Periscopio

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cosenza-bigAbbiamo due figli: mia moglie è la madre dei racchi. Totò: parli come badi. Rizzoli, 1994.

La tragedia dei terremoti è che manco te la puoi prendere con Renzi. Jena. La Stampa.

Tre uomini evadono da Rebibbia e ora sono a spasso per Roma. Ecco chi lascia in giro i frigoriferi. Spinoza. Il fatto.

Ho portato i miei libri contabili da un ragioniere. Lui li ha guardati e ha detto: «Qui, la prima cosa da fare è dire alla finanza che si è spaccato un tubo della fogna in cantina e sono andati persi». Maurizio Milani, scrittore satirico. Il Foglio.

Sorvolando dall’alto i campi del veronese appare un immenso ritratto di Trump. Non bastava l’endorsement di Putin, ora anche gli alieni. Antonio Satta. MF.

Il rugby è una buona occasione per tenere lontano trenta energumeni dal centro della città. Oscar Wilde.

Un gerarca di provincia, quando era stato in visita allo stabilimento di Faedis e aveva incontrato il Galimbelli, gli aveva chiesto come mai non l’avesse accolto con il saluto romano: quest’ultimo gli aveva risposto: «Perché sono lombardo». Andrea Vitali, Il meccanico Landru. Garzanti, 2010.

Ho letto un libro in cui si spiega che tanto aglio e tanto sesso fanno bene alla salute. Si intitola: «Bisogna scegliere l’uno o l’altro». Jimmy Fallon, attore e comico americano.

Il congresso del Pd sarà nel 2017. E la nostra gente è stanca della polemica continua. L’alternativa al Pd si chiama Matteo ma di cognome fa Salvini. L’alternativa a questo governo e a questo Pd non è un’improbabile coalizione a sinistra, non è un Lafontaine italiano, un Varoufakis, un Corbyn; l’alternativa è il populismo. Matteo Renzi (Aldo Cazzullo). Corsera.

Parisi è una persona perbene. In un sistema proporzionale non avrebbe problemi. Ma in una logica quasi presidenzialista come quella di oggi, serve altro. Devi tenere la cazzimma, come diciamo in Campania, essere un populista. Vanno bene Berlusconi, Renzi, Grillo, non i pariolini fi ghetti e misurati. E poi Parisi è nato perché l’ha creato Berlusconi, può fare, al massimo, il coordinatore. Del resto un giorno, Berlusconi gli dirà: «Ti ho dato in mano il partito ma non sei stato in grado». Un po’ come con Alfano e il quid. Angelino non lo meritava ma Silvio ha l’idea del ragazzo spazzola, sono tutti bravi però la barberia dev’essere la sua. Clemente Mastella, sindaco di Ceppaloni. (Piero Senaldi). Libero.

Per non finire alla neuro dopo il fallimento del governo Prodi II di cui fu ministro, Bersani scalzò dalla segreteria Pd Dario Franceschini, successore di Veltroni. Promise mari e monti tra cui il rilancio del partito che, alle Europee di quell’anno, si era fermato a un modesto 26%. Poi, non partorì neanche il proverbiale topolino e si rivelò per quello che già sappiamo: inetto come capo politico. Non gli riuscì mai di imporre un suo uomo alla guida di una città. Nel 2011, appoggiò a Milano Stefano Boeri e divenne sindaco Giuliano Pisapia. Nello stesso anno, scelse per Napoli tale Andrea Cozzolino e vinse Luigi De Magistris. L’anno dopo, candidò a Genova il sindaco uscente, Marta Vincenzi, e fu eletto Marco Doria, spinto da Nichi Vendola. Giancarlo Perna. La Verità.

Il Vietnam fu la guerra di un’America sconfitta, vinta, piena di vergogna. Era, quella, l’America dell’innocenza perduta, per riprendere il titolo di un libro di Neil Sheehan. Rappresentava la fine dell’America del dopo 1945. Jean-Claude Guillebaud, Le Tourment de la guerre. 2016

Cresce il malumore per la situazione, tipo tutte. Ci sono dei secoli in cui il mondo non va esattamente come sperato, ma questo lo dicevano già i dinosauri. E allora niente di più semplice che incolpare gli altri, cosa d’altronde non priva di una sua verità. È più diffuso il rimboccarsi le maniche per una rissa che per un supremo sforzo di riequilibrio della situazione generale. Massimo Bucchi, scrittore satirico. Il Venerdì.

Le donne erediteranno la terra perché sono determinate, e non arroganti; o comunque lo sono meno degli uomini, perché sanno dissimulare l’arroganza con l’ironia. Aldo Cazzullo, Le donne erediteranno la terra. Mondadori, 2016.

Il burkini non è un vestito normale né un segno religioso, altrimenti non sarebbe comparso solo tre anni fa. È un’aggressione politica da parte dei fondamentalisti che vogliono testare la capacità di resistenza delle nostre democrazie all’islamizzazione, il famoso «rifiuto di fondersi con gli altri» diventa l’alibi della sottomissione molle a una nuova forma di fascismo. Luc Ferry, filosofo francese. Le Figaro.

Per me questo è l’anno degli ottantenni. Io lo chiamo l’anno delle 4B, Bergoglio, Baudo, Berlusconi e Bontà Banfi che è il mio nuovo marchio di prodotti di qualità pugliesi. Lino Banfi, attore. (Pedro Armocida). Il Giornale.

Come mai potrei rinunciare ai miei luoghi, a Cosenza che mi è madre, a Genova che mi è sorella, a Roma che mi è amante e alla bella e infelice Italia, che mi è moglie, infedele rispetto ai miei sogni, e ogni giorno sempre più dispettosa, superfi ciale, volgare, degradata, corrotta, contaminata, violata, senza prospettive… ma è pur sempre il mio Paese, nel poco bene e nel dilagante male. Il mio destino è congiunto alla mia terra,e questa è la mia terra. Cesare Lanza. La mescolanza.

L’ultimo tratto da Brescia a Milano lo feci su una camionetta di fascisti. Erano ragazzi sui quindici anni, forse meno, foruncolosi, impacciati per l’età, e quindi feroci di grinta, non tanto per il possesso delle armi, quanto a causa dell’amore proprio messo in discussione. Il capo, invece, era un anziano con un’equivoca benda intorno alla fronte e le guance troppo scavate, impudiche addirittura nel rilevare il teschio. L’anziano, era stato lui a porgermi la mano, ad aiutarmi a salire sulla camionetta. Oreste del Buono, I peggiori anni della nostra vita. Einaudi, 1971.

Non intendeva mettere in dubbio l’esistenza delle leggi, né il fatto che il rutto dopo un pranzo sia considerato in talune regioni segno di maleducazione, mentre in altre costituisce un complimento alla padrona di casa; e neppure, infi ne, che sia meglio evitare di scrivere oscenità sui muri se non si è ferrati in ortografi a. Paul Watzlawick, Di bene in peggio. Feltrinelli, 1987.

L’ultima cosa bella di mia madre è che sa che vado all’università anche se non ci vado. È importante che si fidi. Pupi Avati, Gli amici del bar Margherita. Mondadori. 2009.

Ho molta nostalgia della mia infanzia. Forse, perché la ricordo male. Alessandro Bersani. Diario.

Amo mia moglie più di me stesso. Non è vero, ma è sempre meglio dirlo. Qualcuno ci crederà. Roberto Gervaso. Il Messaggero.

Paolo Siepi, ItaliaOggi

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