in uscita

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Chiare Lettere pronta a vendere l’intera quota. I piccoli azionisti riducono le partecipazioni. Santoro: io resto ma separiamo politica e descrizione della realtà

di Marco A. Capisani, ItaliaOggi

travaglio-santoroRiassetto azionario movimentato per il Fatto Quotidiano. Alcuni soci hanno deciso di ridurre il loro impegno e le loro partecipazioni nell’editrice del quotidiano cartaceo diretto da Marco Travaglio. In particolare hanno abbassato le quote (non ancora aggiornate nelle banche dati camerali) piccoli azionisti come l’editore Francesco Aliberti (originariamente al 12,26%) e l’ex magistrato Bruno Tinti (8,13%).
Però, tra chi ha deciso di vendere c’è anche la holding Edima (nata con l’imprenditore calzaturiero Enrico Paniccià tra i suoi soci) che aveva una quota al 16,26% al pari dell’a.d. Cinzia Monteverdi e del presidente (ed ex direttore) Antonio Padellaro. Stessa scelta che ha preso la casa editrice di libri Chiare Lettere (sempre al 16,26%) dopo che il Fatto ha lanciato la sua collana di libri Paper First e ha tolto alla società di Lorenzo Fazio alcuni dei suoi autori più importanti, tra cui in primis lo stesso Travaglio. Per esempio è con la nuova collana che Travaglio insieme a Silvia Truzzi ha scritto Perché no, argomentando le ragioni per non votare a favore del prossimo referendum costituzionale promosso dal premier Matteo Renzi. Un volume con un buon riscontro di pubblico avendo venduto oltre 50 mila copie, che avrebbe fatto comodo a qualsiasi editore, Chiare Lettere compresa.
L’arrivo di Paper First ha lasciato «sorpresa» Chiare Lettere contattata da ItaliaOggi, credendo al contrario di poter sviluppare una partnership ancora più strutturata coi giornalisti della testata. Invece «il nostro ruolo si è esaurito, la nostra presenza non è più primaria». Quindi l’editrice ha finito per ridurre la quota all’11% incassando 500 mila euro e non escludendo un’uscita definitiva dall’azionariato. Nel frattempo, comunque, Chiare Lettere rilancia la sua attività non solo con titoli d’inchiesta ma diversificando anche con il primo libro di poesia (in uscita a febbraio ci sono quelle d’amore di Franco Arminio, Cedi la strada agli alberi) e iniziando a occuparsi di nuove tematiche come l’alimentazione e la salute.
A comprare le quote degli azionisti venditori sono stati la stessa Editoriale Il Fatto e Zerostudio’s, la casa di produzione di Michele Santoro. Così, come già annunciato, il conduttore tv è arrivato al 7% del Fatto ma al contempo il quotidiano di Travaglio è salito al 46,48% di Zerostudio’s, secondo le ultime visure camerali disponibili, quasi alla pari con la quota complessiva di Santoro e della moglie Sanja Podgayski (a testa il 25,58% e in tutto il 51,16%).
L’operazione incrociata avrebbe dovuto rinsaldare i rapporti tra le due società e portare allo sviluppo di una piattaforma multimediale targata Santoro su www.ilfattoquotidiano.it. Eppure anche i rapporti tra Fatto e Santoro non sono pienamente idilliaci: il giornalista ha dichiarato pubblicamente il suo disaccordo con le posizioni di Travaglio sul referendum di domenica prossima e a ItaliaOggi precisa che «il mio disaccordo non riguarda le azioni nel Fatto, a cui non voglio causare scossoni. Sono entrato nella compagine per rafforzare la testata ed evitare scalate esterne. Ora il focus è piuttosto il mio futuro coinvolgimento attivo nella fattura del giornale. Dopo il referendum servirà un chiarimento». Quindi non è in programma nessun lancio di piattaforme multimediali o tv del Fatto? «Al momento non sono spronato a fare niente», aggiunge Santoro. «Io chiedo più distinzione tra la descrizione della realtà e le posizioni politiche, comprese quelle vicine al Movimento 5 Stelle. Forse il quotidiano potrebbe fare letture della realtà più equilibrate. Poi è chiaro che il giornale si muove sul punto di vista del suo direttore ma quella di Travaglio è una passionaccia per il No».
Adesso, comunque, Santoro è impegnato nel lancio del suo film Robinù, al cinema il 6 e il 7 dicembre prossimo.

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