Facebook vuole fare la banca

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La sfida? Veri pagamenti online e flussi di dati sugli acquisti

Mark-Zuckerberg1 - facebookFacebook compie i primi passi da banca virtuale anche in Europa. Il social network di Mark Zuckerberg ha ricevuto infatti dalla Banca centrale d’Irlanda l’autorizzazione per permettere ai suoi utenti di fare donazioni a organizzazioni non-profit e inviare moneta elettronica ad amici e parenti tramite la chat di Messenger.
Il tutto senza bisogno di ulteriori autorizzazioni, da richiedere ogni volta. I due servizi potranno essere lanciati solo nei mercati dello Spazio economico europeo (See), che comprende i 28 paesi membri dell’Unione europea più Islanda, Liechtenstein e Norvegia che vi rientrano in quanto membri dell’Associazione europea di libero scambio (acronimo inglese Efta).
L’autorizzazione era attesa da un paio d’anni, a conferma dell’importanza dei servizi bancari virtuali data da Facebook (che infatti non ha desistito). Peraltro negli Stati Uniti non solo queste due opzioni sono già online per gli iscritti ma soprattutto ce ne sono a disposizione altre che spaziano nel campo dell’e-commerce e dei pagamenti tramite app. Ecco perché, secondo molti analisti, l’obiettivo finale del colosso californiano di Menlo Park è arrivare ad essere una vera e proprio banca online, con l’intera rosa di servizi disponibili, dall’offerta di un conto corrente ai trasferimenti di denaro anche fuori dai confini statunitensi ed europei. Per esempio, in pieno stile Money transfer e Western union, in direzione Africa, Asia ed Europa dell’Est da dove vengono molti immigrati del Vecchio continente, interessati a mandare soldi alle famiglie di provenienza.
Ad alimentare queste ipotesi ci sono innanzitutto la strategia di Facebook di concentrare gli investimenti sul mobile nei paesi in via di sviluppo e la stima della Banca mondiale sull’esistenza di 2,5 miliardi di persone che non possono o non vogliono accedere alla tradizionale offerta bancaria.
Al momento di certo c’è solo che, come ha confermato ieri lo stesso social network, «Facebook payments international ltd. (Fbpil) è stata autorizzata da parte della Banca centrale d’Irlanda (CbI) a diventare un istituto di moneta elettronica. Come indicato nella nostra richiesta ufficiale, Facebook potrà utilizzare la licenza per abilitare prodotti futuri come le donazioni su Facebook o i pagamenti peer-to-peer via Messenger. In qualità di istituto di moneta elettronica regolata in Irlanda dalla Cbi, Fbpil è autorizzata a emettere donazioni da parte degli utenti Facebook solo verso organizzazioni di beneficenza registrate nello Spazio economico europeo (See) e pagamenti peer-to-peer soltanto all’interno dello stesso. È la società Fbpil a essere autorizzata e sono la moneta elettronica e i sistemi di pagamento proposti ad essere regolamentati».
Altrettanto certo è che anche altri colossi del web, da Amazon a Google, hanno messo tra le loro priorità la creazione di sistemi di pagamento virtuali. Se la piattaforma creata da Jeff Bezos, secondo le sue stesse parole, deve «procedere rapidamente» verso una proposta concreta in tal senso, la «big G» di Larry Page ha già ideato una serie di servizi grazie al Google Wallet.
Resta la domanda: perché Facebook ha deciso d’intraprendere un percorso di natura finanziaria? Sicuramente per una questione di fidelizzazione del suo pubblico, predisponendo sempre nuovi servizi a sua disposizione. Ma in particolar modo perché Facebook vive di pubblicità e, promuovendo transazioni economiche, ne trarrà interi flussi d’informazioni. Dati molto appetibili per gli inserzionisti visto che dettagliano un comportamento reale e non solo l’interesse di un «like». Tradotto: molti iscritti possono mettere mi piace a un nuovo modello di cellulare, ma probabilmente molti di meno sborseranno davvero i soldi per comprarlo.

di Marco A. Capisani, Italia Oggi

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