Editoria, perdite in frenata

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Il rapporto di Mediobanca 2011-2015. Il quadro migliora ma il digitale ancora non bilancia
Mondadori scalza Rcs e diventa prima nel settore

di Andrea Secchi, Italia Oggi

giornali editoriaIl bicchiere è sicuramente mezzo vuoto ma almeno il miglioramento negli ultimi due anni c’è stato. Questo il quadro che dipinge l’Annuario R&S di Mediobanca sui nove principali gruppi editoriali italiani: Mondadori, Rcs, Espresso, Sole 24 Ore, Monrif, Caltagirone, Itedi, Cairo Editore e Class Editori, tutti editori dei maggiori quotidiani italiani tranne Mondadori che edita periodici e libri.
La perdita di fatturato aggregato dal 2011 al 2015 certifica la situazione difficile del comparto: -32,6%, dai 5,7 miliardi di euro del 2011 ai 3,9 miliardi dello scorso anno, 2 miliardi bruciati. Però la flessione del giro di affari si è ridotta nell’ultimo biennio, -4,2% se confrontiamo il 2015 con il 2014, e nonostante il rosso cumulato dei nove gruppi sia di oltre 2 miliardi di euro nel quinquennio considerato, i bilanci peggiori sono alle spalle e le perdite si sono notevolmente ridotte.
Il settore comunque ha reagito. Da una parte si è assistito a un processo di concentrazione (Rcs Libri a Mondadori, Cairo su Rcs, la fusione di Espresso e Itedi), dall’altra le case editrici hanno operato una riduzione dei costi: -8,9% nell’aggregato complessivo. Il problema è la continua diminuzione della diffusione cartacea, con 300 mila copie in meno al giorno nel 2015, da 3,2 milioni a 2,9 milioni. Il saldo con il digitale, dicono gli analisti di Mediobanca, è negativo sia dal punto di vista delle copie diffuse (30 mila in più quelle digitali nel 2015) sia dei ricavi.
Perché è sulla carta che ancora oggi si reggono le case editrici di quotidiani, e non solo in Italia, se ancora oggi il 92% del giro d’affari mondiale del settore proviene dalla stampa, pubblicità e vendite.
La novità di questo rapporto è che Mondadori (che non pubblica quotidiani ma libri e periodici) è diventata la prima casa editrice italiana superando Rcs. Il gruppo guidato dall’a.d. Ernesto Mauri ha registrato ricavi per 1,123 miliardi di euro contro gli 1,032 miliardi di Rcs, escludendo Rcs Libri (188 milioni). Se si include questa cifra nel computo di Mondadori (il perfezionamento dell’acquisizione in realtà è avvenuto quest’anno) si arriva a oltre 1,3 miliardi. Con le aggregazioni in corso il mercato sarà ancora più concentrato: le prime tre case editrici passeranno dal 77% del giro d’affari totale (Mondadori 35%, Rcs 26%, Espresso 16%) all’82% (Mondadori 35%, Cairo editore+Rcs 28%, Espresso+Itedi 19%).
Le diffusioni rappresentano il 42,2% dei 3,9 miliardi fatturati nel 2015, la fetta maggiore. Per il resto c’è la pubblicità (36,8%) e altri ricavi al 21%. La situazione poi è differente per i diversi editori, con alcuni che poggiano maggiormente sulla raccolta e altri (Cairo e Itedi) che hanno un’incidenza maggiore delle diffusioni (70% e 60% rispettivamente). Peraltro Cairo è l’unico a non ridurre i ricavi diffusionali (+7,2% dal 2011), mentre la flessione dei ricavi pubblicitari è stata fra il 30 e il 40% per tutti gli editori.
Cairo Editore ha ancora due record in questo quadro. Intanto, insieme con l’Espresso, è in utile sul risultato cumulato 2011-2015. Il primo ha un risultato positivo di 42 milioni, 8,5% del fatturato, l’editrice della Repubblica di 112 milioni, 3% sul fatturato. Inoltre gruppo di Urbano Cairo ha incrementato gli organici (da 190 a 216 unità), mentre nel complesso con la crisi la forza lavoro dei nove si è ridimensionata di 4.600 dipendenti, -24,8%.
Il fatturato aggregato continua a flettere anche nei primi mesi del 2016 ma in maniera meno accentuata che nel 2015, ovvero -3,5% rispetto al -4,2% dello scorso anno.
Per quanto riguarda il confronto internazionale, poi, l’Italia nel 2015 ha avuto più difficoltà del Regno Unito e della Francia che hanno registrato ricavi pressoché invariati su un anno prima. Caso a parte quello la Germania, che grazie alla diversificazione di Axel Springer ha guadagnato il 7,6%.

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