Mediaset Premium: vendere, rimpicciolirsi o addirittura chiudere? Le previsioni di Berenberg

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Per Mediaset riprendere le trattative con Vivendi non è facile, a causa non solo della distanza negoziale tra le parti, ma anche di un clima di rancore che rende difficile ogni avvicinamento.

MEDIASETMediaset Premium in posizione di stallo. Una posizione scomoda che dovrà comunque trovare una via d’uscita, nonostante il cul de sac nel quale si è ficcata a seguito della brusca rottura di trattativa con il gruppo Vivendi.
È quanto sostengono gli analisti finanziari di Berenberg, per i quali, nonostante le difficoltà del gruppo di appartenenza, la vendita di Mediaset Premium sarebbe comunque la soluzione migliore in assoluto.
Come è noto, Vivendi e Mediaset hanno ingaggiato sulla pay-tv del biscione una lotta senza quartiere, a seguito del rifiuto dei francesi di procede con l’acquisto di Premium, che secondo loro non sarebbe in condizione di fronteggiare la china di perdite che l’appesantiscono. D’altra parte, riprendere le trattative non è facile, a causa non solo della distanza negoziale tra le parti, ma anche di un clima di rancore che non facilita le cose e rende difficile ogni avvicinamento.
“È nostra opinione che Mediaset non sia in condizione di tollerare ulteriormente perdite provenienti da Premium – è la tesi degli analisti di Berenberg – A questo punto le opzioni che si possono prevedere non lasciano dubbi. Premium può: a) essere venduta ad un nuovo proprietario (che potrebbe essere Vivendi o addirittura Sky), b) può decidere di ridurre sensibilmente le proprie ambizioni (ad esempio non rinnovando i diritti di Champions League) ovvero tornare alle dimensioni precedenti al suo ingresso nel grande mondo dei diritti sportivi, oppure c) può decidere di chiudere il business, ponendo uno stop definitivo all’esperienza di pay-tv di Mediaset”.
Secondo Berenberg, Mediaset Premium dovrebbe registrare quest’anno perdite per 223 milioni di euro, un ammontare peggiore di quanto previsto, per il combinato disposto dei maggiori costi sui contenuti (richiesti dagli accordi preliminari con Vivendi) e dal mancato raggiungimento degli obiettivi legati all’allargamento della base abbonati (disincentivati forse anche dal continuo stato di scontro con Vivendi).

di Raffaele Barberio

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