Klimahouse premia le startup che innovano l’efficienza energetica

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klima-house-k2sd-835x437ilsole24ore-webEdmund Pardatscher nel 2011 ha deciso di costruire una CasaClima ad Appiano, località ubicata 10 chilometri a sudovest di Bolzano, nel cuore delle colline ricoperte dai vigneti e dai frutteti del Südtirol. Dal 2012 vive qui con la famiglia. «Varcare la soglia di casa – racconta – significa immergersi in un comfort che non ha paragoni rispetto a un edificio tradizionale. La casa è in muratura e, oltre ad avere consumi molto bassi, è isolata sotto l’aspetto termico e acustico. All’interno, grazie alla ventilazione controllata, si respira a ogni ora aria fresca e pulita, non percepiamo rumori dall’esterno e godiamo sempre di una temperatura ideale».Il committente altoatesino è stato uno dei protagonisti del Klimahouse Camp 2016, l’evento che si è svolto a Milano ieri (6 ottobre) per presentare tutte le novità della prossima edizione di Klimahouse, la dodicesima edizione della Fiera per l’efficienza energetica e il risanamento in edilizia, in programma da 26 al 29 gennaio 2017 a Bolzano.Le principali novità in arrivo guardano al tema dell’innovazione. In particolare, è stato lanciato il primo Klimahouse Startup Award, un premio dedicato alle start up italiane che lavorano ogni giorno per un futuro green e sostenibile e che sono chiamate a presentare le proprie idee: i dieci progetti migliori saranno selezionati, presentati in Fiera il 27 gennaio e giudicati. Il vincitore finale riceverà un premio di 20mila euro. «Ci rivolgiamo a tutte le startup che si occupano di Internet of Things, big data, efficientamento degli impianti di riscaldamento, energie rinnovabili e di tutto ciò che contribuisce a migliorare la costruzione e la gestione degli edifici», spiega Thomas Mur, direttore della Fiera di Bolzano. «Si tratta – prosegue – del primo passo per affermare sempre più Klimahouse come piattaforma europea di riferimento per lo scouting e la selezione dell’innovazione nel settore». Le candidature devono essere inviate entro le 18 del 16 dicembre 2016 attraverso il form nell’apposita pagina sul sito di Klimahouse (www.klimahouse.it/startupaward.htm).Il consueto Congresso internazionale organizzato con l’Agenzia CasaClima avrà, invece, come tema centrale il legame fra ambiente e costruito, con ospiti come l’architetto Cino Zucchi, l’esperto di clima Luca Mercalli, l’ex ministro, ex presidente di Istat e portavoce dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile Enrico Giovannini, il professor Michael Braungart, chimico tedesco e autore del libro cult “Dalla culla alla culla” che scrive: «Possiamo progettare edifici come alberi e città come foreste. Possiamo creare immobili che siano utili per l’individuo e per la natura. Così riusciamo davvero a celebrare un’impronta umana positiva».Tornando alle testimonianze del KlimaCamp a parlare sono stati anche imprese di costruzioni e progettisti. «Scommettere sulla certificazione altoatesina – spiega Marzio Cacciamani dell’omonima azienda di Firenze, che già dieci anni fa ha scelto di costruire CasaClima – ha voluto dire per noi poter differenziare l’offerta rispetto ai concorrenti e anticipare quella che poi si è rivelata una rivoluzione del modo di fare edilizia. Se un tempo, realizzare un edificio Casaclima significava investire un 10% in più rispetto ai normali costi di costruzione, oggi l’aggravio sta intorno al 4%. Ma i risparmi, per gli utenti finali, sono enormi. Basti pensare che in un appartamento di 100 mq all’ultimo piano di un palazzo e con un tetto piano la spesa si aggira intorno ai 28 euro al mese per il riscaldamento estivo e invernale contro le centinaia di euro cui siamo normalmente abituati». Lo standard Casaclima è una garanzia anche per i progettisti. «L’agenzia – spiega l’ingegner Oscar Stuffer, dello studio altoatesino Solarraum – ci supporta nelle scelte sia progettuali ed esecutive e rappresenta anche una scommessa sicura per il committente perché lo standard è collaudato e propone soluzioni che, pur essendo innovative, sono realizzabili nel concreto e non utopie».

Maria Chiara Voci, il Sole 24 Ore

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