Se il mobile è dominio di due app

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I dati della nuova rilevazione comScore. A Facebook e WhatsApp il 60% del tempo. Bene i siti degli editori, ma dopo poco gli utenti vanno via

Facebook  WhatsApp, Un quadro schematico dell’Internet attuale in Italia:
a. Il 23% degli utenti naviga solo da mobile. Una quota cresciuta del 20% ad agosto rispetto a un anno prima. Gli utenti solo da pc sono il 30% del totale e precipitano (-22%). La restante parte naviga da entrambe le piattaforme, ma è una quota (47%) inferiore anche rispetto alla Spagna (51%);
b. due minuti su tre del tempo online sono passati su mobile. Ma in particolare sulle app, che occupano il 90% del tempo dei navigatori;
c. le prime 10 applicazioni per penetrazione sugli smartphone Android (ma cambia poco se si aggiunge iOs) sono di proprietà di Facebook e Google: da Whatsapp a Google Search, YouTube, Gmail e così via. Se poi si guarda al tempo, ce ne sono due che assorbono il 60% della navigazione: Facebook (30%) e WhatsApp (28%).
Questo non significa che gli altri brand non esistano sul mobile, anzi. Dalla tabella in pagina si nota come anche per i gruppi italiani gli utenti unici raggiungano quote importanti. E per i grandi siti di news il mobile only rappresenta oltre il 50% del traffico (Espresso 52%, Rcs 55%). Ma, come detto, gli utenti si fermano ben poco sul mobile browsing. E questa è una variabile che può influire sugli introiti pubblicitari.
Il quadro non è dei migliori. Intanto perché il solo mobile corrisponde in genere a target basso spendenti di popolazione. Ma soprattutto perché i numeri acuiscono il dilemma su quale sia la strategia che gli editori devono adottare. «Chi domina le app domina il mobile», commenta Fabrizio Angelini, ceo di Sensemakers, che in Italia rappresenta la società di rilevazione comScore. «Se vuoi attrarre utenti nel web lo puoi fare con il mobile browsing (il sito, ndr), se però non riesci a fidelizzarlo con la app, può essere un problema. Per questo serve un doppio approccio».
Un serpente che si morde la coda insomma: affidarsi a Instant articles di Facebook sapendo che qui si fermano gli utenti o puntare su una propria app che rischia di non essere vista? O forse riuscire a fare entrambe le cose senza legarsi mani e piedi al social?
I dati in pagina (e quelli completi sulla sezione documenti del sito di ItaliaOggi) provengono dalla rilevazione sul mobile che Angelini insieme con Stuart Wilkinson di comScore ha lanciato ieri in Italia: un panel di 2 mila persone in espansione (per ora solo utenti Android da 18 anni in su, poi anche iOs, ma i numeri di prima non si discosteranno granché) a cui si unisce la conta esatta dei browser che hanno visitato un sito e delle pagine viste, grazie a piccoli codici che gli editori inseriscono nei loro siti e che comunicano direttamente con comScore. In questo modo la società conta tutto ciò che accade su cellulare o tablet, pagine degli editori su Facebook e Instant articles compresi.
ComScore arriva così alla total digital audience: 36,6 mln di visitatori pc e mobile ad agosto, con Banzai principale gruppo italiano (22,4 mln). Per la società si tratta di un impegno non casuale, visto che sta partecipando insieme con Nielsen alla gara per l’Audiweb 2.0, oltre che a quella per l’Auditel.

Italia Oggi

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