Il voto di Mattarella spifferato da Scalfari II Quirinale non può restare ancora muto

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di CESARE LANZA

L’astuto Eugenio attribuisce al presidente l’intenzione di esprimersi per il Sì al referendum. Incidente da chiarire

attualizzandoCi fu un tempo in cui le articolesse, gli editorialoni (o chiamateli come volete) di Eugenio Scalfari alla domenica sulla Repubblica facevano vendere decine di migliaia di copie in più al giornale da lui fondato. Da molto tempo non è più così e tuttavia il prestigio del venerabile giornalista e gli argomenti da lui trattati ci obbligano a essere fedeli alla lettura, almeno noi (quanti siamo rimasti, ormai?) meschini e compulsivi, superstiti seguaci dei quotidiani di carta stampata. E il divertimento che il novantenne Scalfarone ci procura è, quasi sempre, assicurato. Per quanto mi riguarda, mi diverto: come si fa a incazzarsi con un grande giornalista che ha compiuto 92 anni? Chissà se mai ci arriverò io, e se ci arrivassi mi piacerebbe poter contare su una pur minima tolleranza. Quindi mi ha molto divertito questa predica domenicale, in cui Scalfari, appassionato renzista da qualche settimana, da perfino i voti al premier.È astuto, Eugenio, questo sì. Dunque Renzi è ben lontano da un 10 e lode, però la sufficienza del 6 se la merita tutta e si può confidare, a breve, in un o Non può bastare la precisazione: «II presidente parla solo per atti ufficiali» timo 8, a metà strada. Ma leggendo oltre, si trasecola: Scalfari riferisce di aver avuto l’onore di scambiare quattro chiacchiere con Mattarella, dopo essere stato invitato al Quirinale, qualche tempo fa. E le chiacchiere stanno a zero, perché il Fondatore, tomo tomo cacchio cacchio come direbbe Totò, riferisce che il presidente della Repubblica gli avrebbe detto esplicitamente di essere favorevole al referendum. Un autentico scoop! Ne sorrido perché, non da ieri, Scalfari – ripeto – mi induce più al divertimento che all’incazzatura. Non approfondisco a dire il perché, non voglio essere impietoso. Gli amici del Fatto Quotidiano, Antonio Padellaro e Marco Travaglio, invece non si divertono, giustamente – se la rivelazione di Scalfari deve essere presa per buona – si inalberano e protestano. Mattarella vota sì? Ma, come presidente, non sarebbe tenuto all’imparzialità? Di più: il quotidiano, inesorabile, riferisce di aver chiesto lumi al Quirinale e di aver avuto questa risposta diplomatica: «II presidente parla solo per atti ufficiali». Cosa dire? Se mi allontanano dal divertimento e dai sorrisi tolleranti, dico che siamo di fronte a un ennesimo pasticciaccio. Mattarella dovrebbe essere, per il suo ruolo, il garante di imparzialità, istituzionale per tutti. Ora, il problema è questo. Padellaro esclude che Scalfari possa aver scritto il falso. E anch’io lo escludo. Però, possibile, anzi probabile e forse, alla fine, si dirà che è sicuro, che Scalfari abbia fatto un bel po’ di confusione, giustificabile, insisto, alla sua età. In ogni caso, l’incidente va chiarito, la soave replica del Quirinale non è accettabile. Come sono cambiati i tempi! Ricordo che, per un infortunio di cui neanche aveva colpa, Antonio Ghirelli fu licenziato su due piedi dal presidente Pertini…Ghirelli, maestro di giornalismo, era l’addetto stampa di Pertini e a nulla valse la solidarietà di tutti i eolleghi inviati al seguito di un viaggio dell’allora Presidente in Spagna. Non sono qui a chiedere il licenziamento di qualcuno, peraltro secondo quanto abbiamo letto ci fu un incontro diretto tra Mattarella e il nostro Scalfarone. Erano presenti altre persone? Presumibilmente sì. Ritengo che l’incidente debba essere chiuso con chiarezza, sulla base di una precisazione di Mattarella o di Scalfari o di un testimone. Non si può lasciare sotto silenzio che alla vigilia di un delicatissimo appuntamento elettorale il presidente della Repubblica faccia sapere, in circostanze ambigue, che voterà sì per il referendum. Ne abbiamo visto di tutti i colori, in questi anni, a proposito di calci costituzionali e istituzionali, ma questo è davvero troppo. E non dimentichiamo che Mattarella dovrebbe essere il primo difensore di quella Costituzione che Renzi vuole cancellare o modificare, comunque stravolgere.

di Cesare Lanza, La Verità

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