Da pacco postale alla Nazionale: la favola a lieto fine di Lapadula

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Una carriera in giro per l’Italia: un viaggio che sembrava senza speranze, legato alle strategie del Parma del fallimento. Poi la rinascita con Teramo e soprattutto Pescara, quindi i giorni del riscatto totale: gol di tacco con la maglia del Milan a Palermo e la chiamata in azzurro di Ventura dopo aver resistito alle lusinghe del Perù

venturaAlla fine il pacco è arrivato alla giusta destinazione. La partenza tanto tempo fa da Torino (sponda Juventus primavera), poi Vercelli, Ivrea, Parma, Roma (con l’Atletico), San Marino, Cesena, Frosinone, Gorica (in Slovenia), Teramo, Pescara, Milano rossonera ed infine Coverciano, dove è pronta una insperata maglia azzurra. Un ‘uomo pacco’, sballottato da una parte all’altra: in ogni viaggio l’involucro si usura, ma il contenuto resta intatto. Quel contenuto è Gianluca Lapadula, capace di raccogliere in pochi giorni quanto seminato qua e la nel corso degli anni: prima il colpo di tacco geniale a Palermo, di quelli che richiamano flash in bianco e nero sulle gesta di un certo Roberto Bettega, poi la chiamata del ct Ventura in Nazionale.
Una favola, un lieto fine che però sembra non arrivare mai. Il viaggio di Ulisse inizia come per tanti, anzi meglio di tanti: giovanili della Juventus, un po’ di gavetta a Vercelli e Ivrea. L’Odissea vera e propria però parte con l’approdo al Parma. Il presidente Ghirardi e il direttore generale Leonardi costruiscono un sistema di potere: le fondamenta del castello di carta sono il tesseramento di oltre duecento giocatori. Una strategia che da una parte consente il controllo del mercato su molte società di serie B e Lega Pro, dall’altra rappresenta una sorta di investimento al buio nella speranza che attingendo a destra e a manca, arrivi la pesca miracolosa. In realtà si tratta di pesca illecita, fatta usando la dinamite, che priva un sacco di calciatori della componente chiave per chi gioca al calcio, la fiducia. ”Malaussène, pianga in modo convincente. Sia un buon capro espiatorio”. Il Parma non si accorge di avere un giocatore che vale potenzialmente una vagonata di milioni, ed allora lo trasforma nel personaggio nato dalla penna di Daniel Pennac: un impiegato mite, Monsieur Malaussène, che diventa capro espiatorio per i clienti insoddisfatti di un grande magazzino. Sei mesi qua, sei mesi là. Un giro vorticoso per obbedire alle leggi del mercato, per riempire le caselle di arrivi e partenza. Lapadula raramente sblocca lo 0 dei gol segnati, magari per caso arriva a 1. All’Atletico Roma, 0 è anche nelle presenze. L’allenatore è Peppino Incocciati, da giocatore un buon fantasista, bel rapporto con il pallone: ”Lapadula non è adatto per il gioco del calcio”, la lapidaria sentenza. E’ il momento peggiore. Buio, buio e ancora buio: il solo raggio di sole a San Marino: 24 gol in 35 partite. Chissà, magari con un po’ di continuità… Invece riecco la strategia del pacco ed altre delusioni. Cesena e Frosinone in rapida successione, 0 reti. Una schiavitù applicata al gioco del calcio, le catene iniziano ad allentarsi solo quando il vento del fallimento lancia il primo refolo sul Parma. Lapadula è a Teramo, gioca e segna, decisivo nella storica promozione in serie B. Ma anche qui il destino sembra giocargli contro: illecito sportivo del club, tutto da rifare. Poi però Monsieur Malaussène diventa il Conte di Montecristo, coglie al volo l’occasione per fuggire. Il Parma fallisce, lui è svincolato, il Pescara lo ingaggia a parametro zero. Ed è spettacolo: 40 partite, 27 gol, la promozione in A. Lapadula, libero da pensieri, diventa un rapace, ogni pallone è il suo, piace a tutti anche al Milan. Galliani lo riassume sinteticamente: “corre dietro a tutti, anche nei vialetti”. Il colpo di tacco di Palermo lo consacra a idolo della tifoseria rossonera, la rivincita è completa o quasi. Per vendicarsi di un sistema come quello italiano che lo ha ridotto a pacco postale, Lapadula potrebbe cedere alle lusinghe del Perù. La madre è Sudamericana, e la nazionale che fu del grande Teo Cubillas vorrebbe tanto puntare su di lui per tornare a centrare la qualificazione al mondiale che manda ormai dal 1982. Lapadula però resiste. La ‘vendetta’ gliela hanno già data i gol, spazio al sogno. Ventura raccoglie, ora l’azzurro. “So che fino a quando non giocherò un minuto ufficialmente in Nazionale ho la possibilità di scegliere fra Italia e Perù, ma la mia scelta è ricaduta sull’Italia”, conferma Lapadula. “La prima telefonata dopo la convocazione l’ho fatta a mia mamma, non mi ha detto niente perchè non ci credeva, ma come tutta la mia famiglia è rimasta molto contenta. Non ho dediche da fare, spero di avere altre occasioni. Il mio obiettivo è continuare così, non abbassare la guardia e affrontare sempre con questa determinazione le prossime partite”. Il tutto all’insegna della determinazione: “Ho sempre avuto questa qualità, affrontando le stagioni in questo modo, e continuerò a farlo anche in questa sede così importante. E’ stato l’ingrediente che mi ha fatto fare il salto di qualità. Ho girato tantissime squadre nella mia carriera, ora spero di trovare tranquillità”.

Repubblica

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